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Pontedera, Nikitiuk dopo il ko col Livorno: “Vergogna sportiva, ma il progetto non si ferma”

18:36

Dichiarazioni del presidente del Pontedera Gustavo Nikitiuk dopo la sconfitta col Livorno: analisi del momento difficile, crisi di risultati, progetto societario e futuro del club tra Serie D, ripartenza e settore giovanile.

PONTEDERA – Dopo la sconfitta casalinga contro il Livorno e una lunga striscia negativa senza vittorie e la conseguente retrocessione in Serie D, il presidente dell’US Città di Pontedera Gustavo Nikitiuk è intervenuto in conferenza stampa con un discorso molto duro e carico di autocritica.

Di seguito le sue dichiarazioni integrali:

È deludente stare qui in questo momento. Per me è una vergogna grossa, perché in un percorso di calcio arrivare a non vincere da venti partite significa che c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa che non ha funzionato bene.

Credo che in questo momento la società non voglia trovare colpevoli o individuare chi abbia commesso errori per arrivare a questa situazione. Mi dispiace tanto per la città, per tutte le persone che erano qui con noi e che continuano a starci vicino in un momento di difficoltà. Oggi la realtà del Pontedera è quella di una squadra in Serie D.

Per noi che veniamo da un’altra parte del mondo, dal Sud America, questa difficoltà rappresenta uno stimolo in più per lavorare, per reagire e per riportare il Pontedera al più presto in Serie C. Si proverà in tutti i modi anche la strada del ripescaggio, per quello che la società potrà fare, ma allo stesso tempo si continuerà a lavorare su un progetto che Beare Football aveva immaginato quando è arrivato qui: un progetto diverso.

Purtroppo, durante il campionato è stato difficile svilupparlo come previsto e sono stati fatti movimenti che non hanno funzionato. La realtà è che oggi bisogna affrontare i problemi e la situazione di difficoltà e andare avanti.

Mi dispiace tanto per tutte le persone che vogliono bene al Pontedera. Noi siamo qui per fare qualcosa di diverso, per portare a questa città e a questa regione qualcosa in più nel calcio italiano.

Credo che tutti noi abbiamo provato a fare il massimo per stimolare la squadra, per dare entusiasmo, per vincere partite e raggiungere l’obiettivo della salvezza. Ma la realtà è che questo obiettivo non è stato ottenuto. Quando non si raggiunge un obiettivo significa che si è sbagliato qualcosa, e quando si sbaglia bisogna fare delle riflessioni, soprattutto come società e come gruppo di lavoro, su quello che verrà dopo, per farlo in modo diverso e portare il Pontedera dove merita.

Il messaggio è per tutta la città e la comunità di Pontedera: noi siamo qui per lavorare e continuare su ciò che è stato avviato.

La realtà oggi è la Serie D. La società farà tutto il possibile per cercare questa opportunità, ma creare false aspettative non è giusto per nessuno. Si proverà sicuramente, ma il discorso del ripescaggio è una questione di regolamenti e di avvocati, di quello che verrà fuori dopo.

Noi oggi siamo concentrati sul lavoro e su un progetto serio, come è stato detto qui a Pontedera. L’obiettivo è ripartire il prima possibile.

Mi viene chiesto se la società mantiene il suo impegno e la sua volontà di stare a Pontedera. Io non so perché ci sia questa domanda, perché non è mai stato detto il contrario. Siamo sempre stati qui, abbiamo sempre messo la faccia e siamo sempre andati avanti con quanto concordato.

Il progetto era chiaro: siamo venuti qui per costruire qualcosa, ma era difficile farlo a metà campionato. L’idea era finire la stagione e poi sviluppare tutto ciò che la società Beare Football è venuta a fare in Italia, a Pontedera.

Quando i risultati non arrivano e la situazione diventa difficile, è normale che nella comunità possano nascere dubbi. Ma non è mai stato detto che non si sarebbe portato avanti il progetto.

Quando siamo arrivati, il Pontedera non era in una situazione semplice. Non era una squadra tranquilla e abbiamo affrontato tutto questo. Ci dispiace che si sia arrivati a venti partite senza vittorie, ma da parte nostra si è provato a fare tutto il possibile, tutto ciò che era in nostro controllo.

Entrare in campo e giocare non dipende da noi. Questo è ciò che è successo e dispiace a tutti. Io sono il primo che torna a casa e prova vergogna per questo momento, perché rappresento una società e questa è una responsabilità.

La responsabilità è quella che dobbiamo affrontare, andando avanti come sempre abbiamo fatto.

Mi dispiace che ci siano dubbi, perché per noi è importante rafforzare questa idea. Per noi il settore giovanile è fondamentale. Mi dispiace che oggi non abbiamo visto molti giocatori del vivaio in campo. Il settore giovanile è un messaggio importante e la società continuerà a dare supporto e condizioni per farlo crescere e migliorarlo.

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