Donna muore dopo un intervento all’ospedale di Pisa. Il Tribunale riconosce un risarcimento ai familiari. Cosa è successo.
Una donna di 66 anni è morta nell’ottobre 2020 all’ospedale di Cisanello, a Pisa, dopo un ricovero iniziato per la revisione di un defibrillatore cardiaco impiantato. Lo riporta la stampa locale.
Durante la degenza, le sue condizioni si sono aggravate fino a richiedere un intervento di valvuloplastica, eseguito il 21 settembre. Nei giorni successivi all’operazione, la paziente ha sviluppato una grave sepsi che si è rivelata fatale, portando al decesso per insufficienza multiorgano.
Come riporta la stampa locale, i familiari hanno contestato la gestione clinica del caso, ritenendo che l’infezione fosse stata contratta in ospedale a causa di una condotta sanitaria non adeguata. Assistiti da un legale, hanno avviato un’azione civile contro l’Aoup (Azienda ospedaliero-universitaria pisana), ottenendo in primo grado un risarcimento complessivo superiore ai 600mila euro.
L’azienda ospedaliera ha invece sostenuto che la sepsi fosse riconducibile a una causa interna all’organismo della paziente e che il decesso fosse legato soprattutto alle già gravi condizioni cardiocircolatorie preesistenti.
Il Tribunale civile di Pisa, sulla base di una consulenza tecnica, ha però stabilito che l’infezione sarebbe verosimilmente insorta durante il ricovero attraverso i cateteri venosi e arteriosi utilizzati.
Pur escludendo responsabilità dirette dei medici, i giudici hanno attribuito il caso a un difetto organizzativo della struttura sanitaria, ritenendo non dimostrato che l’ospedale abbia adottato tutte le misure necessarie per prevenire l’infezione.





