La segnalazione arriva da Cristiano Gneri, cittadino di Terricciola: «A Morrona, nei giorni festivi, la badante di mia suocera non ha mezzi pubblici per raggiungere Pontedera».
Dal lunedì al sabato la situazione potrebbe essere meno evidente. È nei giorni festivi, soprattutto la domenica, che il problema emergerebbe in tutta la sua gravità.
A segnalarlo alla nostra redazione è Cristiano Gneri, cittadino di Terricciola, che si è trovato a fare i conti direttamente con questa situazione, in un momento particolarmente delicato per la propria famiglia.
«Ho notato questa mancanza in questo momento delicato di bisogno nei confronti di mia suocera, che abita a Morrona», racconta Gneri. Il problema riguarda la sua assistente familiare: nei giorni festivi non dispone di un collegamento pubblico che le consenta di lasciare il borgo e raggiungere Pontedera o altri centri della zona.
Una difficoltà apparentemente legata soltanto agli orari degli autobus, ma che in realtà apre una questione molto più ampia: quella del diritto alla mobilità di chi vive e lavora nelle aree collinari e periferiche.
Per molte assistenti familiari che lavorano nelle abitazioni degli anziani, soprattutto nei piccoli centri, il giorno libero coincide con la necessità di raggiungere un paese più grande per fare commissioni, incontrare amici e familiari, usufruire di servizi o semplicemente uscire dal luogo di lavoro.
Se però la persona vive in un borgo collegato soltanto nei giorni feriali, la domenica rischia di trasformarsi in una giornata di isolamento.
Morrona, secondo la segnalazione, è soltanto un esempio di una situazione che può interessare diversi piccoli centri della Valdera, dove la distanza dai principali nodi di trasporto e la riduzione delle corse festive rendono complicati anche gli spostamenti più elementari.
E il problema assume un peso ancora maggiore quando il trasporto pubblico è strettamente collegato alla possibilità di garantire l’assistenza quotidiana a una persona anziana.
In molte famiglie la presenza di una badante rappresenta oggi una soluzione fondamentale per permettere agli anziani non autosufficienti o fragili di continuare a vivere nella propria abitazione, vicino ai luoghi e alle persone che conoscono.
Una scelta che consente di evitare, quando possibile, il trasferimento in una struttura e che spesso rappresenta anche una risposta alle difficoltà economiche legate al costo dell’assistenza residenziale.
Ma questo modello rischia di entrare in difficoltà se attorno all’anziano non esiste una rete di servizi adeguata.
L’assistenza domiciliare non è fatta soltanto dalla persona che entra ogni giorno in quella casa. È sostenuta anche dai trasporti, dai servizi sanitari e sociali, dalle famiglie e dalla possibilità per chi lavora come assistente familiare di avere una normale vita sociale.
Se manca il collegamento con i centri abitati, anche il lavoro della badante può diventare più difficile da organizzare.
La domanda sollevata dalla segnalazione di Gneri, quindi, non riguarda semplicemente l’aggiunta di una corsa.
La questione è capire come garantire la mobilità nei giorni festivi a chi vive nei piccoli borghi, soprattutto quando si tratta di lavoratori e lavoratrici impegnati nell’assistenza alle persone anziane.
Non sarebbe realistico pensare a linee tradizionali con numerose corse festive anche nei centri più piccoli, magari con pochissimi passeggeri. Ma esistono possibili alternative che potrebbero essere valutate dalle istituzioni.
Tra queste, ad esempio, servizi di trasporto a chiamata, navette nei giorni festivi, sistemi di collegamento tra i borghi e i principali nodi della rete oppure forme di collaborazione con associazioni e volontariato locale.
L’obiettivo non sarebbe quello di sostituire il trasporto pubblico ordinario, ma di colmare quei vuoti che oggi lasciano alcune persone completamente prive di alternative.
La segnalazione di Cristiano Gneri parte da una situazione familiare concreta, quella di sua suocera a Morrona, ma pone una domanda che merita di essere affrontata a livello territoriale.
Cosa succede a una badante che vive in un piccolo borgo e che, nel proprio giorno libero, non può utilizzare un’automobile?
E ancora: quanto incide questa difficoltà sulla possibilità per una famiglia di trovare e mantenere un’assistente familiare disposta a lavorare in una zona collinare?
Sono interrogativi che diventano ancora più importanti in un territorio dove l’invecchiamento della popolazione e la necessità di assistenza domiciliare rappresentano fenomeni destinati ad avere un peso crescente.
La richiesta che emerge dalla segnalazione è semplice: fare in modo che i piccoli borghi non vengano dimenticati nei giorni festivi.
Non si tratta soltanto di garantire una comodità alle badanti. Dietro la loro possibilità di spostarsi c’è anche la serenità delle famiglie e, soprattutto, la continuità dell’assistenza agli anziani.
Le amministrazioni locali, insieme ai soggetti che organizzano e gestiscono la mobilità sul territorio, potrebbero quindi valutare se esistano margini per sperimentare forme di collegamento festivo più flessibili e adeguate alle esigenze dei piccoli centri.
Perché un borgo può essere piccolo, ma i diritti di chi ci vive non possono esserlo.
E la possibilità di uscire di casa la domenica, raggiungere Pontedera o un altro centro della Valdera e poi tornare al proprio luogo di lavoro dovrebbe poter essere considerata non un privilegio, ma una parte di quella rete di servizi che permette agli anziani di continuare a vivere dignitosamente nelle proprie case.





