La brutta caduta di Avellino impone riflessioni, ma non cancella il percorso del Pisa: il progetto di Paolo Bianco deve continuare a crescere.
Il calcio vive spesso di giudizi immediati, capaci di cambiare direzione nel giro di novanta minuti. Una vittoria può trasformare un allenatore (e i giocatori) in un “fenomeno”, una battuta d’arresto può farlo diventare improvvisamente il principale responsabile di ogni problema. Ma il percorso del Pisa di Paolo Bianco, dopo il 2-0 incassato ad Avellino, merita quantomeno una lettura meno impulsiva e più diligente.
La realtà del Pisa è lontana dagli estremi
Mister Bianco non ha perso le proprie qualità in un pomeriggio, così come non era diventato un tecnico infallibile dopo le buone prestazioni contro Cremonese, Verona e Palermo. La realtà dei fatti, come spesso accade, si trova lontano dagli estremi. L’allenatore ex Monza ha portato con sé una precisa idea di calcio, fatta di principi e meccanismi che richiedono tempo per essere assimilati e messi in pratica. Non basta cambiare guida tecnica per modificare automaticamente il comportamento di una squadra. Servono applicazione e una notevole disponibilità di energie, tanto sul piano fisico quanto su quello mentale.
Un processo ancora più impegnativo se si considera quanto sia cambiato il Pisa rispetto alla passata stagione dopo la retrocessione, tra nuovi giocatori e una filosofia di gioco totalmente differente. È proprio questo il punto da cui partire: la squadra e il suo allenatore stanno affrontando una fase di ricostruzione. Non si tratta di proseguire un percorso già consolidato, ma di gettare fondamenta diverse. In una situazione del genere, pretendere un rendimento costante fin dall’inizio sarebbe poco realistico, quasi utopistico.
Analizzare, assimilare e ripartire
Gli andamenti altalenati fanno parte del cammino e la trasferta irpina, con una prova decisamente al di sotto delle aspettative, ne rappresenta un esempio evidente. I numeri, intanto, invitano a mantenere l’equilibrio del giudizio. Dopo 10 giornate di Serie B, il Pisa ha raccolto 15 punti, perdendo tre partite. Il secondo posto è distante cinque lunghezze. Una posizione che lascia spazio per guardare avanti, senza (ovviamente) ignorare ciò che non funziona. Non siamo davanti a un bilancio privo di problemi, ma nemmeno a una situazione che giustifichi conclusioni definitive.
Ci sono, infatti, segnali da cui ripartire. Primasso è una delle note liete targate Paolo Bianco, il classe 2005 ha mostrato di poter rappresentare una soluzione interessante in difesa. Angori sta vivendo una “nuova vita calcistica” nei tre del reparto arretrato, mentre Tramoni e Moreo hanno ritrovato motivazioni importanti che sembravano aver smarrito dopo la scorsa stagione. Sono elementi che raccontano un lavoro ben avviato e un gruppo nel quale esistono risorse da valorizzare.
Pisa: l’importanza della critica
Il materiale per costruire qualcosa di valido e duraturo non manca, e alcune tracce della filosofia di gioco ricercata da mister Bianco sono già riconoscibili. Naturalmente, questo non significa dover accettare qualsiasi prestazione senza discuterla. Ad Avellino il Pisa ha deluso e la partita va analizzata, così come devono essere individuati gli errori e gli aspetti da correggere. La critica, quando è fondata e formulata con equilibrio, non ostacola un progetto, anzi, diventa uno strumento utile per migliorarlo.
Ciò che non serve è trasformare ogni risultato in una sentenza sull’intero operato. Nei prossimi mesi sarà importante conservare quanto di positivo è emerso, intervenire sulle lacune e far passare anche le giornate difficili senza perdere la direzione. Il vero parametro non può essere soltanto il risultato della domenica, ma la capacità di vedere progressivamente una squadra più consapevole e fedele ai propri principi. Il Pisa ha ancora molto da sistemare, ma più di qualcosa ha già cominciato a prendere forma.
L’anno zero del Pisa di Paolo Bianco
La sconfitta di Avellino non va nascosta né ridimensionata. Va inserita nel contesto di una stagione che per giocatori e allenatore è un po’ come un “anno zero”. A Bianco non si chiede di essere immune dagli errori, ma di dare continuità al lavoro e di far crescere il gruppo. Perché un progetto si giudica anche e soprattutto dalle difficoltà che riesce a superare, non soltanto dalle partite in cui tutto gira nel verso giusto. Per il Pisa, questo percorso, piaccia o non piaccia, è ancora lungo. Tutti vorrebbero vincere subito, il più delle volte però serve tempo. È fisiologico.
A cura di Matteo Casini









