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Toscana: legge sul fine vita, centrodestra fa ricorso e il Governo valuta lo stop

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Il costituzionalista Ceccanti: “Ritengo il ricorso al collegio inammissibile“. Petrucci (FdI): “Rischiamo mosaico legislativo” e Mazzeo difende l’operato del Consiglio. Ecco cosa stabilisce la legge approvata dal Consiglio regionale? Perché il centro centrodestra ha fatto ricorso? Come il Governo Meloni potrebbe intervenire? Mercoledì si riunisce il Consiglio dei Ministri.

TOSCANA – La Toscana è la prima regione ad avere una legge sul suicidio medicalmente assistito che garantisce ai malati tempi e modalità certi. La norma approvata dal Consiglio Regionale attua la sentenza (n. 242/2019) della Corte Costituzionale che nel 2019 stabilì che non è sempre punibile chi aiuta una persona a suicidarsi.

La legge regionale, infatti, regola le modalità e i tempi per accedere al trattamento. Il tempo massimo previsto per l’intero iter dalla domanda al decesso è intorno ai 50 giorni. Inoltre la norma stabilisce che tali prestazioni siano gratuite e vengono stanziati 10mila euro all’anno per tre anni.

I requisiti per accedere alla pratica. La sentenza della Corte Costituzionale ha già individuato i requisiti che devono sussistere in contemporanea: 1) la patologia irreversibile, 2) la presenza di sofferenze fisiche o psicologiche che il paziente reputa intollerabili, 3) la dipendenza del paziente da trattamenti di sostegno vitale, 4) la capacità del paziente di prendere decisioni libere e consapevoli.

Le posizioni politiche. La legge regionale è stata approvata con 27 voti favorevoli dei consiglieri del Partito Democratico (a eccezione della Consigliera Lucia De Robertis che non ha espresso il voto), di Italia Viva, Cinque Stelle e gruppo misto. Mentre, con 13 voti il centrodestra (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega) ha votato contro la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione Luca Coscioni.

Il consigliere consigliere regionale Diego Petrucci (FdI) ha spiegato a VTrend: “Non penso che sia corretto che ogni Regione faccia un proprio intervento normativo sul fine vita perché si creerebbe un mosaico legislativo a livello nazionale. Ci troveremmo in una situazione grottesca per cui in alcune frazioni metà popolazione usufruirebbe della legge e l’altra metà no perché residente in altra Regione. Un esempio è il caso della frazione di Faidello, divisa tra Toscana ed Emilia-Romagna, dove metà della popolazione potrebbe accedere a determinati diritti e l’altra metà no. Personalmente ritengo, invece, opportuno un intervento normativo a livello nazionale.”.

Il ricorso. Il centrodestra toscano ha annunciato che farà ricorso al collegio di garanzia statutaria per chiedere di verificare la conformità, rispetto allo statuto della regione, della legge. Il collegio avrà 30 giorni di tempo per esprimersi, durante questo lasso di tempo la legge non può essere promulgata.

“Ritengo il ricorso al collegio di garanzia inammissibile, poiché gli argomenti presentati riguardano questioni di incostituzionalità e non violazioni dello Statuto regionale. Sebbene lo Statuto richiami la Costituzione, ciò non implica in alcun modo che il Consiglio di garanzia possa sostituirsi alla Corte costituzionale, alla quale è esclusivamente attribuita la funzione di giustizia costituzionale“, ha spiegato a VTrend il costituzionalista Stefano Ceccanti, professore ordinario di Diritto pubblico comparato ed ex parlamentare Pd.

Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale della Toscana, ha difeso il percorso seguito per l’approvazione della legge sul fine vita, sottolineando che è stato rispettato l’iter previsto dallo statuto e dal regolamento. Mazzeo ha poi criticato l’iniziativa della destra, definendola strumentale e finalizzata esclusivamente a ritardare l’entrata in vigore di una norma sostenuta da moltissimi italiani.

Meloni farà ricorso? Il Governo ha 60 giorni per decidere se impugnare la norma sul suicidio medicalmente assistito della Toscana. Il prossimo Consiglio dei Ministri, previsto per mercoledì 19 febbraio alle ore 12, potrebbe essere l’occasione per decidere di avviare il ricorso davanti alla Corte Costituzionale.

Tuttavia, non è certo che l’esecutivo procederà con il ricorso, poiché la maggioranza non è unanime e vi sono orientamenti divergenti. In particolare, il Governatore del Veneto, Luca Zaia (Lega), si è dichiarato favorevole a una legge sul suicidio assistito, cercando di farla approvare in Veneto ma si è rimesso alla decisione contraria del Consiglio regionale, a causa delle fratture interne al centrodestra.

La Corte Costituzionale cosa deciderà? Nel caso in cui il Governo decida di impugnare la legge regionale, sarà difficile prevedere l’esito della Corte Costituzionale, poiché si tratta di un caso del tutto inedito e la dottrina è ancora divisa sul tema.

“In caso di ricorso del Governo – afferma Stefano Ceccantinon mi convincono gli argomenti relativi alla presunta incompetenza regionale e al rischio di una tutela differenziata dei diritti. La tutela della salute è una materia concorrente: la Corte ha già fissato i principi, ma il legislatore nazionale è inadempiente, lasciando le circa 130 ASL libere di decidere autonomamente”.

“Come si può criticare il Consiglio regionale toscano per aver cercato di garantire almeno un livello uniforme di tutela all’interno del proprio territorio? Inoltre, lo ha fatto in modo rispettoso, adottando una norma cedevole, destinata a perdere efficacia nel momento in cui il Parlamento nazionale dovesse intervenire con una propria disciplina”, ha concluso Ceccanti.

Simone Lombardi © RIPRODUZIONE RISERVATA © S.L.

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