Episodio gravissimo in Lunigiana dopo quello di Arena Metato nel pisano. Minuti drammatici per Cinzia Angiolini, emblema della pastorizia zerasca. Il suo racconto: “ho difeso il mio gregge con bastone e sassi”.
Pastora ha lottato con due lupi per difendere il suo gregge. Momenti drammatici e interminabili quelli vissuti da Cinzia Angiolini, emblema della pastorizia eroica delle Valli di Zeri, patria della pregiata pecora zerasca.
Siamo in Lunigiana, in provincia di Massa Carrara. Non certo un’allevatrice inesperta, tutt’altro. Solo l’arrivo di quattro cani maremmani ha messo in fuga i due lupi e salvato la pastora da una situazione di grande pericolo.
A denunciarlo è Coldiretti Toscana che, solo pochi giorni fa, aveva già segnalato il caso del puledro di 150 chilogrammi sbranato ad Arena Metato, nel comune di San Giuliano Terme, da un branco di lupi. Quello di Zeri è l’ennesimo episodio ai danni degli allevatori toscani. La crescita fuori controllo di lupi e ibridi si è trasformata in un’emergenza anche per la sicurezza pubblica come testimonia la presenza di branchi, anche numerosi, nelle aree urbane.
“I due lupi sono spuntati dalla macchia, in pieno giorno, e si sono lanciati sul gregge proprio nel punto in cui mi trovavo anch’io. Probabilmente non si erano accorti della mia presenza – racconta, ancora sotto choc, Cinzia che ha dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso-. In un attimo avevano azzannato due pecore che si trovavano ad un metro e mezzo da me.
A quel punto ho iniziato a colpirli con il bastone fino a quando uno dei due lupi, dopo aver mollato la pecora che stringeva in bocca, si è girato verso di me e mi è venuto incontro. Ci siamo guardati dritti negli occhi. Mi ha sfidato.
Nella concitazione sono caduta e solo l’arrivo dei miei cani ha evitato chissà qualche altro esito. Ho iniziato allora a gridare e lanciare sassi fino a che sono spariti nella macchia da dove erano venuti. Una delle due pecore ha una gamba ridotta in brandelli”.
Sono gli attimi di terrore vissuti da Cinzia, che aveva deciso di accompagnare il gregge ai pascoli alti, in località Bocci, dopo che la sera precedente erano mancate all’appello tre pecore. E’ senza voce quando prova a mettere a fuoco quello che le è successo. “Non erano rincasate. Le abbiamo cercate fino a tarda notte. La scorsa settimana altri cinque capi non sono più rientrati dal pascolo”.
Cinzia, e prima suo padre, ha sempre convissuto tra queste valli disegnate dalla pastorizia con la presenza del lupo ma mai avrebbe pensato di doverlo affrontare un giorno quasi a mani nude.
“In quarant’anni di pastorizia non mi è mai successo di andare al pascolo e di dover bastonare e prendere a sassate un lupo. Non auguro a nessuna di vivere questa esperienza. L’aspetto che mi fa pensare è che non hanno mostrato alcuna paura dell’uomo”.
Un episodio che l’ha scossa profondamente: Capisco chi rinuncia. – riflette a voce alta mentre ripercorre quei momenti – Questa è la fine di un territorio che ha sempre vissuto di allevamento. E’ rimasta una manciata di aziende che tenta di portare avanti questa tradizione in un territorio già fragile e difficile.
Da seimila pecore siamo scesi a meno di mille. Oggi è la nostra pecora ad essere in via di estinzione. Quasi tutte le aziende piccole di queste vallate hanno chiuso”.
Episodi che hanno innescato una nuova reazione di Coldiretti Toscana. “Abbiamo chiesto al presidente della Regione Toscana Giani di poter operare con gli strumenti di dissuasione così come viene reso possibile dal parere ISPRA rilasciato a Coldiretti, per il tramite dell’Associazione AB Agrivenatoria Biodiversitalia; sappiamo che in queste ora si sta lavorando ad un provvedimento in questo senso in risposta alle nostre richieste.
Abbiamo anche lavorato a due importanti progetti che stanno partendo proprio in queste settimane per il monitoraggio e la sperimentazione di sistemi dissuasivi a tutela delle greggi.
Dobbiamo comunque fare presto perché la narrazione che il lupo non attacca l’uomo è ormai sconfessata dai fatti e non vorremmo trovarci di fronte ad altri episodi di questa gravità: conclude Coldiretti Toscana.”





