Casa Cerretini, la replica della famiglia: «Dichiarazioni diffamatorie, pronti a tutelarci nelle sedi competenti»
PONSACCO – La famiglia Cerretini rompe il silenzio e replica duramente alle dichiarazioni diffuse dall’Amministrazione comunale sulla vicenda dell’abitazione destinata alla demolizione in seguito alle sentenze del Consiglio di Stato.
Villetta Cerretini da demolire, parla il Comune di Ponsacco: la nota ufficiale
Attraverso una nota firmata da Paola Cerretini, la famiglia contesta diversi passaggi del comunicato diffuso dal Comune, definendo alcune affermazioni «diffamatorie» e annunciando la possibilità di intraprendere azioni legali qualora non venga pubblicata una rettifica.
«Quanto affermato a mezzo stampa dal Comune di Ponsacco è diffamatorio nei nostri confronti – scrive Cerretini – e ci riserviamo di agire innanzi alle autorità competenti civili e penali per la nostra tutela, nel caso in cui tale rettifica non venga fatta chiaramente».
Al centro della replica vi è soprattutto il riferimento contenuto nel comunicato comunale secondo cui l’immobile non sarebbe stato destinato a diventare l’abitazione della famiglia ma a essere immesso sul mercato immobiliare. Un’affermazione che la famiglia respinge con decisione.
«Il sogno della mia vita, realizzare una casina green vicina a quella della mia famiglia, oggi si vuole far passare come una mera speculazione edilizia», afferma Paola Cerretini, sostenendo di poter dimostrare documentalmente la reale destinazione dell’immobile attraverso dati disponibili presso gli uffici comunali, in particolare quelli relativi alla residenza anagrafica e ai tributi.
Nella nota, la famiglia esprime inoltre amarezza per il tono complessivo dell’intervento dell’Amministrazione. Secondo Cerretini, il Comune, dopo aver manifestato inizialmente rammarico per l’esito della vicenda giudiziaria, avrebbe successivamente assunto una posizione favorevole alla demolizione dell’abitazione.
La replica entra poi nel merito degli aspetti urbanistici e normativi. La famiglia contesta l’affermazione secondo cui nell’area interessata non sarebbe stato possibile edificare entro i 50 metri dal bosco. Secondo Cerretini, infatti, l’articolo 29 del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale non prevederebbe un vincolo assoluto di inedificabilità, ma una forma di edificazione condizionata finalizzata alla prevenzione degli incendi.
Analoga contestazione viene avanzata riguardo alla possibilità di sanatoria. La famiglia sostiene che la normativa agricola vigente al momento della costruzione, così come quella attuale, non avrebbe impedito l’approvazione del piano aziendale richiesto.
Nel documento viene inoltre smentita l’affermazione secondo cui il Comune avrebbe prospettato alla famiglia possibili soluzioni condivise per risolvere la controversia. «L’Amministrazione comunale non ha mai indicato ai Cerretini una soluzione condivisa del caso», si legge nella nota, che chiede una «chiara e trasparente smentita» su questo punto.
Nonostante la lunga vicenda giudiziaria e il pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato, la famiglia ribadisce la volontà di continuare a cercare una soluzione e di confidare nelle istituzioni.
«Quanto sopra – conclude la nota – per giusta informazione verso la cittadinanza e verso chi ha realmente a cuore la vicenda che i Cerretini cercano, ancora oggi, contro tutte le avversità, di raddrizzare, volendo credere irremovibilmente nella Giustizia italiana».





