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Via i reperti dalla mostra archeologica di Orentano

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La Soprintendenza non concede proroghe sull’adeguamento dell’immobile. Sgueo: “Abbiamo provato tutte le strade per salvare la mostra, ma non è stato possibile”

Il dado è tratto: la Soprintendenza archeologia, nelle prossime settimane, porterà via i reperti dalla mostra archeologica di Orentano. A poco sono servite le richieste di proroga dell’amministrazione Mini. Questo è quanto è stato deciso, alla luce dei fatti, dai vertici dell’Ente deputato alla tutela dei beni artistici e archeologici, che è il legittimo proprietario dei reperti.

Una storia tormentata negli ultimi anni quella della mostra archeologica di Orentano, la cui decadenza comincia nel 2020, quando si fermò tutto il mondo per l’emergenza Covid e l’allora sindaco di Castelfranco di Sotto, Gabriele Toti, non poté fare altro che chiuderla per le prescrizioni sanitarie.

La riapertura però non sarebbe mai arrivata, perché, come spiegò lo stesso Toti nella risposta a un’interrogazione dell’allora minoranza (oggi forza di governo), era cambiata la normativa nazionale e le mostre archeologiche permanenti avrebbero dovuto avere gli stessi requisiti di un museo.

Nell’immobile di Orentano, infatti, “…l’impianto elettrico non era adeguato alle norme di sicurezza…” per poter essere aperto al pubblico.

Sempre Toti, nella risposta scritta all’interrogazione, spiegava: “…È previsto un intervento relativo alla parte impiantistica al fine di acquisire le necessarie certificazioni. È attualmente in via di affidamento l’incarico progettuale…”.

In realtà tale adeguamento non è mai stato fatto, né per l’impianto elettrico né per la conseguente certificazione antincendio che avrebbero dovuto rilasciare i vigili del fuoco.

La mostra archeologica quindi, dopo il 2020, non venne riaperta e rimase in attesa di essere adeguata nell’impiantistica fino all’avvento della giunta Mini.

Intanto però la Soprintendenza più volte aveva chiesto al Comune di prendere una decisione. Nel frattempo, dal 2020 al 2024, il Comune continuò a pagare l’affitto dell’immobile di via Martiri della Libertà.

Il resto è cronaca recente, che riassume l’assessore alla cultura Nicola Sgueo.

“Noi – spiega l’assessore Nicola Sgueo – come amministrazione comunale, abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto una situazione difficile sulla questione della riapertura della mostra archeologica di Orentano a causa del cambio delle normative nazionali. Fin dall’inizio del mandato, il sindaco Mini ha provato a riaprire una trattativa con la Soprintendenza per posticipare la decisione di portare via i reperti e avere più tempo per trovare una soluzione, ma alla fine ogni strada si è rivelata non percorribile”.

“In primo luogo – continua Sgueo – è insorto il problema che l’adeguamento impiantistico per la normativa antincendio e la riapertura dell’immobile era troppo costoso. Il Comune avrebbe dovuto giustificare una spesa estremamente alta. Nei fatti avremmo dovuto spendere oltre 50 mila euro per l’adeguamento impiantistico dell’immobile, 12 mila euro l’anno per la cooperativa che avrebbe tenuto aperto il museo per due mattine ai fini didattici, oltre ai costi di affitto, oltre 15mila euro l’anno, e 7mila euro per il direttore del museo”.

“Un’operazione – sottolinea Sgueo – da oltre 85mila euro in un solo anno per avere un museo aperto 4 ore a settimana”.

“Quando ci siamo insediati – spiega ancora l’assessore alla cultura – abbiamo trovato una spesa per l’affitto dell’immobile che ospita una mostra archeologica chiusa, che dal 2020 al 2024 è costata all’ente comunale quasi 80 mila euro per avere un immobile inutilizzato”.

“Noi comunque – racconta l’assessore – abbiamo cercato una soluzione, abbiamo incontrato i cittadini, abbiamo anche provato a valutare il possibile acquisto dell’immobile, che avrebbe potuto giustificare, per quanto onerosa, la spesa di adeguamento. Abbiamo cercato di individuare un altro immobile nel quale spostare la mostra archeologica.

Ma non si sono concretizzate le condizioni economiche che permettessero tutto questo.

Si era proposto, in extremis, per trattenere i reperti nel Comune, di spostarli tutti a Castelfranco, all’Orto di San Matteo dove abbiamo l’unico immobile di proprietà municipale.

In questo modo avremmo unito i reperti di Orentano e Castelfranco in una mostra archeologica unica, visto che l’esposizione del capoluogo ha poco materiale e non è fruibile per l’assenza di un accesso delle persone disabili.

Questa ipotesi però si è rivelata un percorso non gradito alla popolazione di Orentano e difficile da attuare”.

Insomma, il Comune, dopo il diniego della Soprintendenza a procrastinare l’affidamento dei reperti, si è trovato di fronte a un bivio. Fatti due conti, ha ritenuto l’investimento per l’adeguamento e la riapertura della mostra archeologica di Orentano troppo gravoso per le casse comunali.

“Alla fine – continua Sgueo – per quanto si possa essere dispiaciuti per questa decisione presa dalla Soprintendenza, che ha atteso anni prima di questa risoluzione, l’amministrazione Mini, nella quale ho la delega alla cultura, ha ritenuto che fosse meglio investire quelle risorse in servizi per il territorio, anziché in una mostra archeologica chiusa, strada discussa anche con il Ccn di Orentano in varie riunioni.

Oggi purtroppo sono tempi di ristrettezze per tutti e anche il municipio deve fare i conti per ottimizzare le risorse dei cittadini.

Quello che non spenderemo per l’affitto della mostra archeologica verrà investito nella riapertura di una biblioteca a Orentano nei locali della palazzina comunale, servizio che manca da anni nella frazione.

La biblioteca è di fatto pronta e a settembre, con la ripartenza delle scuole, verrà aperta al pubblico.

Poi – conclude Sgueo – investiremo nella sistemazione di alcune strade, tra cui via Giovanni XXIII, e in altri servizi, il primo di questi il fontanello in piazza San Lorenzo ormai quasi terminato.

Abbiamo cercato, oltre che rispettare le leggi, di gestire le risorse destinate alla frazione con criterio, consapevoli che nessuno sano di mente pagherebbe un affitto per un immobile di cui non può usufruire e che deve pesantemente ristrutturare”. Fonte: Comunicato stampa Comune di Castelfranco di Sotto

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