Dopo oltre sette anni si chiude la vicenda giudiziaria legata alla vendita di sei appartamenti con una classe energetica contestata. L’ex primo cittadino: «Un giudice ha detto che sono totalmente innocente»
Si è conclusa con un’assoluzione la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Mirko Bini, l’ex sindaco di Terricciola e ingegnere, finito a processo con l’accusa di truffa in concorso e falso ideologico commesso da privato in atto pubblico.
La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio di lunedì 2 novembre, da un giudice a Firenze. A darne notizia è stato lo stesso Bini attraverso un lungo messaggio pubblicato sui social, nel quale ha annunciato di essere stato assolto con formula piena.
«Sono passati 7 anni e 4 mesi. Lunedì alle 18.10 un giudice ha detto che sono totalmente innocente dalle accuse e mi assolve con titolo pieno», ha scritto l’ex primo cittadino, riferendosi al procedimento che aveva avuto origine da alcune contestazioni sulla classificazione energetica di sei immobili.
La storia era emersa pubblicamente nell’ottobre 2023, quando era stata resa nota la citazione a giudizio di Bini e di un imprenditore immobiliare fiorentino. Al centro dell’inchiesta c’erano sei appartamenti venduti tra febbraio e giugno 2019, per importi compresi tra 173mila e 290mila euro.
Secondo l’ipotesi accusatoria, gli immobili sarebbero stati dichiarati appartenenti alla classe energetica A4, mentre le loro caratteristiche effettive non sarebbero state corrispondenti a quella classificazione.
A Bini, nella sua veste di ingegnere e professionista, veniva contestata la redazione degli attestati di prestazione energetica ritenuti non veritieri. L’accusa sosteneva che la classificazione energetica indicata avesse contribuito a determinare un prezzo di vendita più elevato rispetto a quello che sarebbe stato giustificato dalle reali caratteristiche degli appartamenti.
L’indagine era partita dalla denuncia di un acquirente che aveva contestato la corrispondenza tra l’attestato energetico e le condizioni dell’immobile acquistato.
Nel messaggio pubblicato dopo la sentenza, il sindaco ha ripercorso questi anni, spiegando di aver scelto inizialmente di non intervenire pubblicamente sulla vicenda.
«Da quel giorno sono stato in silenzio, perché io lo sapevo chi ero e cosa era la vicenda, sapevo benissimo cosa avevo fatto: il mio lavoro, quello di ingegnere», ha scritto Bini.
Il primo cittadino sostiene di aver realizzato un progetto valido e di aver successivamente lasciato l’incarico perché, a suo dire, non avrebbe riscontrato la volontà di procedere secondo le modalità di lavoro da lui indicate.
Bini ha inoltre ricostruito l’origine delle contestazioni, affermando che quattro persone, che dichiara di non conoscere e di non aver mai incontrato, avrebbero denunciato il costruttore per truffa, coinvolgendo anche lui nella vicenda perché gli immobili ultimati non sarebbero stati, secondo la contestazione, in classe energetica A4 come previsto dal suo progetto.
Una ricostruzione che l’ex sindaco ha sempre contestato e rispetto alla quale oggi rivendica l’esito del procedimento.
Nel suo intervento Bini ha sottolineato come l’assoluzione non rappresenti, a suo avviso, una gioia arrivata soltanto adesso, perché si è sempre ritenuto estraneo alle accuse.
«Non trovo grande gioia perché ero innocente anche 7 anni e 4 mesi fa. Ho solo dovuto aspettare perché fosse chiaro a tutti», ha affermato.
Il sindaco ha poi ringraziato i suoi avvocati, Stefano Del Corso e Michelangelo Guiducci, la famiglia, la compagna Giulia Bandecchi, gli amici e gli amministratori che gli sono stati vicini durante il percorso giudiziario. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche a Mauro Ciampa e ad Andrea Tognetti, ricordato per un messaggio di fiducia nella sua professionalità.
Non sono mancati riferimenti alle critiche e ai commenti ricevuti nel corso degli anni, anche sul piano politico e personale. Bini ha ricordato alcune espressioni circolate nei suoi confronti, tra cui la frase «da un posto in Comune a un posto al fresco», contestando il clima che, a suo giudizio, si sarebbe creato intorno alla vicenda.
Nel messaggio finale Bini ha ribadito il contenuto dell’esito giudiziario, riportando la formula: «Assolto con formula piena per non aver commesso reati».




