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Villetta Cerretini da demolire, parla il Comune di Ponsacco: la nota ufficiale

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Villetta della famiglia Cerretini a Val di Cava: il Comune di Ponsacco interviene dopo la sentenza definitiva del Consiglio di Stato.

Villetta della famiglia Cerretini, fine della battaglia legale: sarà demolita

Dopo la decisione definitiva del Consiglio di Stato sulla vicenda dell’immobile in Val di Cava della famiglia Cerretini, che ha confermato l’abusività dell’edificio e l’impossibilità di procedere a una sanatoria, la giunta comunale di Ponsacco ha diffuso una lunga nota nella quale ricostruisce l’iter amministrativo e giudiziario che ha portato all’ordine di demolizione della struttura.

Come noto, dopo quasi dieci anni di contenzioso tra TAR e Consiglio di Stato, i giudici hanno stabilito in via definitiva che l’edificio è stato realizzato in un’area soggetta a vincolo di inedificabilità assoluta entro 50 metri dal bosco. Una decisione che impone al Comune di dare esecuzione all’ordine di demolizione già emesso.

Nel documento, l’amministrazione comunale esprime «profondo amareggiamento» per l’esito della vicenda, ribadisce di essere tenuta ad applicare le sentenze e ripercorre le principali tappe della controversia.

Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato diffuso dalla giunta comunale.

«Non avremmo mai voluto convocare la famiglia Cerretini per comunicare la demolizione della loro abitazione. Come Amministrazione comunale siamo profondamente amareggiati per l’esito del contenzioso giudiziario e avremmo sperato in un risultato diverso.

Anche per noi il bosco era in realtà un parco trascurato che non necessitava di distanze da rispettare. Tuttavia, anche quando non sono condivise, le sentenze del Consiglio di Stato devono essere accettate, notificate ed eseguite. Non esistono alternative, se non si vuole incorrere in omissioni di atti dovuti.

Abbiamo ritenuto che una comunicazione di questa portata dovesse essere fatta di persona, guardandosi negli occhi. Non sarebbe stato corretto limitarsi a una fredda notifica. Per questo abbiamo scelto di incontrare direttamente la famiglia per illustrare ciò che l’ente sarà costretto a fare.

La vicenda della casa Cerretini è una storia dolorosa, fatta di accuse, ricorsi e procedimenti giudiziari, nella quale ognuno ha maturato la propria convinzione. Spesso si è cercato di attribuire a questa vicenda una matrice politica, ma si tratta di una questione che ha soprattutto una natura tecnica. Ed è proprio da questo punto di vista che riteniamo corretto ripercorrerla, con senso di responsabilità e nel rispetto della famiglia Cerretini.

Se ci atteniamo alla cronologia dei fatti, emerge che alcuni errori sono stati commessi soprattutto nella fase iniziale, quando il permesso a costruire fu rilasciato, poi sospeso e successivamente riattivato. Quello è stato probabilmente il momento da cui hanno avuto origine tutte le successive conseguenze. In quella fase, forse, la politica avrebbe potuto assumere scelte diverse, anche considerando che, come dichiarato nel piano di miglioramento aziendale, l’immobile non era destinato a diventare abitazione di residenza della famiglia, ma a essere immesso sul mercato immobiliare.

Da quel momento si è susseguita una lunga serie di sentenze, ricorsi e impugnazioni che hanno allungato i tempi ma non modificato il punto centrale della questione: in quell’area è presente un bosco e non è possibile costruire a una distanza inferiore a 50 metri. Un principio sancito dal Consiglio di Stato. Tutte le interpretazioni che ignorano questo elemento rappresentano valutazioni prive di fondamento tecnico e giuridico.

Anche l’ipotesi di una possibile sanatoria non trova riscontro, dal momento che il Consiglio di Stato, con la sentenza 7579/2020, ha annullato il piano aziendale che costituiva il presupposto stesso della realizzazione dell’immobile.

Come Amministrazione abbiamo incontrato più volte la famiglia Cerretini, cercando ogni possibile soluzione condivisa. Soluzioni che, alla luce di quanto successivamente stabilito dal Consiglio di Stato, evidentemente non esistevano. Ci siamo trovati a gestire una situazione già definita sotto il profilo edilizio e molto avanzata sotto quello giudiziario. La politica non può compiere miracoli e, soprattutto, non può interferire con le decisioni dell’autorità giudiziaria, principio fondamentale di ogni sistema democratico.

Resta l’amarezza per una vicenda umana che coinvolge tutti. Resta però anche una riflessione sul valore della prudenza: di fronte a situazioni caratterizzate da autorizzazioni contestate, sospese e riattivate, forse sarebbe stato più saggio attendere oppure modificare il progetto di pochi metri, invece di proseguire confidando che futuri pronunciamenti avrebbero confermato la legittimità dell’intervento».

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