Diomede Barchiesi, morto a 50 anni, aveva scelto di donare gli organi: il suo fegato ha salvato una vita a Pisa.
Dietro il trapianto di fegato eseguito all’ospedale di Cisanello a Pisa nella notte tra il 14 e il 15 agosto c’è una storia drammatica, ma anche un gesto di grande generosità.
È quella di Diomede Barchiesi, 50 anni, morto sul lungomare di Fossacesia dopo essere intervenuto per proteggere i propri figli e cercare di fare da paciere durante una lite.
Secondo quanto raccontato da Monia Monni, assessora alla Sanità e alle Politiche sociali della Regione Toscana, Diomede sarebbe stato colpito improvvisamente, cadendo sull’asfalto e riportando lesioni che si sono rivelate fatali.
Nel pieno di una tragedia che ha sconvolto la sua famiglia, una scelta compiuta quando era ancora in vita ha però permesso di dare una possibilità a persone che stavano lottando per sopravvivere.
Quando aveva rinnovato la carta d’identità, Diomede aveva scelto di acconsentire alla donazione degli organi. Una decisione che, dopo la sua morte, ha permesso di avviare una complessa macchina dei soccorsi e dei trapianti.
Il suo fegato è stato destinato alla Toscana e trasportato a Pisa, dove l’Ospedale di Cisanello ospita uno dei centri trapianti più importanti d’Europa.
Il fattore tempo, in questi casi, è fondamentale. L’équipe medica pisana si è attivata nel cuore della notte, proprio durante il periodo festivo, per raggiungere il luogo del prelievo e procedere con tutte le operazioni necessarie.
L’organo è quindi arrivato a Pisa, dove è stato utilizzato per un trapianto che ha permesso di salvare una vita.
Ma la generosità di Diomede non si è fermata al fegato. Anche il cuore e i reni sono stati destinati ad altri pazienti, rispettivamente a Bergamo e L’Aquila, offrendo loro una nuova speranza.
In una vicenda segnata da una perdita improvvisa e dolorosa, il pensiero va soprattutto alla moglie e ai figli di Diomede, chiamati ad affrontare un momento devastante.
La famiglia ha sostenuto la volontà espressa dall’uomo quando era ancora in vita, trasformando una scelta personale in un gesto capace di avere conseguenze concrete sulla vita di altre persone.
«Il dolore per una perdita del genere resta enorme», ha sottolineato Monni, evidenziando come la scelta di questo padre rappresenti «un gesto straordinario» che, nel buio della tragedia, ha permesso di offrire una nuova speranza ad altri pazienti.





