Agli sgoccioli di Pisa-Lecce un fallo laterale fa discutere: Durosinmi si incarica della battuta, Hiljemark non da indicazioni dalla panchina.
Il sipario anticipato sulla stagione del Pisa si è chiuso con una sconfitta contro il Lecce per 2-1 che ha certificato la retrocessione in Serie B. Un epilogo amaro, maturato dopo un’annata segnata da difficoltà dentro e fuori dal campo. E proprio l’ultima azione del match sembra racchiudere, in pochi istanti, l’immagine più nitida del disordine che ha accompagnato i nerazzurri.
Il racconto degli istanti finali di Pisa-Lecce
Nel recupero finale di 4 minuti, con la squadra riversata in avanti alla ricerca di un pareggio (seppur inutile per la salvezza), il Pisa conquista una rimessa laterale in zona offensiva, a ridosso della bandierina. Una situazione potenzialmente preziosa, da sfruttare con lucidità e organizzazione. Invece, ciò che accade lascia spazio a più di una perplessità.
A incaricarsi della battuta è Rafiu Durosinmi, attaccante appena da poco entrato e dotato di una struttura fisica imponente (192 cm di altezza), che avrebbe potuto rappresentare un riferimento di spicco nell’area avversaria. La scelta sorprende già di per sé, ma diventa ancora più discutibile osservando nel dettaglio le dinamiche che la precedono.
Leris prima e Cuadrado dopo si avvicinano per effettuare la rimessa, come logica vorrebbe in un frangente del genere, ma vengono di fatto allontanati chiaramente. Durosinmi insiste e prende in mano la situazione, decidendo di battere la touche. Un gesto che evidenzia una mancanza di organizzazione e gerarchie chiare in un momento cruciale della partita.
L’azione si conclude senza alcun esito concreto, con la rimessa che non genera pericoli e il triplice fischio che arriva poco dopo a sancire la fine della gara e, in pratica, della stagione dei nerazzurri. Resta però la sensazione di un’occasione gestita senza criterio, più per un impulso individuale che per una scelta ponderata e collettiva.
Hiljemark-Durosinmi: una gestione che non c’è
È lecito interrogarsi su quanto accaduto: si è trattato di un’indicazione dalla panchina oppure di un’iniziativa isolata? Se fosse stata una disposizione tecnica da parte di Hiljemark, risulterebbe difficile comprenderne la logica, considerando le caratteristiche del giocatore coinvolto. In caso contrario, emergerebbe comunque un deficit nella gestione degli incarichi in campo.
In ogni caso, l’episodio non cambia il risultato, ma assume un valore simbolico rilevante. Racconta di una formazione priva di una guida vera e propria che non è riuscita a esprimere ordine in determinati frangenti. E rappresenta, forse meglio di qualsiasi analisi numerica, anche l’ennesimo motivo per cui il Pisa si ritrova oggi a dover ripartire dalla Serie B.
Retrocessione inevitabile per il Pisa
La distanza dalla quartultima posizione è troppo ampia per poter essere colmata nei turni rimanenti, rendendo inutile qualsiasi tentativo di rimonta. Anche un percorso perfetto con 9 punti nelle ultime partite non sarebbe sufficiente a ribaltare la situazione. Si chiude così un’annata complicata, caratterizzata da risultati deludenti e da una continuità mai trovata.
Il ritorno immediato in Serie B rappresenta un duro colpo (seppur pronosticatile a inizio stagione) per società e tifosi. Resta ora solo da affrontare con dignità le ultime gare contro Cremonese, Napoli e Lazio, mentre già si guarda al futuro e alla necessità di ricostruire per tentare un nuovo percorso vincente.



