Nessuno escluso nelle pagelle di quella che per il Pisa è stata una stagione molto negativa nonostante il ritorno in Serie A dopo 34 anni.
Dalla gioia incontenibile per un ritorno storico in Serie A, all’amarezza di una stagione che ha lasciato molte più delusioni che soddisfazioni. Il Pisa chiude un’annata complicata, fatta di scelte discutibili e un rendimento che non è mai riuscito a decollare. Da Knaster ai Corrado (Giovanni e Giuseppe), fino alle guide tecniche (Gilardino e Hiljemark) e passando infine per i giocatori: l’analisi dei protagonisti di un’annata da dimenticare.
Le pagelle dei vertici societari
Alexander Knaster 5 – Strategie a lungo termine. Questo il dogma che spiega il pensiero del patron del Pisa. Le parole che quasi sempre ha usato Knaster nelle sue pochissime dichiarazioni rilasciate durante gli ultimi anni però non bastano per affievolire una Serie A disputata al di sotto delle (già ridotte) aspettative di inizio stagione.
Sua l’ultima parola su varie trattative di mercato, sua la volontà di mettere sotto contratto Hiljemark e ribadirgli la fiducia poco più di un mese fa, addirittura scegliendo di esonerare Davide Vaira per la differente veduta sulla questione. Molti acquisti si sono rivelati non consoni alla causa e, col senno di poi, la scelta di Hiljemark è stata solo rimandata, dato che lo svedese non sarà l’allenatore del Pisa nella prossima stagione. Motivi per cui il voto non può che essere negativo.
Giuseppe Corrado 4,5 – Al contrario del sopracitato Knaster, le sue uscite pubbliche sono state diverse, purtroppo quasi sempre però non hanno toccato i punti giusti. La sua figura è quella meno legata al campo rispetto agli altri vertici societari e quindi più difficile da commentare. Resta il fatto che molte delle parole usate hanno trovato il riscontro fortemente contrario dell’ambiente circostante. Dal “sono juventino” al “calcio industriale” fino al sentimento di “serenità dopo la retrocessione”.
Il patron Giuseppe Corrado ha dimostrato senz’altro poco tatto con la realtà effettiva delle cose. Nota di merito invece: il centro sportivo. Seppur ancora non vicino alla conclusione, il progetto è proseguito durante l’anno e darà al Pisa una dimensione ancor più credibile.
Giovanni Corrado (e Davide Vaira) 4 – Senza citare i singoli, il mercato estivo ed invernale si è rivelato ben poco utile alla causa. Dei nuovi acquisti solo Aebischer e Akinsanmiro (fino a dicembre) sono risultati davvero funzionali nel rettangolo di gioco. Diverse dichiarazioni hanno lasciato spesso a desiderare durante tutto l’arco della stagione, partendo dai reiterati “non molleremo fino alla fine” pur essendo consci della situazione irrecuperabile e creando così distacco dall’ambiente nerazzurro. C’è poco da discutere: gli errori si sono susseguiti uno dietro l’altro.
Ci sono due cose da tenere bene in mente però: in un contesto del genere è difficile giudicare gli acquisti fatti ed etichettarli in modo negativo, motivo per cui alcuni profili potrebbero trovare continuità in futuro. La seconda questione invece riguarda la conferenza post Pisa-Lecce. La sensazione, come spiegato testualmente da Corrado, è che si siano capiti gli errori commessi. Ammettere ciò non è scontato: adesso però serve concretezza e tempo per lavorare.
I voti ai giocatori del Pisa
Adrian Šemper 5 – Partito da titolare a inizio stagione, ha poi perso il posto complice anche un infortunio, prima di riuscire a riconquistarlo a inizio aprile. Chiude con 25 presenze su 38, in un campionato in cui il Pisa ha fatto registrare la peggior difesa della Serie A. Le sue prestazioni sono state spesso altalenanti: capace di interventi decisivi e parate di livello, ma anche protagonista di errori e leggerezze pesanti in momenti delicati.
Simone Scuffet 5,5 – Al di là della maggiore esperienza, è stato chiamato in causa solo 7 volte. Spesso però è parso più sicuro fra i pali del collega croato e, nonostante i gol subiti, ha mostrato più leadership e affidabilità. Le 18 reti incassate (di cui 6 dall’Inter a San Siro) influiscono comunque in un voto complessivo stagionale che altrimenti sarebbe stato sufficiente.
Nicolas Andrade 5 – Si è ritrovato titolare dopo gli infortuni simultanei di Scuffet e Semper e ha risposto presente alle prima battute. Con il passare delle partite però le sue sicurezze sono crollate e con esse anche le prestazioni. I 5 gol subiti contro il Como hanno messo di fatti la parole fine al suo personale campionato.
Antonio Caracciolo 6 – Leader in campo e fuori. L’ultimo a mollare è il primo a cercare di dare carattere al gruppo. Una delle due vittorie del Pisa in Serie A porta la sua firma (doppietta al Cagliari) e non può che essere una gioia personale da ricordare. A 35 anni però molti dei suoi limiti vengono a galla e, a più riprese, si nota che non ha il passo per limitare gli attaccanti avversari. Ripartire dal suo carisma è (quasi) un obbligo, ma sarà ancora in grado di disputare un intero campionato di livello?
Simone Canestrelli 5,5 – Forse le aspettative su di lui erano ben più alte e ciò ha pesato sul rendimento. Il classe 2000 ha alternato buone prove a importanti debacle nella parte centrale della stagione. Alla sua prima stagione in Serie A non è comunque tutto da buttare. Il campionato appena concluso gli servirà da insegnamento. Le sue qualità sono evidenti: potrebbe essere un uomo su cui rifondare il reparto arretrato.
Arturo Calabresi 5 – Come uomo non si discute, come giocatore invece non si può nascondere solo dietro alla grinta. La stagione del numero 33 ha mostrato diversi limiti tecnici che la massima serie non perdona. Sarebbe potuto essere un buon giocatore di rotazione, ma ha disputato gran parte degli incontri dal primo minuto e ha dimostrato sul campo di non essere pronto per la Serie A.
Roshen Bozhinov 5,5 – Il bulgaro di 21 anni è arrivato a gennaio in un contesto difficile e, dunque, non è semplice giudicare il suo operato in campo. Detto ciò una cosa è oggettiva: al momento non ha ripagato l’investimento fatto dalla società. La sua personalità deve ancora venire fuori. Rimandato.
Francesco Coppola 6 – Dopo la scorsa stagione in prestito alla Vis Pesaro, il difensore classe 2005 ha fatto parte in pianta stabile della prima squadra. Ha messo a referto solo 7 presenze ma in ognuna di esse ha fatto intravedere qualità diverse che nessun altro sembra avere in difesa. La prossima potrebbe essere la stagione della svolta.
Raul Albiol 5 – 8 presenze, 5 da titolare e quasi nessun impatto positivo. La carriera dello spagnolo parla per sé, ma proprio per questo motivo ci si aspettava di più nonostante l’età. Alla fine è risultato come se fosse solo un doppione poco utile di capitan Caracciolo.
Daniel Denoon S.V. – Non giudicabile date le sole 2 partite disputate su 13 convocazioni in totale. Out per infortunio fino al prossimo settembre.
Centrocampisti e attaccanti del Pisa
Samuele Angori 6,5 – Vari dubbi e incertezze sul suo profilo ma alla fine dei conti la stagione disputata non è stata insufficiente. L’ex Empoli, al primo anno in Serie A, ha dimostrato una buona base su cui lavorare. I soli due assist messi a referto non rendono giustizia a ciò che ha creato (1,92 xG e 4,01 xA) e, nonostante i numeri non da ricordare, ha mostrato compattezza in fase difensiva e pericolosità in quella offensiva.
Idrissa Touré 5,5 – Molte, forse troppe aspettative sul tedesco. Partito in grande spolvero nelle prime partite e poi è andato calando durante l’arco dell’annata, fino a perdere stabilmente la titolarità. Le sue doti non si discutono e possono essere utili ai nerazzurri sia in ottica futura (se dovesse rimanere) sia in ottica mercato. Senza dubbio è uno dei giocatori che ha sofferto maggiormente il cambio di allenatore. In un contesto differente può emergere definitivamente, per il momento però rimane l’incertezza.
Juan Cuadrado 4,5 – Sulla falsa riga del sopracitato Albiol. Sprazzi, idee, giocate e dribbling: tutte cose che fanno (o facevano) parte del suo repertorio ma il popolo pisano non ha visto. L’avventura del colombiano a Pisa è stata una brutta parentesi della sua carriera che, purtroppo, non ha giovato a nessuno. Altro acquisto estivo bocciato.
Ebenezer Akinsanmiro 5,5 – Il suo voto andrebbe diviso in due: 6,5 per la prima parte di stagione e 4,5 per la seconda. Risultato? Uno scolastico 5,5 di media che fa rimanere con l’amaro in bocca per ciò che ha fatto vedere prima della partenza per la Coppa d’Africa. Il brutto finale di campionato non può cancellare quanto visto da agosto a settembre: con Gilardino era spesso uno dei migliori in campo.
Michel Aebischer 6,5 – Metronomo del Pisa e unico vero volto nuovo degno di nota. Fa valere l’esperienza di livello a Bologna e la trasmette con leadership in ogni gara: il pallone nei suoi piedi non scotta quasi mai. L’affidabile per eccellenza. La speranza è che possa esserlo anche nella prossima stagione di Serie B.
Felipe Loyola 5,5 – Acquistato dalla dirigenza per alzare il livello della rosa ma alla fine si è dimostrato, per il momento, una delle più grandi incognite della formazione nerazzurra. Prestazioni che vanno a intermittenza e che probabilmente mostrano il suo lento adattamento al campionato. Non è stato il salvatore della patria ma quantomeno ha provato far vedere qualcosa di diverso.
Samuel Iling-Junior S.V. – Serviva davvero il suo prestito di 6 mesi? Arrivato nel mercato di gennaio e quasi mai chiamato in causa: 107 minuti disputati.
Marius Marin 6 – Ci mette la faccia, si sacrifica e lotta in ogni singolo minuti disputato nella stagione. Nonostante non ecceda tecnicamente e fisicamente, colma il proprio gap con la grinta e la fame di un novellino. Come quasi tutti, del resto, soffre il contesto negativo creatosi partita dopo partita.
Isak Vural 6 – Il problema al ginocchio ha inciso negativamente sulla sua stagione, con oltre 115 giorni di assenza per infortunio. Al netto di ciò, giudicando solo le 15 presenze accumulate, non si può far finta di non vedere la sua pura qualità. Arrivato dal Frosinone con qualche perplessità, ha comunque lasciato intravedere margini di crescita su cui costruire. Una sufficienza di incoraggiamento per il futuro.
Gabriele Piccinini 5,5 – Altro giocatore a cui non si può discutere atteggiamento e carattere. Per quanto riguarda il campo però, troppe volte ha sprecato occasioni nitide che sarebbero potute valere punti in classifica per il Pisa. Chiude la stagione, suo malgrado, a zero reti.
Mehdi Leris 6,5 – Una certezza inaspettata per il Pisa, scoperta quasi accidentalmente dopo averlo ritrovato in seguito al grave infortunio che lo aveva frenato per tutta l’annata in cadetteria. L’algerino corre, crea e supera Tourè nelle gerarchie sull’out di destra. Uno dei più positivi dei nerazzurri.
Malthe Hojholt 5 – Prove anonime e senza concretezza quando chiamato a sostituire i titolari del reparto di centrocampo. Il danese non ha mostrato di avere il passo e le doti per reggere il ritmo della massima serie.
Stefano Moreo 7,5 – Nel campionato del Pisa è stato senza dubbio il riferimento principale, garantendo affidabilità e carisma anche nei momenti più complicati. I 7 gol segnati confermano il suo peso offensivo, ma il valore del suo rendimento va oltre i numeri: è spesso lui a dare equilibrio e soluzioni alla squadra. Dentro la partita ci resta sempre, anche contro avversari di livello superiore, grazie a intelligenza e spirito di sacrificio. In una squadra discontinua, è stato l’unico vero punto fermo.
Matteo Tramoni 5 – Dal giocatore più atteso ci si aspettava un impatto ben diverso. Invece, ha vissuto un’annata senza riuscire a diventare il leader offensivo della squadra. A pesare sono soprattutto diverse prove sottotono condite da errori tecnici insoliti per un calciatore del suo talento. Possibile che le vicende legate al mercato di gennaio abbiano influito sul suo “stato mentale”, condizionando parte della stagione.
Rafiu Durosinmi 5 – Dopo l’esordio da sogno con gol all’Atalanta, il nigeriano è sparito, anche per colpa sua, dai radar di Hiljemark. Le sole 4 partite da titolare e le prove altalenanti hanno fatto aumentare ancora di più le perplessità sul suo conto. Qual è il vero Durosinmi?
Filip Stojilkovic 5 – Al contrario del nigeriano, lo svizzero ha trovato maggiore continuità, ma comunque senza trovare la via del gol. Le occasioni avute e sbagliate (in modo anche goffo) mostrano un processo di crescita non ancora definito. Le speranze ci sono: in Serie B potrebbe trovare la sua strada. Per adesso rimane il giudizio negativo.
Henrik Meister 4,5 – Il peggiore, senza ombra di dubbio, del reparto offensivo. 2 gol in oltre 1500 minuti disputati e diverse lacune, soprattuto tecniche, mostrate partita dopo partita. Le doti fisiche sono fuori discussione, in Serie A serve anche ben altro però.
Calvin Stengs S.V. – 61 minuti messi a referto. Acquisto jolly che non ha ripagato, complici anche i soliti infortuni che tormentano l’olandese.
Lorran 4 – Nonostante il gol a inizio stagione contro il Napoli, non ha mai trovato il feeling giusto con l’ambiente nerazzurro e neppure con Gilardino e Hiljemark. Atteggiamento sbagliato sin dall’avvio di campionato.
Le pagelle dei due allenatori del Pisa durante la stagione
Alberto Gilardino 6 – Anche con l’ex allenatore la retrocessione sarebbe probabilmente rimasta la medesima, come poi accaduto sotto la guida di Hiljemark, ma la squadra almeno aveva mostrato un’identità riconoscibile e alcuni principi di gioco visibili. Nei primi mesi, nonostante una rosa con evidenti limiti e diverse lacune, era riuscito comunque a dare equilibrio e organizzazione. Con gli innesti arrivati nel mercato di gennaio avrebbe avuto più strumenti per migliorare il rendimento e portare avanti un percorso di crescita più credibile. Purtroppo però non lo sapremo mai.
Oscar Hiljemark 4 – I record negativi si sprecano e sono ormai ridondanti da ricordare. Nessuna scossa dopo il suo arrivo, nessuna luce in fondo al tunnel e nessuna parvenza di idee su cui basarsi. La sensazione costante è stata quella di un gruppo smarrito, senza identità e senza una direzione chiara, incapace di trasmettere segnali incoraggianti neppure nelle singole prestazioni. Anche guardando al futuro prossimo, è mancata qualsiasi base tecnica o tattica capace di far intravedere prospettive migliori.
A cura di Matteo Casini





