Don Giacomo, nato a Calcinaia, sarà ordinato sacerdote l’8 dicembre: una chiamata che diventa missione nel nome della Misericordia
Una gioia inaspettata durante una Messa, le parole del Vangelo che sembrano rivolte proprio a lui, il pellegrinaggio a Medjugorje e la scelta di lasciare il lavoro e la vita di prima per seguire la propria vocazione. L’8 dicembre sarà ordinato sacerdote. «La mia è stata una vita burrascosa, con tanti errori e colpe, ma sento forte la misericordia di Dio».
Certe chiamate non arrivano all’improvviso. Si fanno strada lentamente, attraversano momenti di inquietudine, ritornano quando meno te lo aspetti e, a un certo punto, diventano impossibili da ignorare.

È quello che è successo a Giacomo Liberto, 38 anni, originario di Calcinaia, che l’8 dicembre 2026 sarà ordinato sacerdote. Una storia di fede ritrovata, di cambiamenti profondi e di una scelta maturata nel tempo, fino a diventare il centro della sua vita.
Oggi Giacomo è diacono transeunte e presta servizio al Duomo di Barga. Ma il suo percorso non è iniziato tra le mura di una chiesa. Dopo aver seguito il cammino di iniziazione cristiana fino alla Cresima, come accade a tanti ragazzi, si era allontanato dalla fede. Aveva iniziato a lavorare, costruito la propria quotidianità e vissuto una relazione sentimentale. La Chiesa non faceva più parte dei suoi interessi.

Poi, una vigilia di Natale, un invito destinato a cambiare qualcosa dentro di lui. La fidanzata gli chiese di accompagnarla alla Messa nella sua parrocchia. Giacomo accettò senza particolari aspettative: «Pensai che una Messa male non facesse».
Fu proprio durante quella celebrazione che accadde qualcosa che, ancora oggi, ricorda con grande emozione. «Ho sentito una gioia che non avevo ricercato, una gioia grande nel cuore, tanto da arrivare alla commozione e alle lacrime. Non sapevo nemmeno da dove venisse».
Quando uscì dalla chiesa si portò dietro una domanda: da dove arrivava quella sensazione? Avrebbe voluto capirlo, ma non era ancora pronto a cambiare vita. Continuò a lavorare, a frequentare la ragazza e a occuparsi dei suoi impegni. Quella gioia, però, non lo lasciò più. «Mi inseguiva, mi tormentava. Ogni tanto riaffiorava e me la ricordavo».
La svolta arrivò alla fine del 2015. Una domenica mattina, dopo aver terminato il lavoro nella sua gelateria in Valdera, sentì il desiderio di tornare a Messa nella sua parrocchia di Calcinaia, allora e ad oggi guidata da don Roberto Fontana.

Entrò in chiesa e si mise in fondo, quasi senza voler essere notato. Poi arrivò la lettura del Vangelo: l’episodio del giovane ricco che domanda a Gesù che cosa debba fare per ottenere la vita eterna.
Due passaggi lo colpirono in modo particolare: «Fissatolo, lo amò» e «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi».
Parole che, racconta, sembravano rivolte proprio a lui. «Ho avuto la sensazione che tutto intorno si fosse fermato e che Gesù stesse parlando direttamente al mio cuore. In quel momento ho dato finalmente un senso alla gioia che avevo provato tre anni prima».
Da lì cominciò un ritorno sempre più stabile alla fede. La Messa domenicale, la preghiera, il Rosario, l’Ufficio delle letture e poi i primi servizi in parrocchia, dalle letture alla preghiera dei fedeli. Un percorso non privo di timori, soprattutto per il giudizio degli altri e per il suo passato.
Accanto a lui, in quella fase, ci furono anche i genitori, ai quali oggi dedica un ringraziamento particolare. «Hanno una fede grandissima, ma silenziosa. Non mi hanno mai imposto niente. La loro è stata una testimonianza concreta: vedevo la loro vita e capivo che tutto quello che avevano costruito aveva come fondamento Gesù».
Circa sei o sette mesi dopo il ritorno in chiesa, Giacomo partì per Medjugorje insieme alla parrocchia, partecipando a uno dei pellegrinaggi organizzati anche per portare aiuti umanitari.
All’inizio, ammette sorridendo, non rimase particolarmente impressionato. «Appena sceso dal pulmino pensai: “Ma è tutta qui Medjugorje? Che cosa sono venuto a fare?”. Poi, nel giro di un’ora, mi sono ritrovato completamente immerso in quel luogo. Sentivo una gioia e una pace che mi avvolgevano».
Il momento più intenso arrivò sul Monte delle Apparizioni, davanti alla Madonna. Lì Giacomo si lasciò andare a un pianto profondo, quasi liberatorio. «È stato un modo di riguardare la mia vita. Ho sentito che tutto quello che avevo commesso, i miei errori e le mie colpe, era nelle mani di Dio. Era come se mi venisse detto: “Non ti preoccupare, vai avanti”».
Fu un passaggio importante anche nella maturazione della sua vocazione. Accanto alla gioia e alla ritrovata fede, iniziò a sentire il desiderio di vivere il celibato e la castità. Una scelta che avrebbe inevitabilmente coinvolto anche la sua relazione sentimentale.
La decisione di intraprendere un cammino sempre più radicale non fu semplice neppure sul piano personale. La fidanzata aveva già notato il suo cambiamento, ma la scelta di vivere la relazione nella castità rappresentò per lei una ferita.
La relazione, che attraversava già alcune difficoltà, si concluse circa un anno dopo. Ma nonostante la separazione, tra i due è rimasto un rapporto splendido. Tanto che la sua ex fidanzata sarà presente per il conferimento a sacerdote di Giacomo, l’8 dicembre a Pisa.
Più complessa fu la comunicazione della decisione ai genitori.«I miei genitori erano felici del mio ritorno a Dio, ma quando ho detto loro che sarei entrato in seminario è stata una sofferenza. Io avrei dovuto essere parte del futuro dell’azienda. Riconosco che per loro è stata una ferita».
La vocazione, tuttavia, continuava a crescere. Per superare le proprie paure e capire se fosse davvero pronto, Giacomo decise di affrontare anche una sfida personale: conseguire il diploma che non aveva mai ottenuto, frequentando una scuola serale mentre continuava a lavorare.
Si era posto una condizione: se fosse riuscito a diplomarsi, sarebbe entrato in seminario. Il risultato arrivò, anche brillantemente. Fu quella la spinta definitiva per comunicare ai genitori la sua decisione.
«Dopo Medjugorje sono stato due anni a interrogarmi. Mi chiedevo se il Signore non mi stesse chiamando a qualcosa di più. Quel fuoco che avevo dentro continuava ad aumentare. Anche don Roberto mi ha aiutato molto a vedere alcune cose e lo ringrazio per questo».
C’è un elemento che Giacomo riconosce come un filo conduttore della propria vita: la misericordia.
Il suo ritorno alla Chiesa è avvenuto nell’anno del Giubileo della Misericordia, indetto da papa Francesco. E anche un’altra data assume per lui un significato particolare: è stato ordinato diacono nel giorno della Divina Misericordia.
«La mia è stata una vita burrascosa, con tanti errori e colpe, ma sento forte questa misericordia di Dio. Vedo un disegno di Dio in tutte queste occasioni».
L’8 dicembre 2026, nella solennità dell’Immacolata Concezione, Giacomo compirà il passo che lo porterà al sacerdozio. Una scelta che non cancella il passato, ma che nasce proprio dalla consapevolezza di aver trovato una strada nuova.
E quale sacerdote immagina di diventare? La risposta è nelle parole che usa per descrivere il suo futuro ministero: servizio, umiltà e misericordia.
«Il mio futuro da prete lo vedo come un servizio umile, un ministero avvolto dalla misericordia. Vorrei non far sentire nessuno escluso e far capire che la misericordia è più grande delle nostre mancanze, di qualsiasi cosa. La misericordia di Dio non ci abbandona, ci accompagna».
Anche il suo modo di guardare alla Chiesa è profondamente cambiato. Da ragazzo aveva una percezione diversa, quasi distorta, maturata anche attraverso le proprie ferite e una scarsa autostima. Gli sembrava che chi frequentava la Chiesa fosse considerato buono e saggio, mentre chi ne restava fuori venisse giudicato diversamente.
Oggi, dopo averla vissuta dall’interno, riconosce che la Chiesa è fatta di persone e, quindi, anche di fragilità ed errori. Non nasconde di vedere alcune derive, ma continua a riconoscere in essa una presenza che va oltre le debolezze umane.
La descrive con un’immagine intensa: «La mia visione della Chiesa è quella di una sposa ferita, malata, che ha le doglie del parto. È una sposa che soffre, ma ha uno sposo che supera tutto. Non dobbiamo avere paura».
Un pensiero che sembra racchiudere anche il senso del suo percorso: non una vita senza errori, ma una vita in cui gli errori non rappresentano necessariamente l’ultima parola.
Adesso, a pochi giorni dall’ordinazione, Giacomo guarda anche alle persone che lo hanno accompagnato e sostenuto, a Calcinaia come a Barga.
Il suo è un messaggio semplice, rivolto a entrambe le comunità: «Ringrazio tutti per il bene che mi vogliono e per l’affetto che mi dimostrano. L’invito è quello di continuare a volermi bene e pregare. Vi aspetto tutti alla mia ordinazione e alla prima Messa che celebrerò a Calcinaia».
L’ordinazione sacerdotale è in programma l’8 dicembre 2026, mentre la prima celebrazione nella sua comunità d’origine sarà domenica 13 dicembre alle 10.30 a Calcinaia.
Per Giacomo sarà il ritorno nella chiesa da cui tutto è ripartito. Non più il ragazzo che, dopo anni di lontananza, si sedeva in fondo per non farsi notare, ma un sacerdote pronto a celebrare la sua prima Messa davanti alla comunità che lo ha visto crescere.
Una storia che attraversa dubbi, rinunce, affetti e cambiamenti. E che lui stesso riconduce a una parola: misericordia.
Intervista realizzata da VTrend, autorizzata da don Giacomo Liberto





