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San Rossore, polemica sulla Zona Rossa: natanti e “stabilimenti” improvvisati nella riserva integrale

17:31

Il racconto di una guida ambientale durante un’escursione riaccende il dibattito sulla tutela dell’area protetta: “Regole troppo facili da aggirare via mare”.

Una giornata di escursione naturalistica si è trasformata in una denuncia pubblica sullo stato di tutela della zona più sensibile del Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli. A riportare l’episodio è Vado e Vedo, realtà impegnata nell’organizzazione di escursioni, trekking e attività di educazione ambientale.

Secondo il racconto della guida, durante un’uscita nei pressi del punto panoramico delle Marinette, il gruppo avrebbe osservato la Spiaggia del Gombo – in piena area a massima tutela, di fronte alla Villa Presidenziale di San Rossore – occupata da numerosi natanti.

A terra, persone sarebbero sbarcate con ombrelloni, gazebo e animali domestici, in un contesto che, se confermato, risulterebbe incompatibile con la normativa della cosiddetta “Zona Rossa”, la riserva integrale del parco.

L’area è infatti una delle zone più protette del sistema dunale e forestale costiero toscano, fondamentale per la conservazione della biodiversità e per specie particolarmente vulnerabili come il Fratino. Il parco rientra inoltre nella rete delle riserve della biosfera UNESCO MAB, che prevede un equilibrio rigoroso tra fruizione umana e tutela ambientale.

«Da un lato – afferma la guida nel comunicato diffuso da Vado e Vedo – l’accesso a terra per attività educative è rigidamente regolamentato, con numeri chiusi e percorsi autorizzati. Dall’altro, l’arrivo via mare sembra consentire comportamenti che aggirano di fatto le stesse regole».

Il caso riporta al centro una questione già nota agli operatori del settore: la difficoltà di garantire un controllo uniforme in un’area vasta e complessa, dove l’accesso via terra è contingentato, mentre quello via mare risulta più difficile da monitorare in modo sistematico.

Per gli operatori ambientali, il punto non è solo normativo ma culturale. «La Zona Rossa non è un vincolo alla libertà – si legge ancora nella nota – ma uno spazio di tutela estrema che garantisce la sopravvivenza di ecosistemi fragili. La sua violazione, anche per attività ricreative, rischia di compromettere equilibri costruiti in decenni di conservazione».

Il comunicato si chiude con un appello alla responsabilità collettiva e alle istituzioni: rafforzare i controlli e, soprattutto, promuovere una maggiore consapevolezza del valore del patrimonio naturale.

«Custodire questo patrimonio nel tempo dipende dalle istituzioni, certo, ma prima di tutto dal senso civico di ognuno di noi. – conclude Vado e Vedo – Rispettare le regole della Zona Rossa non è un limite alla libertà, è il più grande atto di amore e rispetto che possiamo fare per la nostra terra».

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