Legambiente Valdera difende il progetto rinnovabile dei Poggini e rilancia il dibattito su transizione energetica, clima, territorio e sviluppo sostenibile.
Legambiente Valdera interviene nel dibattito sul progetto dell’impianto agrivoltaico dei Poggini, sostenendo la necessità di accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili come risposta alla crisi climatica.
In un comunicato, l’associazione ambientalista afferma che la decarbonizzazione rappresenta la strada più efficace per ridurre le emissioni di gas serra e critica le posizioni contrarie alla realizzazione di nuovi impianti, ritenendole un ostacolo alla transizione energetica.
Secondo Legambiente, il progetto dei Poggini sarebbe compatibile con le esigenze ambientali attuali e potrebbe essere migliorato attraverso modifiche e misure compensative, piuttosto che respinto integralmente.
Si riporta integralmente il comunicato stampa
Nella crisi climatica che avanza senza soste, e si manifesta sia nella stagione calda sempre più rovente, sia nell’aumento dei fenomeni meteorologici estremi, la produzione energetica da sola contribuisce per oltre il 75% del totale alle emissioni di gas serra.
E’ chiaro che senza intervenire sulla produzione energetica vedremo un continuo peggioramento della situazione, con aumento dei danni all’economia e alla salute.
Di fronte a questo scenario ci sono varie strade possibili.
La prima è il negazionismo: il caldo c’è sempre stato, andiamo avanti con le fonti fossili senza fare niente, tutto il resto è propaganda e speculazione.
La seconda è l’attendismo: qualcuno ci penserà, perchè dobbiamo cambiare il nostro bel paesaggio? Opponiamoci a ogni tipo di impianto di rinnovabili e avanti con le fonti fossili.
La terza è aspettare l’intervento dello Stato, con un nuovo piano nucleare (i cui effetti a essere ottimisti si vedranno fra 20 anni), che magicamente risolverà tutto, e intanto avanti con le fonti fossili.
La quarta è la mitigazione del rischio climatico. E la leva principale per raggiungere l’obiettivo è «decarbonizzare» la nostra economia.
Dobbiamo cioè cessare quanto prima ogni dipendenza dalle fonti fossili, responsabili del surriscaldamento in atto. E per sostituire un modello che nel corso del tempo ha generato guerre, conflitti e disuguaglianze sempre più insostenibili, non ci sono scorciatoie.
Occorre pianificare un sistema energetico basato esclusivamente su quelle fonti che sono di facile reperibilità e non peggiorano la crisi climatica.
Sole, vento e acqua sono la risposta più ovvia, più civile, più democratica e più conveniente che le tecnologie del XXI secolo ci consegnano.
Il fatto che i progetti di rinnovabili siano presentati e realizzati da privati, che poi vendono l’energia prodotta a prezzi stabiliti da norme statali e europee non è uno scandalo; chiaramente i progetti vanno valutati, a volte sono sbagliati, ma in Italia e in Toscana abbiamo anche il problema di essere in forte ritardo sullo sviluppo delle rinnovabili, cosa che avrà conseguenze sul clima ma anche sul costo delle bollette.
Se fosse lo Stato a costruire gli impianti, dovrebbe trovare i soldi, e toglierli da sanità, scuola, cultura, lavori pubblici.
Il progetto del Poggino, che ha sollevato critiche feroci e sovradimensionate, è compatibile con le necessità e l’emergenza attuali.
E’ un tipo di impianto necessario, di dimensioni ragionevoli e il fatto che sottragga terreno in parte coltivabile non è un problema, perchè per realizzare quanto serve in Italia, oltre ai tetti che sono utili ma non sono sufficienti, basterà l’1% della superficie agricola, che è un piccolo sacrificio che vale la pena sostenere, a fronte dei vantaggi e del contributo a mitigare la crisi climatica.
Alcuni miglioramenti e compensazioni al progetto potrebbero essere richiesti, in alternativa all’opposizione preconcetta che esagera le conseguenze negative e ignora quelle positive.
Crediamo che i cittadini che si sono mobilitati, siano in gran parte in buona fede, ma la chiusura totale è solo un favore a chi ci propone i tre scenari peggiori: negazionismo, attendismo, nuclearismo di Stato, facendo la gioia dei petrolieri che continuano a guadagnare miliardi che in parte reinvestono per contrastare chi cerca di porre un freno al disastro climatico in cui siamo entrati.
Il Direttivo di Legambiente Valdera





