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Eraldo Mangini, una vita tra Piaggio, Vespa e creatività: il racconto dell’uomo di Fornacette che ha trasformato ogni passione in una storia

11:15

Eraldo Mangini racconta la sua vita a Fornacette tra Piaggio, Vespa, scultura, famiglia e creatività: un percorso fatto di lavoro e passioni.

Ci sono persone che attraversano la vita lasciando semplicemente un ricordo. E poi ci sono quelle che, con le proprie mani, costruiscono qualcosa che rimane: un oggetto, una scultura, una Vespa trasformata, un progetto, ma soprattutto legami, passioni e ricordi.

La storia di Eraldo Mangini è fatta proprio di questo. È una storia profondamente legata al territorio, alla famiglia, al lavoro e alla creatività.

Una storia iniziata a Peccioli nel 1955 e proseguita a Ponsacco e poi a Fornacette, passando attraverso la Piaggio, il Centro Stile, il legno, la scultura, le Vespa, i Ciao, la pittura e una lunga serie di incontri che hanno lasciato il legno.

È soprattutto la storia di un uomo che non ha mai smesso di costruire. Prima con gli scalpelli, poi con gli attrezzi, con la saldatrice, con le idee e, in fondo, con la propria vita.

Eraldo nasce a Peccioli nel 1955, in casa, con la balia, come prevedeva la consuetudine di quegli anni.

Poco dopo la famiglia si trasferisce a Ponsacco, dove il padre trova un posto da operativo. La famiglia cresce: arrivano un fratello e una sorella e, insieme a loro, anche una delle grandi conquiste di quegli anni, la prima automobile.

Era una 500 Giardinetta. Per la famiglia Mangini quella macchina sembrava quasi una Ferrari. Un piccolo simbolo di una vita che cambiava e che, passo dopo passo, prendeva forma.

A scuola Eraldo è bravo. Ma negli anni in cui frequentava le medie c’era un’abitudine diversa da quella di oggi: terminata la scuola, a giugno, molti ragazzi iniziavano subito a imparare un mestiere.

Eraldo capita nella bottega di un intagliatore. È lì che qualcosa scatta. Gli scalpelli, il legno, la possibilità di trasformare un pezzo di materia in qualcosa di completamente diverso lo conquistano.

Una passione che non rimarrà un semplice passatempo, ma diventerà una delle grandi costanti della sua vita.

Dopo le medie frequenta l’istituto professionale del legno. Ed è proprio lì che incontra Dante Dainelli, un artista della sua stessa età.

Quell’incontro segna una svolta. Da allora Eraldo non smetterà più di scolpire.

Santi, Madonne, Cristi, animali di ogni tipo, realizzati per amici e parenti. E un’infinità di legno passato sotto le sue mani.

«Quanto legno ho scolpito!», racconta oggi a VTrend ripensando a quegli anni.

Una frase semplice che restituisce perfettamente la quantità di tempo, passione e lavoro che c’è dietro una vita trascorsa a creare.

Nel 1978 arriva un altro passaggio fondamentale: Eraldo viene assunto alla Piaggio.

L’impatto è fortissimo. Quel luogo così grande lo affascina, ma ancora di più lo colpiscono le persone che ci lavorano.

Sono ragazzi come lui, con la stessa voglia di stare insieme, scherzare, lavorare e condividere le giornate. Eraldo, con il suo carattere aperto, si trova immediatamente a suo agio. «Sembrava di essere a una festa», ricorda.

E lui, in mezzo a quella festa, aveva il carattere giusto per andare d’accordo con tutti.

La Piaggio diventerà così una parte fondamentale della sua vita professionale, ma anche il terreno sul quale alcune delle sue passioni troveranno nuove strade.

Nel 1980 Eraldo si sposa. Arriva anche Fornacette, dove la famiglia si stabilisce in una casa colonica acquistata dai genitori con tanto sacrificio. L’immobile viene diviso in tre appartamenti: uno per i genitori, uno per il fratello e uno per Eraldo.

È proprio quello in cui vive ancora oggi. Ma c’è un’altra stanza, o meglio un altro spazio, che racconta molto di lui: il garage. Eraldo lo trasforma nel suo laboratorio, lo riempie dei suoi attrezzi e continua a scolpire e dipingere.

Le sue mani non smettono mai di lavorare. E poi arriva un’altra possibilità, nata proprio dalla Piaggio: iniziare a modificare “Vespini” e Ciao. Per Eraldo è puro divertimento.

Modificare, inventare, costruire qualcosa di diverso, farlo insieme agli amici: ancora una volta il lavoro e la passione finiscono per incontrarsi.

Nel 1984 nasce Elisa. Eraldo diventa padre e la sua creatività trova una nuova destinataria. «Tutti i giochi glieli costruivo io», racconta.

Non semplicemente acquistati, dunque, ma pensati, realizzati e costruiti con le proprie mani.

Poi, nel 1994, arriva il divorzio. Un momento difficile, che cambia profondamente la sua vita. Eraldo riesce però a tenere con sé Elisa e affronta anche la responsabilità più grande: quella di crescerla.

Oggi guarda a quella parte della sua vita con orgoglio. Pensa di averla educata nel modo giusto. Una donna che, secondo il padre, ha imparato a ragionare con la propria testa.

Ed è forse questo uno dei traguardi dei quali va più fiero.

Un anno dopo, nel 1995, arriva un altro incontro destinato a cambiare tutto. Eraldo conosce una ragazza e capisce quasi subito che potrebbe essere quella giusta.

«Ci perdo la testa», racconta. E accade qualcosa di inatteso: scopre persino di essere poeta.

Arrivano le lacrime, arrivano le poesie, arrivano emozioni che forse fino a quel momento non aveva mai messo nero su bianco.

Dopo un po’ lei va a convivere con Eraldo ed Elisa. Non mancano le paure. Una nuova famiglia da costruire, equilibri da trovare, un passato da lasciare alle spalle. Ma funziona. Funziona grazie all’impegno di tutti.

Nel 2001 nasce Emanuele. Per tutti è una benedizione. E la sua nascita porta con sé anche una riconciliazione importante: quella con il suocero, che inizialmente non era molto favorevole alla loro storia.

Nel 2004 Eraldo e Anna si sposano. Da quel momento, racconta, la loro storia diventa ancora più bella. Nel frattempo la passione per le Vespe continua a crescere.

Dopo aver restaurato una Vespa 125 Primavera, Eraldo decide di utilizzare quei soldi per acquistare una saldatrice semiprofessionale.

E con quella saldatrice costruisce qualcosa di molto particolare: un sidecar per il Ciao. Non un progetto fine a se stesso. Lo costruisce per poter portare in giro sua figlia!

In quell’immagine c’è forse tutta la filosofia di Eraldo: inventare, costruire, sperimentare, ma soprattutto farlo per qualcuno, trasformando un oggetto in un ricordo destinato a durare.

La sua esperienza professionale raggiunge poi uno dei momenti più importanti con l’ingresso al Centro Stile Piaggio.

Qui Eraldo incontra tre giovani designer, ragazzi di circa vent’anni provenienti da Como, Genova e Roma. Nasce un team fortissimo.

Eraldo non è il designer, ma diventa qualcosa di altrettanto importante: il collante del gruppo, la persona capace di far scorrere il lavoro.

«Io ero il legante che faceva scorrere il lavoro», racconta. In pochi anni vengono sviluppati numerosi progetti, tra cui Beverly, X7, Vespa 945 e altri.

Ma nei suoi ricordi non ci sono soltanto i nomi dei progetti. C’è soprattutto il piacere di lavorare insieme. La cosa più bella, dice, era che si divertivano a lavorare.

Si entrava e si usciva anche alle 20 di sera, ma si tornava a casa contenti. Per Eraldo il lavoro non era soltanto un orario da rispettare: era un luogo nel quale creare, confrontarsi e stare insieme.

La creatività di Eraldo non si ferma al mondo Piaggio. Un giorno gli portano a casa una moto da customizzare. È di un signore di Parma ed è una BMW 1200.

Eraldo ci mette ancora una volta mani, idee e passione. Il risultato viene benissimo.

E il pagamento è decisamente particolare: il proprietario lo ricompensa con del Parmigiano. «Era molto buono», racconta sorridendo.

Un piccolo episodio che sembra quasi una fotografia della sua personalità: il lavoro fatto bene, la soddisfazione di vedere il risultato e, alla fine, anche un premio decisamente gustoso.

Oggi Eraldo continua a coltivare quelle passioni che lo hanno accompagnato per tutta la vita. Alla palestra che frequenta ha regalato un busto, che ancora oggi dà colore all’ingresso. Perché anche ciò che crea continua a vivere nei luoghi e nelle persone che incontra.

E poi c’è un appuntamento quasi immancabile. Spesso Eraldo si ferma a chiacchierare dal Nencioni, di Fornacette, grande esperto di moto e Vespe d’epoca.

E anche lì, nonostante una vita trascorsa tra motori, Vespe, progetti e restauri, c’è sempre qualcosa da imparare.

La storia di Eraldo Mangini è, in fondo, una lunga storia di passioni.

È quella di un bambino nato a Peccioli che cresce a Ponsacco, di un ragazzo che scopre il legno e gli scalpelli, di un lavoratore che entra alla Piaggio e trova una seconda casa, di un padre, di un marito che ricomincia e di un professionista che al Centro Stile diventa il punto di raccordo di una squadra di giovani creativi.

Ma soprattutto è la storia di qualcuno che non ha mai smesso di fare. Scolpire, dipingere, restaurare, modificare, saldare, progettare.

Eraldo ha attraversato le diverse stagioni della sua vita portandosi dietro la stessa curiosità del ragazzo che, finite le medie, entrò nella bottega di un intagliatore e rimase affascinato dagli scalpelli.

Forse è proprio lì che si trova il filo rosso di tutta la sua storia: nella voglia di prendere qualcosa che esiste già e trasformarlo in qualcos’altro.

Un pezzo di legno diventa una scultura.
Un Ciao diventa un sidecar.
Una Vespa torna a nuova vita.
Un garage diventa un laboratorio.
Un incontro diventa una famiglia.
E un lavoro diventa una passione.

A distanza di tanti anni, Eraldo continua a guardare avanti con la stessa curiosità. Perché per chi ha passato una vita a costruire, probabilmente, non esiste davvero un momento in cui smettere di creare.

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