Alcuni ragazzi trasformano un atto di vandalismo in un percorso educativo: riparazione, servizio alla comunità e dialogo con la parrocchia.
Qualche settimana fa un episodio di vandalismo ha coinvolto uno degli spazi della chiesa della Comunità Pastorale di Capanne, Marti e Montopoli: un gruppo di ragazzi ha danneggiato un muretto. Un gesto che, secondo quanto riferito dalla comunità ecclesiale, sarebbe nato da leggerezza e immaturità.
La vicenda, però, non si è fermata all’atto iniziale. Nei giorni successivi i ragazzi hanno cercato un confronto diretto con Don Udoji Julius Onyekweli, dando avvio a un incontro improntato alla sincerità e all’ascolto reciproco. Durante il dialogo è stato affrontato quanto accaduto e le possibili modalità di riparazione del danno, senza atteggiamenti punitivi, ma con l’obiettivo di assumersi la responsabilità del gesto.
La parrocchia ha provveduto alla riparazione del muretto, mentre i giovani hanno scelto di restituire quanto accaduto con un’azione concreta di servizio: si sono occupati della pulizia del cinema parrocchiale e degli ambienti dedicati al catechismo. Un impegno che, secondo quanto riportato dalla comunità, è stato svolto con serietà e partecipazione.
L’episodio si è così trasformato in un percorso educativo, segnato dalla possibilità di rileggere l’errore come occasione di crescita personale e comunitaria. Non un caso isolato, ma l’inizio di un cammino: è infatti previsto che gli incontri tra i ragazzi e la comunità proseguano nel tempo, con l’obiettivo di consolidare il dialogo e la fiducia reciproca.
Un passaggio significativo riguarda anche il ruolo delle famiglie, che hanno incoraggiato i giovani a presentarsi e confrontarsi direttamente con la parrocchia. Un elemento che la comunità pastorale ha sottolineato come fondamentale per la costruzione di un percorso condiviso.
«Quando adulti e giovani camminano insieme, la comunità diventa davvero casa», è il messaggio che emerge dalla riflessione di Don Udoji, che ha voluto leggere l’intera vicenda non solo come un episodio di danneggiamento, ma come un’occasione di responsabilizzazione e crescita collettiva.
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