Rivolta nel carcere di Pisa, devastate tre sezioni. La protesta è rientrata senza uso della forza grazie alla mediazione della Polizia Penitenziaria.
È rientrata questa mattina, intorno alle 6, la grave protesta scoppiata ieri nella Casa Circondariale di Pisa, dove i detenuti si erano barricati rifiutando di rientrare nelle celle e hanno completamente devastato due sezioni del Secondo Giudiziario e metà del Primo Giudiziario.
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La situazione, inizialmente di estrema tensione, è stata riportata alla normalità grazie all’opera di mediazione e negoziazione del personale di Polizia Penitenziaria e dei vertici dell’Istituto pisano senza che si rendesse necessario l’impiego della forza.
Sul posto era intervenuto il personale di supporto (POR), mentre era stato predisposto anche l’intervento del Gruppo di Intervento Operativo (GIO). Tutto il personale di Polizia Penitenziaria libero dal servizio era stato richiamato e posto in presidio all’esterno dell’istituto.
“Il merito dell’esito positivo va all’opera di mediazione e negoziazione condotta da tutto il personale che ha operato con professionalità, equilibrio e straordinario senso dello Stato – sottolinea Donato Capece, segretario generale del SAPPE–. Prezioso è stato anche il contributo del negoziatore del Corpo, una figura specialistica che ha dimostrato sul campo la propria importanza nella gestione non conflittuale degli eventi critici”.
“Quello che è accaduto a Pisa – aggiunge Francesco Oliviero, segretario SAPPE per la Toscana – conferma, tuttavia, quanto sia diventata difficile la situazione nelle carceri toscane. Il carcere di Pisa e gli altri istituti della regione sono ormai un vero e proprio inferno lavorativo, gestito nella totale indifferenza dell’Amministrazione Penitenziaria centrale.
A fronte di una situazione di questa gravità, la proposta di integrazione dell’organico arrivata dai vertici è di appena 55 uomini e 5 donne, complessivamente 60 unità da distribuire in tutti gli istituti dell’intero distretto toscano”.
“È una misura del tutto insufficiente rispetto alle esigenze reali e rischia di apparire come una risposta inadeguata a chi quotidianamente lavora esposto a situazioni di pericolo – prosegue Oliviero –. Le piante organiche, come denunciamo da tempo, non sono mai state adeguate alle effettive necessità degli istituti.
Il risultato di anni di tagli, disattenzione e carenze organizzative è sotto gli occhi di tutti: sezioni devastate, poliziotti costretti a turni massacranti e condizioni di sicurezza sempre più difficili”.
Il SAPPE esprime “vicinanza e solidarietà ai colleghi impegnati nelle ore più critiche nel ripristino dell’ordine e della sicurezza” e chiede al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria “un intervento immediato, concreto e strutturale, prima che il progressivo deterioramento delle condizioni degli istituti possa determinare conseguenze ancora più gravi”.
Il sindacato sottolinea inoltre l’importanza della figura del Negoziatore del Corpo di polizia penitenziaria, istituita con il decreto ministeriale 14 aprile 2025, firmato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Il provvedimento disciplina compiti, organizzazione, accesso e formazione dei negoziatori, prevedendone l’impiego “per coadiuvare la risoluzione di eventi critici di speciale complessità in ambito penitenziario”, attraverso tecniche operative funzionali alla gestione non conflittuale delle situazioni e alla riduzione del danno.





