La Casina a Fabbrica di Peccioli, storia centenaria: vigneti storici, Uva Colombana, lavanda, olio e tradizione agricola toscana tramandata da quattro generazioni.
Ci sono aziende agricole che producono vino, olio o prodotti della terra. E poi ci sono aziende che custodiscono storie. Memorie familiari. Tradizioni che rischierebbero di scomparire se qualcuno non decidesse, ogni giorno, di continuare a crederci.
Nel cuore dell’Alta Valdera, tra le colline di Fabbrica di Peccioli, l’azienda agricola “La Casina” rappresenta esattamente questo: cento anni di agricoltura, quattro generazioni della famiglia Ceccanti e un legame profondo con il territorio.
Una storia che inizia alla fine dell’Ottocento e che ancora oggi continua a evolversi, senza mai perdere il filo della tradizione.
Dalle campagne d’Africa al Podere Le Vigne
Le origini dell’azienda affondano le radici nella figura di Pasquino Ceccanti, conosciuto da tutti come “Cecchino”. Nato nel 1873, lavorava come mezzadro insieme alla famiglia in un piccolo podere della zona chiamato Il Cornacchino.
Fu dopo il ritorno da una campagna d’Africa, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, che arrivò la svolta destinata a cambiare il futuro della famiglia.
“Secondo i racconti tramandati in famiglia,” racconta Gianluca Ceccanti a VTrend, “il mio bisnonno utilizzò il compenso ricevuto dalla campagna militare per acquistare un piccolo podere qui in località La Casina.”
Quel podere si chiamava allora Podere La Vigna o Casina. Poi, semplicemente “La Casina”. Un piccolo appezzamento di appena un ettaro e mezzo, con una casa colonica e una stalla. Da lì sarebbe nata una storia agricola lunga oltre un secolo.

Quattro generazioni e una terra cresciuta insieme alla famiglia
Negli anni l’azienda è passata di generazione in generazione fino ad arrivare a Franco Ceccanti, padre di Gianluca, che dagli anni Cinquanta contribuì all’ampliamento dell’attività e all’acquisto di nuovi terreni.
Oggi “La Casina” è condotta dalla quarta generazione della famiglia Ceccanti: Gianluca, la sorella Angela e la madre Pieranna Dani, attuale intestataria dell’azienda.
“Quando mio padre venne a mancare nel 2005,” racconta Gianluca, “questa non era la mia attività principale, aiutavo nei momenti liberi. Poi mi sono ritrovato a portare avanti l’azienda. Da allora è diventata la mia attività principale, la mia vita.”
Nel tempo la proprietà è cresciuta fino a superare i venti ettari. Oggi l’azienda comprende vigneti, oliveti, seminativi, bosco ceduo, foraggere, una stalla di bovini da carne e un ettaro dedicato alla lavanda.
Ma soprattutto custodisce una delle produzioni agricole più identitarie del territorio: l’Uva Colombana di Peccioli.
La Colombana di Peccioli, un patrimonio da salvare
Dolce, dal colore ambrato e profondamente legata a queste colline, la Colombana di Peccioli è una delle varietà più rare e rappresentative dell’Alta Valdera.
Per la famiglia Ceccanti non è semplicemente una coltivazione, ma una responsabilità verso il territorio.
“Negli anni Ottanta,” spiega Gianluca, “la Colombana è stata estirpata quasi ovunque. Noi invece abbiamo deciso di continuare a coltivarla.”
Una scelta controcorrente, che oggi ha assunto un valore ancora più importante. La Colombana è infatti diventata Presidio Slow Food e continua a essere commercializzata, proprio per mantenere viva una tradizione agricola storica.
“Non abbiamo mai accantonato l’idea di continuare a produrla,” dice Gianluca. “Anzi, abbiamo impiantato anche un nuovo vigneto per mantenere viva la tradizione e il vitigno.”
Una storia che si intreccia anche con le antiche leggende legate a San Colombano e ai monaci che, secondo la tradizione, portarono questa vite fino alle colline di Peccioli.
La forza di adattarsi senza perdere identità
Se la tradizione rappresenta le radici dell’azienda, la capacità di innovare è ciò che le ha permesso di arrivare fino a oggi. Perché fare agricoltura oggi, soprattutto per una piccola azienda familiare, significa continuamente reinventarsi.
“Per una piccola azienda agricola differenziarsi è essenziale,” afferma Gianluca. “Altrimenti non si sopravvive.” Ed è proprio da questa necessità che nasce uno dei progetti più conosciuti dell’azienda negli ultimi anni: Non Solo Lavanda.

Non Solo Lavanda: il profumo della campagna che diventa esperienza
Tra i filari e le colline della Valdera, il lavandeto de La Casina è diventato negli anni uno dei luoghi più suggestivi del territorio durante il periodo della fioritura.
Un ettaro di lavanda che oggi non rappresenta soltanto una coltivazione, ma un’esperienza immersiva capace di attrarre visitatori, turisti e famiglie.
Il lavandeto si è trasformato in uno spazio vivo, dove durante l’estate vengono organizzati concerti al tramonto, apericene, yoga, pilates, biodanza e perfino serate astronomiche sotto il cielo della campagna toscana.

“Non è un grande business,” ammette con sincerità, “ma è qualcosa che piace e che permette di valorizzare il territorio in modo diverso.”
Da qui nasce anche una linea di prodotti cosmetici a base di lavanda e olio extravergine d’oliva aziendale: bagno doccia, shampoo solido, creme mani e creme corpo realizzate utilizzando olio essenziale e idrolato prodotti appositamente per l’azienda.
Come abbiamo detto, nel cuore de “La Casina”, l’azienda agricola di famiglia, il lavoro non è mai solo una questione di campi, vendemmie e stagioni. È soprattutto una questione di legami, di scelte e di visioni che si intrecciano giorno dopo giorno.
Accanto a Gianluca Ceccanti c’è la moglie Greta, presenza silenziosa ma decisiva nel percorso di crescita dell’azienda. Un incontro che diventa progetto di vita, prima ancora che professionale.
È lei a dare forma alle idee, a immaginare nuove direzioni, a spingere verso quelle esperienze che oggi hanno trasformato “La Casina” in un luogo vivo, aperto, capace di accogliere e raccontare il territorio in modo nuovo.
Tra i due si crea un equilibrio naturale, quasi istintivo: da una parte l’energia concreta del fare, del seguire la terra e i suoi ritmi; dall’altra la capacità di vedere oltre, di costruire percorsi e intuire possibilità.
Un rapporto che si riflette anche nelle scelte dell’azienda, nelle idee che prendono forma tra i filari e nel lavandeto, dove tradizione e innovazione si incontrano. E dove ogni progetto nasce sempre da un confronto continuo che rende ogni passo un percorso fatto insieme.

Dal latte alla carne: la necessità di cambiare
Nel corso degli anni “La Casina” ha dovuto affrontare anche trasformazioni importanti sul piano produttivo.
Fino al 2011 l’azienda allevava bovini da latte. Poi, complice ilcambiamento del settore e le difficoltà logistiche legate al ritiro del latte in una zona sempre meno servita, arrivò la decisione di convertire l’allevamento alla produzione di carne.
“Eravamo rimasti praticamente gli unici nella zona,” spiega Gianluca. “A un certo punto il ritiro del latte era diventato troppo oneroso. Abbiamo dovuto cambiare.”
Un cambiamento vissuto non come una rinuncia, ma come l’ennesima dimostrazione della necessità di adattarsi. “Bisogna seguire le necessità dei tempi,” dice. “La tradizione è importante, ma non puoi restare fermo.”
Un passito per celebrare cento anni di storia
Per celebrare il centenario dell’azienda, nel 2025 La Casina ha deciso di creare per la prima volta un passito dedicato alla memoria del bisnonno Cecchino.
Un vino simbolico, nato da una riserva 2020-2021 e imbottigliato appositamente per ricordare i cento anni della storia familiare.
“Abbiamo voluto creare qualcosa che rimanesse,” racconta Gianluca. “Un modo per rendere omaggio a chi ha iniziato tutto questo.”
Il futuro? Diversificare ancora
E guardando avanti? Gianluca sorride. Le idee non mancano, anche se preferisce non svelarle tutte. “Vorrei crescere ancora,” dice. “Anzi, più che crescere, vorrei continuare a diversificare.”
Perché oggi, spiega, il problema principale delle piccole aziende agricole è riuscire a sopravvivere in un sistema che premia sempre di più le grandi realtà e le monoculture.
“Le piccole aziende fanno fatica,” afferma. “O si uniscono in cooperative oppure rischiano di non riuscire più a reggere.”
Eppure, nonostante le difficoltà, “La Casina” continua a guardare avanti senza dimenticare ciò che è stata.
“Mi piace sentirmi legato al passato,” conclude Gianluca. “A qualcosa lasciato da chi c’era prima di noi. Però questo non mi impedisce di aprirmi a nuove idee.”
Poi si ferma un attimo e aggiunge quasi sottovoce: “Cent’anni fa c’erano loro. Speriamo che tra cent’anni ci sia ancora qualcuno a ricordare quello che stiamo raccontando oggi.”





