Un esemplare femmina stimato tra 2,30 e 2,50 metri è rimasto agganciato alla lenza durante una battuta di pesca alle ricciole. Dopo circa 50 minuti di combattimento, il pesce si è liberato ed è tornato in mare.
Un incontro ravvicinato con un grosso squalo mako nelle acque davanti a Livorno. A raccontare l’episodio è Marco Volpi, pluricampione mondiale di pesca sportiva, che nei giorni scorsi si trovava in mare per una battuta di pesca a traina alle ricciole.
Volpi aveva innescato un tonnetto alletterato vivo di oltre un chilo e, dopo diverse ore di traina, la frizione del mulinello ha iniziato a suonare. La canna da 30/50 libbre si è piegata e, inizialmente, il pescatore ha pensato di aver agganciato una grossa ricciola.
Il pesce, però, ha puntato verso il fondo e poco dopo è risalito in superficie. «Capisco subito che si tratta di un’altra specie, pensavo fosse uno spada, invece è un grosso squalo mako», racconta Volpi.
L’episodio è avvenuto, secondo il racconto del pescatore, a circa un miglio a sud dalle Melorie, su un fondale di 22 metri. Volpi stima la lunghezza dell’esemplare tra i 2,30 e i 2,50 metri e il peso «che superava abbondantemente il quintale».
Il combattimento è durato circa 50 minuti. A rendere ancora più spettacolare l’incontro sono stati i salti dello squalo: secondo Volpi, l’animale è uscito dall’acqua per tre volte, con balzi di oltre due metri.
«Mi sembrava di stare in un film», racconta il pescatore, che in quel momento si trovava da solo a bordo della sua imbarcazione.
Dopo il lungo combattimento, Volpi è riuscito a portare il mako sotto la barca e ha cercato di documentare l’incontro con il telefono, realizzando foto e video.
Il problema, a quel punto, era liberare rapidamente l’animale, ormai affaticato, evitando di sottoporlo a ulteriore stress.
«Canna tra le gambe, stavo fissando con del nastro un coltello al mezzo marinaio, per tagliare il filo il più vicino possibile alla bocca spaventosa del mako», racconta Volpi.
Prima ancora di riuscire nell’operazione, però, lo squalo ha avuto una reazione improvvisa. Con una capriola e una forte codata contro la murata del Tuccoli 250 VM, è riuscito a liberarsi, tagliando il finale.
«È stata una liberazione, credetemi», racconta il pescatore. Secondo quanto riferito da Volpi, lo squalo si è allontanato in buone condizioni.
L’amo, spiega inoltre il pescatore, era di tipo biodegradabile e, secondo la sua valutazione, dovrebbe degradarsi nel tempo.
Volpi ha identificato l’esemplare come una femmina, osservando l’assenza dei due peduncoli che caratterizzano il maschio nella zona delle pinne anali.
L’incontro ha colpito particolarmente il pescatore anche per la vicinanza alla costa. Volpi riferisce che dalla zona in cui si trovava al faro delle Melorie il tragitto in barca richiede appena pochi minuti.
La stessa area, sottolinea, è frequentata abitualmente anche da pescatori subacquei. Da qui il suo invito alla prudenza rivolto a chi entra in acqua, senza voler creare allarmismo.
Per Volpi si è trattato di un incontro mai vissuto prima in 57 anni.
«È stata un’esperienza incredibile», racconta, spiegando di non aver mai pensato di poter avere in canna un grosso squalo mako proprio nelle acque di Livorno.
A colpirlo maggiormente sono stati anche i denti e la bocca dell’animale, osservati da distanza ravvicinata.
Nel suo racconto, Volpi si interroga anche sulle ragioni della presenza dell’esemplare così vicino alla costa. Tra le ipotesi che prende in considerazione cita l’aumento delle temperature del mare e la possibile disponibilità di prede, ma sottolinea che non ci sono risposte certe.
«Sono domande che non avranno mai una risposta», scrive.
Il mako, dopo essersi liberato, ha quindi fatto ritorno in mare. Volpi avrebbe voluto applicare un dispositivo GPS per seguirne gli spostamenti e sapere dove si trovi oggi.
«Sicuramente è stata un’esperienza che mi porterò per sempre nella mia mente», conclude il pescatore. «Grazie squalo mako».





