Al momento non risultano casi accertati sul territorio pisano, ma l’inserimento di Altopascio in zona “I” porta l’emergenza praticamente alle porte di Castelfranco di Sotto.
La peste suina non si ferma e anche se in provincia di Pisa per il momento non sono stati rilevati casi è arrivata di fatto al confine con il territorio provinciale. Il comune di Altopascio, in provincia di Lucca, è stato recentemente inserito in zona I, ovvero area confinante con zone colpite e a rischio, in cui si applicano misure di prevenzione e controlli o più semplicemente ‘zona ad alto rischio, ma senza casi accertati’.
Il comune di Castelfranco di Sotto anche se per ora non ha registrato casi della malattia che colpisce cinghiali e suini, è geograficamente in prima linea nella zona delle frazioni Orentano, Villa Campanile e Galleno, che confinano con Altopascio e con cui condividono il territorio boschivo delle Cerbaie.
Per questo motivo l’assessore all’ambiente Davide Bartoli, si è subito attivato, cercando di avviare un’interlocuzione con gli organi sanitari veterinari e con il mondo dei cacciatori, che sono tra i principali frequentatori del bosco. L’uomo infatti se non si attiene a comportamenti corretti rischia di essere un vettore importante della malattia.
“Noi, come amministrazione, – spiega l’assessore all’ambiente della giunta Mini, Davide Bartoli – cercheremo di avere la massima cautela e inviteremo i cacciatori e in generale i frequentatori del bosco a mantenere l’atteggiamento più rispettoso possibile delle regole stabilite dalla Regione per evitare il propagarsi della malattia anche al nostro territorio, ma non sarà facile.!
“Le Cerbaie sono una porzione di territorio boschivo che insiste su vari comuni, Fucecchio, Castelfranco di Sotto, Santa Croce sull’Arno, Santa Maria a Monte, Calcinaia, Bientina e Altopascio e naturalmente i cinghiali non è che badano ai confini comunali. Semmai sarebbe importante cercare di arrestare la malattia sulla linea dell’Arno per evitare cioè che passi a i comuni a sud del fiume, che potrebbe rappresentare una barriera naturale.”
“Ovviamente non è facile capire come regolarsi ma cercheremo di attuare una buona campagna informativa a tutti gli interessati. Uno degli obiettivi principali è la tutela degli allevamenti di suini, il virus infatti negli allevamenti di suini può causare gravi danni economici e in generale di tutta filiera produttiva zootecnica del territorio. A Castelfranco non abbiamo grandi allevamenti di suini, ma qualcuno che li alleva o per uso domestico o per venderli c’è e quindi sarebbe importante evitare di fare entrare il virus nel nostro comune”.
La peste suina africana colpisce esclusivamente i cinghiali e i suini e non si trasmette alle persone. Gli uomini però possono essere i vettori del virus attraverso scarpe, indumenti, pneumatici delle automobili. In pratica il virus rimane sul terreno se ci passa un cinghiale malato e può attaccarsi a chi transita. In questo modo viene portato di zona in zona e va ad infettare gli animali di altre aree.
Attualmente le zone soggette a restrizione per la presenza di focolaio o la vicinanza con territori dove si sono verificati casi, più vicine al comune di Castelfranco di Sotto è la province di Lucca, ma il virus è arrivato da Massa-Carrara, e si è diffuso anche nelle province di Pistoia e Prato.
In Italia il focolaio più imponente è nel nord-ovest e interessa Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Toscana nord occidentale.
Le zone vengono classificate in questo modo: zona I, ad alto rischio ma senza casi accertati, zona II, con presenza della malattia nei cinghiali, zona III, con presenza della malattia nei suini domestici, con o senza casi nei cinghiali. Nelle zone II e III, le attività all’aperto nelle aree agricole e naturali – tra cui trekking, ciclismo, pesca, lavori agricoli e forestali, ricerca di funghi e tartufi, manifestazioni, campeggi, utilizzo delle aree picnic, transumanza e alpeggio – devono svolgersi rispettando specifiche misure di biosicurezza.
Per le attività agricole e forestali alcune prescrizioni si applicano anche nella zona I. Non si tratta di un divieto generalizzato, ma è indispensabile, rimanere sui sentieri e sui percorsi segnalati, tenere i cani al guinzaglio, non abbandonare rifiuti o avanzi di cibo e non alimentare i cinghiali, parcheggiare nelle aree indicate, evitando prati e zone con vegetazione, pulire e disinfettare calzature, ruote, attrezzature e mezzi dopo le attività, utilizzare prodotti disinfettanti idonei, rispettando scrupolosamente le indicazioni riportate sulle confezioni.
Per le attività che prevedono la partecipazione di più di 20 persone è necessario ottenere preventivamente il parere favorevole dell’Azienda sanitaria competente. Il promotore deve inoltre informare tempestivamente il Comune interessato. I Comuni sono chiamati ad affiggere l’apposita segnaletica nelle zone sottoposte a restrizione, diffondere le indicazioni alla cittadinanza e assicurare, dove previsto, l’organizzazione degli accessi, delle aree di parcheggio e dei necessari controlli.
Se un cittadino trova un cinghiale morto, ferito o in evidente difficoltà, non bisogna avvicinarsi né toccare l’animale. Occorre memorizzare la posizione e contattare il numero unico regionale 0573 306655, attivo tutti i giorni, festivi compresi, dalle 8 alle 20. La collaborazione di cittadini, associazioni, organizzatori e istituzioni è fondamentale per impedire la diffusione della malattia e tutelare gli allevamenti, il patrimonio zootecnico e le filiere produttive della Toscana. Lo riporta un comunicato diffuso dell’ufficio stampa del comune di Caastelfranco di Sotto




