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“Il calcio si vive con il cuore” – Andrea Caponi torna a casa, Pontedera

15:00

Andrea Caponi: “Tornare al Pontedera è come indossare la maglia per la prima volta”.

Andrea Caponi, 37 anni, centrocampista mediano e capitano dell’US Città di Pontedera, torna a vestire la maglia granata della sua città. Il comunicato stampa.

Nato e cresciuto a Pontedera, Caponi ha collezionato circa 300 presenze con la squadra, giocando ininterrottamente dal 2011 al 2015 e poi dal 2017 al 2022 sul rettangolo verde del Mannucci.

Il legame con la città è profondo: figlio di Alessandro Caponi, bandiera del Pontedera tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, e fratello di Manuel, che proprio nel 2011 rischiò la vita in un violento scontro di gioco in Serie D.

Capitano e leader, Andrea rappresenta oggi non solo esperienza e tecnica, ma anche il cuore pulsante e l’anima granata.

In esclusiva per VTrend, Andrea Caponi si è raccontato tra emozioni, ricordi e la voglia di guidare il Pontedera fino all’ultimo minuto.

Cosa si prova a indossare di nuovo la maglia del Pontedera?

«È stata un’emozione intensa, come se fosse la prima volta. Crescendo, impari a dare ancora più valore a certe esperienze. Indossare questa maglia nella mia città, a questa età, è qualcosa di estremamente travolgente. Ho provato le stesse sensazioni, la stessa felicità: davvero un momento unico.»

Già negli ultimi mesi si parlava del tuo ritorno. Quando hai capito che poteva diventare realtà?

«In realtà la speranza c’è sempre stata. Quando ho avuto il primo contatto con il Presidente e la società, ho iniziato a crederci seriamente. Da quel momento le speranze sono cresciute e, quando i tempi si sono allineati, non ci sono stati più dubbi.»

Hai giocato quasi 300 partite con il Pontedera. C’è un ricordo che ti lega più di tutti alla squadra?

«Ci sono tantissimi momenti impressi nella mia mente, ma se devo sceglierne uno, direi lo spareggio a Lecce per i quarti di finale della Serie C1. Era una partita che meritavamo di vincere e rimarrà sempre nel mio cuore, nonostante l’eliminazione ai rigori.»

Quanto conta oggi l’aspetto umano rispetto a quello tecnico?

«Fondamentale. Oltre alla tecnica, il calcio è fatto di lavoro quotidiano, impegno, senso di appartenenza. Cerco di trasmettere ai miei compagni voglia di lottare fino all’ultimo minuto, il non mollare mai. È un messaggio che ogni giocatore deve portare dentro.»

Quanto influisce la tua storia familiare nel legame con la città?

«Tanto. Mio padre ha raggiunto due salvezze importanti, mio fratello è stato protagonista nell’anno della rinascita del Pontedera. Per me, questo cognome e questa squadra hanno sempre avuto un legame profondo, che ora continua con il mio ritorno. È una cosa che ci rende orgogliosi, noi e la città.»

Questo ritorno ha riacceso entusiasmo a Pontedera. Senti la responsabilità?

«Sì, è normale sentirla quando indossi la maglia della tua città. Ma la responsabilità non è solo mia: serve la forza del gruppo per raggiungere obiettivi importanti. Io cerco solo di trasmettere le mie caratteristiche e il senso di appartenenza, sapendo che senza squadra nulla si ottiene.»

Qual è il tuo obiettivo personale per questa avventura?

«Dare una mano al Pontedera sotto tutti gli aspetti, cercare di ottenere la salvezza. Voglio dare il massimo, come sempre, e contribuire affinché la squadra vada nella stessa direzione, dall’allenatore ai compagni.»

Come ti senti fisicamente e mentalmente a questa età?

«Sto bene, sia fisicamente sia di testa. Ho ancora lo stesso fuoco di quando ero giovane, ma con maggiore consapevolezza. Affronto ogni giorno con entusiasmo, cercando di migliorarmi e di vivere il calcio come se avessi vent’anni.»

Cosa diresti al Caponi che iniziava il suo percorso?

«Gli direi di contare fino a dieci, di curare più dettagli, perché ogni scelta conta. Ma sono contento del percorso fatto: arrivare a questa età e provare ancora soddisfazioni non è affatto scontato.»

Un messaggio ai tifosi?

«La squadra darà tutto per mantenere il Pontedera nei professionisti. Ci sarà da lottare, ma onoreremo la maglia fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto. Non possiamo promettere punti, ma possiamo garantire impegno, passione e dedizione ogni domenica.»

©Riproduzione Riservata 

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