La richiesta fa seguito all’assemblea del 29 giugno 2026
Peccioli, 1 agosto 2026. A seguito dell’assemblea dei soci di Retiambiente tenutasi il 29
giugno 2026, è emersa una situazione critica per l’azienda. L’approvazione del piano
industriale, privato dell’impianto di ossidazione termica, rende di fatto impossibile per
Retiambiente chiudere il ciclo dei rifiuti, mettendola in una posizione di impotenza
strategica.
La decisione dell’assemblea e le sue conseguenze
Contrariamente al percorso intrapreso dal consiglio di amministrazione a partire dal 2022,
l’assemblea ha deciso di annullare la partecipazione a Novatosc, incaricata della
realizzazione dell’impianto di ossidazione termica. Questa scelta depotenzia il percorso
strategico dell’azienda, lasciandola priva di un elemento fondamentale per una gestione
efficiente, sostenibile e conforme al piano regionale dei rifiuti.
La mancanza di un impianto di chiusura del ciclo costringerà nel prossimo futuro a
inviare una parte dei rifiuti a impianti di termovalorizzazione fuori regione o addirittura
all’estero, con un inevitabile aumento dei costi. Tale scenario è aggravato da commenti
che esprimono soddisfazione per l’abbandono del progetto, visioni strategiche miopi
focalizzate su piccoli impianti locali o la convinzione errata che il protocollo rifiuti zero
possa essere una soluzione. La realtà è che l’unica alternativa concreta
all’ossicombustore sarebbe il revamping degli impianti di Pisa e Livorno, opzione però
fino ad oggi non perseguita. E non mi pare una buona idea. Tertium non datur, l’opzione
rifiuti zero non è una soluzione, è solo uno stato dell’anima.
Una società senza prospettiva industriale
Retiambiente si trova ora in una posizione precaria, limitata non solo dalla mancanza
dell’impianto ma anche dal mantenimento di 11 società operative locali, un ostacolo alla
razionalizzazione e al rispetto della normativa. Proseguendo su questa strada, un
aumento della TARI sarà inevitabile. Senza investimenti strategici, l’azienda non ha
futuro, perde valore e non assume alcun peso negli equilibri regionali.
Appello alla responsabilità e proposte future
In vista del rinnovo del consiglio di amministrazione, si esorta a dare un mandato
preciso ai futuri amministratori, basato su una visione strategica chiara.
La mancanza di un impianto non solo costringerà a smaltire i rifiuti fuori regione o
all’estero, ma espone anche la Regione Toscana al rischio di sanzioni dell'Unione
Europea per il mancato rispetto della normativa sui rifiuti.
Il Comune di Peccioli, consapevole della gravità della situazione venutasi a creare, in
qualità di socio di riferimento di Belvedere SpA, che a sua volta detiene la maggioranza
delle azioni in Novatosc, si farà parte attiva perché la stessa Novatosc presenti una
proposta al nuovo CDA di Retiambiente per recuperare una prospettiva industriale
credibile, nel rispetto della normativa e con l’obiettivo di contenere le tariffe.
Chi continuerà a sostenere soluzioni che non sono tali si assumerà una notevole
responsabilità. Mi auguro che, nell’interesse di tutti, prevalga il buonsenso.
Peccioli farà la sua parte nell’interesse del proprio territorio e dell’intera Regione.





