Nessuno è esente da colpe ma non è tutto da buttare. L’approfondimento sulla situazione del Pisa dopo la sconfitta contro il Parma per 0-1.
La battuta d’arresto contro il Parma pesa, inutile girarci intorno. Il ko all’Arena Garibaldi ha lasciato scorie emotive e una classifica complicata, con il Pisa rimasto ancora di più nei bassifondi. Ma la percezione diffusa del “tutto va male” non rispecchia fino in fondo ciò che si è visto in campo (ieri e non solo) e ciò che ancora può succedere nelle prossime settimane.
Il Parma ha colpito, il Pisa invece ha prodotto trame interessanti senza trovare quell’incisività che fa la differenza. È un difetto evidente, non un marchio irreversibile. La squadra ha mostrato idee e ritmo sopratutto nel secondo tempo, ma è mancata la zampata decisiva nei sedici metri. Non serve drammatizzare ulteriormente però. Serve capire.
Nel giro di poche ore diversi giocatori (leggi qui) sono stati messi in forte discussione, come se la Serie A fosse diventata un ambiente fuori portata dopo questa giornata. Prima della sconfitta di ieri, valutazioni e giudizi erano più equilibrati e lo stesso rendimento individuale veniva letto con maggiore lucidità. È una reazione tipica dei momenti delicati, ma non per questo corretta.
Ogni calciatore resta sotto osservazione costante, sia quando si vince sia quando si perde, e nessuna bocciatura definitiva può essere pronunciata a dicembre: è un campionato lungo, con molte facce. Il valore di un giocatore non si cristallizza in novanta minuti negativi. Anche qui, dunque, serve moderazione, non una sentenza affrettata.
Le responsabilità sono condivise. La società ha costruito un gruppo che necessita di ritocchi e ne è consapevole (come detto da Corrado). Giardino ha dato un’impronta chiara ma deve correggere dettagli offensivi che stanno pesando. I giocatori, invece, devono trasformare la generosità in efficacia, limitando errori individuali che spesso spostano gli equilibri.
La sconfitta contro un’avversaria diretta per la salvezza brucia più di altre, questo è inevitabile. Ma è anche la prima caduta pesante in uno scontro diretto e ciò non può far pensare a una stagione già compromessa. Mancano ben 24 giornate e un’enormità di punti che consentono di raddrizzare il percorso.
Il vero problema è la scarsa concretezza che vanifica un volume di gioco comunque consistente per il livello delle squadre immischiate nella lotta salvezza. Questo è un segnale che la base c’è. Lavoro quotidiano, testa alta e coraggio (sia per Gilardino che i calciatori) sono le chiavi per invertire la rotta. A gennaio la società dovrà acquistare rinforzi mirati, individualità in grado di aggiungere sostanza senza stravolgere quanto costruito finora.
In un momento simile il pessimismo assoluto non aiuta. Il gruppo ha bisogno di sostegno, non di ulteriori pesi emotivi. Criticare è legittimo, demolire no. La squadra ha margini di miglioramento, il tempo è dalla sua e lo spiraglio per risalire esiste. Il Pisa non è allo sbando. È in difficoltà, questo sì, ma con gli strumenti per rialzarsi.
A cura di Matteo Casini





