Oltre 60 denunciati a Pisa per le manifestazioni pro Palestina e contro la guerra. USB denuncia un clima repressivo.
Oltre sessanta persone tra attivisti, studenti, lavoratrici e lavoratori sarebbero state denunciate e sanzionate in relazione alle mobilitazioni che negli ultimi anni hanno attraversato Pisa contro la guerra, il riarmo e a sostegno del popolo palestinese. A renderlo noto è l’Unione Sindacale di Base (USB) di Pisa, che ha espresso «piena solidarietà» ai soggetti coinvolti, denunciando quello che definisce un «accanimento repressivo» nei confronti del movimento.
Pisa, linea dura contro i pro-Pal: fitta rete di denunce dopo blocchi e disagi
Secondo il sindacato, i provvedimenti si inseriscono in un contesto nazionale caratterizzato da un progressivo irrigidimento delle politiche di ordine pubblico e da una riduzione degli spazi di partecipazione e conflitto sociale. Pisa è stata negli ultimi due anni uno dei principali centri delle mobilitazioni contro la guerra e in sostegno della causa palestinese, con iniziative nelle università, manifestazioni cittadine e cortei che hanno accompagnato gli scioperi generali promossi da USB e dal sindacalismo di base.
L’organizzazione sindacale richiama in particolare le mobilitazioni dell’autunno scorso, quando migliaia di persone parteciparono alle manifestazioni organizzate in occasione degli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre. In quelle giornate, lavoratori, studenti, precari e realtà sociali si sono ritrovati sotto lo slogan «Blocchiamo tutto», per protestare contro la guerra, il riarmo e il sostegno del governo italiano alle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza.
Per USB, le denunce rappresentano non soltanto la contestazione di singoli episodi, ma un tentativo più ampio di colpire chi promuove mobilitazione sociale e solidarietà internazionale. «È proprio la forza espressa nelle piazze a essere oggi oggetto di intimidazione», sostiene il sindacato, che collega l’iniziativa giudiziaria al contesto segnato dall’aumento delle spese militari e dall’aggravarsi delle tensioni internazionali.
Nel comunicato viene inoltre richiamato quanto avvenuto durante alcune manifestazioni studentesche pro Palestina a Pisa, quando gli interventi delle forze dell’ordine e le cariche contro i manifestanti suscitarono un acceso dibattito pubblico a livello nazionale. Oggi, secondo USB, a quegli episodi si aggiunge una nuova fase caratterizzata da denunce e procedimenti giudiziari nei confronti di chi ha partecipato alle proteste.
Il sindacato ribadisce che la solidarietà al popolo palestinese, l’opposizione alla guerra e alle politiche di riarmo e la difesa dei diritti sociali e democratici non possono essere oggetto di criminalizzazione. Le manifestazioni degli ultimi anni, sostiene USB, hanno rappresentato una risposta alla normalizzazione dei conflitti e all’indifferenza verso la situazione della popolazione palestinese, riportando al centro i temi dell’internazionalismo e della solidarietà tra i popoli.
Nei prossimi mesi l’organizzazione annuncia iniziative pubbliche di confronto e sostegno alle persone coinvolte nei procedimenti, con il coinvolgimento di avvocati, associazioni e realtà sindacali. L’obiettivo dichiarato è costruire una rete di solidarietà politica e legale capace di contrastare quella che viene definita una «ondata repressiva» e difendere gli spazi di partecipazione democratica.
«In quelle piazze c’eravamo tutti. E continueremo ad esserci», conclude il comunicato della Federazione USB di Pisa.





