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NurSind: “Sono pochi gli infermieri in Aoup”

10:14

La segnalazione arriva da NurSind, il Sindacato delle Professioni Infermieristiche, nato per dar voce agli Infermieri che vogliono tutelare la propria professione.

Il dott. Paolo Malacarne, ex primario di Anestesia e Rianimazione, ha fatto presente che in base alla graduatoria ‘Best Hospitals 2022′ che da quattro anni stila i migliori ospedali in 27 Paesi, l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana ha perso 10 posizioni.

“All’analisi del dott. Paolo Malacarne sui problemi in AOUP, assolutamente condivisibile, deve aggiungersi l’aspetto che riguarda i problemi legati all’assistenza infermieristica”, cominciano così da Nursind Pisa.

“L’Aoup ha un enorme deficit di personale infermieristico. Lo aveva prima dell’emergenza covid, lo ha avuto in corso di emergenza e lo avrà sicuramente dopo.

Il motivo è semplice: in Aoup si continua a ‘calcolare’ il numero di infermieri necessari con i parametri dettati da un decreto del 1988 (decreto Donat Cattin).

Per questo, il rapporto infermieri pazienti nei reparti che non siano le Rianimazioni o le Terapie Intensive, risulta di 1 infermiere ogni 10 pazienti“, continua Nursind Pisa.

“Il problema è che nei reparti di medicina e chirurgia (ma anche in ortopedia, oncologia, pediatria, cardiologia) dell’AOUP si ricoverano pazienti con patologie mediamente molto complesse. 

Le medicine non sono più i reparti di lungo degenza di qualche anno fa dove trovavamo solo pazienti anziani con patologie croniche dell’età. Le chirurgie non sono più i reparti dove venivano ricoverati pazienti per interventi semplici.

Oggi parliamo di reparti dove i pazienti sono ricoverati per patologie acute gravi e per interventi chirurgici estremamente complicati ed è ovvio che necessitano quindi anche di una maggiore assistenza infermieristica”, aggiungono da Nursind Pisa.

“Gli studi internazionali, in particolare l’rn4cast (Registered Nurse forecasting) anche nell’edizione italiana, prevedono un rapporto di 1 infermiere ogni 6 pazienti e indicano come al di sopra si questo rapporto vi sia un sensibile aumento della mortalità ospedaliera. 

L’opinione pubblica non ha la consapevolezza che avere pochi infermieri possa portare ad un aumento della mortalità perché si pensa ancora alla professione infermieristica come ad una professione ausiliaria del medico e quindi tutto sommato poco influente sugli esiti del percorso clinico del paziente. Ovviamente non è più così da molto tempo. Se l’infermiere è diventato un professionista laureato è anche perché l’assistenza infermieristica ha un ruolo fondamentale nel processo di cura.

Ai dirigenti aziendali, invece, non dovrebbe sfuggire che la ‘mancata assistenza infermieristica’ per mancanza di tempo, incide negativamente sul processo di guarigione del paziente e che possa addirittura portare a gravi conseguenze”, sottolinea Nursind Pisa.

“Il calcolo previsto dall’anacronistico decreto di cui sopra, prevede per i reparti di medicina e chirurgia un massimo di 120 minuti di assistenza infermieristica a paziente nelle 24 ore. 

E’ pensabile, oggi, che possano bastare per un’assistenza di qualità a pazienti con patologie acute o con interventi chirurgici sempre più delicati?

Peraltro questo  sfugge anche alle indagini di soddisfazione del paziente, nelle quali si dà ancora oggi più importanza al fatto che in ospedale si mangi bene o male invece che capire se il paziente ritenga che il tempo a lui dedicato dagli infermieri sia stato sufficiente. 

Tralasciando le considerazioni legate alla gestione di assenze a vario titolo (gravidanze, legge 104, malattie croniche) ad oggi in Aoup servirebbero almeno 150 infermieri in più rispetto a quelli attualmente in servizio“, evidenzia Nursind Pisa.

“Un discorso a parte poi andrebbe fatto sul numero irrisorio di OSS dedicati all’assistenza: l’Aoup è in assoluto l’azienda con il numero più basso.

L’insieme delle considerazioni fatte dal dott. Malacarne e della situazione infermieristica in Aoup sono davvero un campanello d’allarme che dovrebbe essere seriamente preso in considerazione dai vertici aziendali e regionali (perché, almeno per quanto riguarda il numero di infermieri, le responsabilità dell’attuale situazione sono anche delle scelte di politica regionale)”, conclude Nursind Pisa.

Fonte: Nursind Pisa

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