Turni fino a 16 ore al giorno, operai irregolari pagati a cottimo e costretti a vivere all’interno della fabbrica. È quanto avrebbe scoperto un’indagine della Guardia di Finanza, che ha portato all’arresto di un imprenditore con l’accusa di sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita.
PRATO – Un imprenditore cinese è stato arrestato a Prato con l’accusa di sfruttamento del lavoro, intermediazione illecita e impiego di manodopera clandestina. La misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico è stata disposta dalla Procura al termine di un’indagine durata oltre un anno.
Secondo gli accertamenti, nell’azienda lavoravano una ventina di operai cinesi, per lo più irregolari, costretti a sostenere turni fino a 16 ore al giorno, sette giorni su sette. I lavoratori, privi delle tutele previdenziali previste dalla legge, vivevano inoltre in dormitori ricavati all’interno della stessa fabbrica.
Le indagini hanno fatto emergere anche un sistema di retribuzione a cottimo: gli operai venivano pagati pochi centesimi per ogni prodotto realizzato, con compensi ampiamente inferiori ai minimi salariali stabiliti dai contratti di categoria.
L’inchiesta ha preso avvio dalla segnalazione di due lavoratrici che hanno denunciato le difficili condizioni in cui erano costrette a operare. Gli approfondimenti condotti dalla Guardia di Finanza, con il supporto dell’Asl, hanno consentito di ricostruire il presunto sistema di sfruttamento e di accertare anche diverse irregolarità di natura fiscale.
Per l’imprenditore non si tratta del primo procedimento per fatti analoghi. L’uomo era infatti già stato condannato in passato per reati legati allo sfruttamento della manodopera. L’attività investigativa prosegue per verificare eventuali ulteriori responsabilità e accertare la posizione di altri soggetti coinvolti.





