US Città di Pontedera. Dietro le quinte il modello Capivariano e una visione a lungo termine: il futuro prende forma.
Dopo settimane di polemiche, dubbi e contestazioni della tifoseria, iniziano ad emergere alcuni retroscena sul lavoro svolto da Sportheca, il fondo brasiliano che nei mesi scorsi ha acquisito l’US Città di Pontedera.
Secondo quanto appreso da fonti vicine alla società, il silenzio che ha caratterizzato le ultime settimane non sarebbe stato dettato dall’assenza di idee o di programmazione, bensì dalla volontà di riorganizzare il club in una fase particolarmente delicata.
L’incertezza legata alla possibilità di un eventuale ripescaggio in Serie C avrebbe infatti inevitabilmente rallentato alcune decisioni operative. La società si sarebbe trovata a dover lavorare su due scenari differenti, rinviando alcune scelte definitive fino alla certezza della categoria nella quale il Pontedera avrebbe disputato il prossimo campionato.
Dietro le quinte, però, il lavoro non si sarebbe mai fermato. L’obiettivo di Sportheca resta quello di costruire un progetto solido e di lungo periodo, senza rincorrere scorciatoie, ma puntando sulla valorizzazione dei giovani, sulla sostenibilità economica e sulla crescita del club stagione dopo stagione.
Per comprendere la filosofia della nuova proprietà bisogna guardare al Brasile, dove Sportheca ha già sviluppato un modello di gestione che oggi rappresenta il punto di riferimento anche per il futuro del Pontedera.
Uno degli esempi più significativi è quello del Capivariano Futebol Clube, storica società con sede nella città di Capivari, nello Stato di San Paolo, fondata il 12 ottobre 1918.
Negli ultimi anni il Capivariano è riuscito a trasformarsi da club di categorie minori a realtà emergente del calcio paulista grazie ad una programmazione precisa e a investimenti mirati.
Dopo aver conquistato il campionato di Paulista Série A3 nel 2023, nel 2025 ha vinto anche la Paulista Série A2, ottenendo così la promozione nella Série A1, il massimo campionato dello Stato di San Paolo.
La crescita non è stata casuale. Alla fine del 2023 il club ha avviato la trasformazione in SAF (Sociedade Anônima do Futebol), il nuovo modello societario introdotto in Brasile per favorire l’ingresso di investitori privati e una gestione più moderna e manageriale.
Da quel momento sono stati effettuati investimenti nella prima squadra, nel settore giovanile, nelle infrastrutture e nell’organizzazione societaria.
È proprio questo percorso che Sportheca vorrebbe adattare alla realtà granata. L’obiettivo è quello di creare un club strutturato, capace di valorizzare i giovani, sviluppare il proprio patrimonio tecnico e tornare competitivo attraverso una crescita graduale.
Sempre secondo quanto trapela dagli ambienti vicini al club, la rosa sarebbe stata impostata già da tempo.
I rallentamenti negli annunci non sarebbero stati legati a problemi organizzativi, ma ad alcuni aspetti burocratici, circostanze che avrebbero inevitabilmente modificato i tempi delle ufficializzazioni. Nelle prossime ore dovrebbero infatti essere annunciati tre nuovi calciatori.
All’interno della società prevale la convinzione che una parte delle contestazioni sia arrivata ancora prima che il progetto potesse realmente iniziare.
La retrocessione viene considerata il risultato di una stagione estremamente complicata, frutto di responsabilità condivise. Secondo questa lettura, soltanto un miracolo sportivo avrebbe potuto evitare la retrocessione in Serie D.
Da qui la richiesta, implicita, di concedere il tempo necessario per giudicare il lavoro della nuova proprietà, il cui progetto sarebbe appena agli inizi.
Tra gli argomenti che hanno alimentato il dibattito nelle ultime settimane c’è anche quello riguardante il presidente Gustavo Nikitiuk.
Secondo quanto emerge, al momento non ci sarebbe alcuna decisione definitiva sul suo futuro. Anzi, negli ambienti vicini alla società viene sottolineato come abbia gestito con equilibrio una fase particolarmente delicata, mentre molte ricostruzioni circolate nelle ultime settimane non avrebbero trovato conferme ufficiali.
Il progetto di Sportheca non si limiterebbe all’aspetto sportivo. La società starebbe studiando iniziative per riportare persone allo stadio e trasformare il “Mannucci” in un luogo vissuto durante tutto l’anno.
L’obiettivo sarebbe quello di portare dentro allo stadio le numerose comunità straniere presenti sul territorio.
La società guarda con particolare interesse alla possibilità di coinvolgere sempre più giovani, a partire dagli studenti del Villaggio Scolastico situato davanti allo stadio, fino ad arrivare ai paesi e alle comunità di appassionati di calcio presenti sul territorio della Valdera. L’obiettivo è fare del Pontedera un punto di riferimento per tutti coloro che vivono la città e il territorio.
In questa prospettiva, anche eventi come la festa della comunità senegalese a Pontedera dopo la vittoria della Coppa d’Africa e il Pisa Football Cup non sono passati inosservati agli occhi dei brasiliani, che hanno visto in queste realtà un esempio di partecipazione e passione sportiva da valorizzare.
Una visione che punta ad ampliare il pubblico e a costruire una tifoseria sempre più numerosa e inclusiva.
La sensazione che emerge dalle informazioni raccolte è quella di una proprietà intenzionata a costruire un percorso destinato a durare negli anni.
Sportheca guarda al modello già sviluppato in Brasile, dove la programmazione ha consentito a una società storica come il Capivariano di tornare ai vertici del calcio paulista, e ritiene che anche Pontedera possa seguire una strada simile.
Naturalmente saranno i risultati del campo a determinare il giudizio finale. La stessa società è consapevole che nel calcio non esistono garanzie e che l’unico modo per riconquistare definitivamente la fiducia della piazza sarà vincere.
Ma la convinzione della nuova proprietà è che, prima dei risultati, servano basi solide, organizzazione e una visione chiara.
Il messaggio che filtra è quindi quello di una società che non vuole limitarsi a disputare un campionato di Serie D, ma gettare le fondamenta per riportare il Pontedera dove ritiene possa stare, mantenendone viva la tradizione e aprendolo, allo stesso tempo, a una dimensione più moderna e internazionale.
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Simone Lombardi e Valentina Giovannetti





