Un gesto simbolico nel periodo natalizio riaccende l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario italiano. «La giustizia non può mai essere disumana», afferma il Vice Presidente del Consiglio Regionale della Toscana.
PISA – Trecento panettoni consegnati ai detenuti del carcere Don Bosco di Pisa. Un gesto semplice, ma dal forte valore simbolico, quello compiuto il 22 dicembre dal Vice Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Antonio Mazzeo, insieme ai soci di Unicoop Firenze e alla Caritas diocesana di Pisa. Un’iniziativa che, come avviene ormai da anni nel periodo natalizio, vuole portare un segno di attenzione e umanità all’interno delle mura del penitenziario.
«Dietro quelle mura vivono persone che troppo spesso vengono dimenticate», ha dichiarato Mazzeo. «Persone che stanno pagando una pena, ma che non possono e non devono essere private della dignità, dell’umanità, della speranza». Parole che riportano al centro del dibattito pubblico una realtà spesso invisibile: quella delle carceri italiane, segnate da sovraffollamento, degrado e sofferenza.
Secondo il Vice Presidente del Consiglio Regionale, il gesto dei panettoni non è solo un atto di solidarietà, ma anche un’occasione per riflettere su una situazione ormai insostenibile. «La condizione del sistema carcerario nel nostro Paese è drammatica e non più tollerabile in una società civile», ha sottolineato, richiamando anche i recenti interventi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di Papa Francesco sul tema.
Un’emergenza che si manifesta nei numeri dei suicidi, nelle tensioni quotidiane e nell’esasperazione che colpisce sia i detenuti sia il personale penitenziario. «È un grido che non possiamo continuare a ignorare», ha aggiunto Mazzeo.
Oltre alla distribuzione dei panettoni, durante la visita è stata consegnata anche una donazione alla Caritas diocesana di Pisa, destinata a sostenere i casi di maggiore fragilità e solitudine all’interno del carcere. «Non risolve tutto – ha ammesso Mazzeo – ma è un modo per dire che nessuno deve essere lasciato solo».
Il messaggio lanciato dal carcere Don Bosco è chiaro: il Natale ha senso solo se arriva anche nei luoghi dove la speranza è più fragile. E l’impegno, assicura il Vice Presidente del Consiglio Regionale, continuerà. «Continueremo a batterci perché il carcere sia un luogo di rieducazione, non di abbandono. Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri».





