Nel comunicato stampa prodotto da USB si riporta: Il prossimo 6 agosto si terrà un nuovo incontro sulla vertenza Takeda. In quella sede l’azienda dovrà chiarire se intende aprire un ammortizzatore sociale oppure proseguire con una scelta che USB continua a ritenere ingiustificata: l’espulsione dei lavoratori in staff leasing.
Il comunicato USB continua: «in queste settimane è emerso con ancora maggiore evidenza un dato che rende incomprensibile la posizione aziendale. Nei reparti e sulle linee produttive il personale è insufficiente: l’azienda ricorre agli straordinari e, contemporaneamente, è alla ricerca di nuovi lavoratori. Se il lavoro c’è e gli organici sono già in sofferenza, perché mandare via chi da anni garantisce la produzione?
A questo si aggiunge un fatto gravissimo: mentre si sostiene che ci sarebbe un esubero di personale, ai lavoratori in staff leasing vengono bloccate ferie e permessi per esigenze produttive. Una scelta che conferma come il problema non sia la mancanza di lavoro, ma la carenza di organico. Se un’azienda non può concedere ferie e permessi perché il personale non è sufficiente, significa che quei lavoratori sono indispensabili e devono rimanere al loro posto.»
Per USB questa contraddizione dimostra che non esistono reali motivazioni produttive per interrompere il rapporto con i lavoratori in staff leasing. Al contrario, tutti gli elementi portano nella direzione opposta: mantenere l’occupazione e utilizzare gli strumenti di tutela previsti, a partire dagli ammortizzatori sociali.
Riteniamo inoltre che questa scelta sia influenzata anche dalle conseguenze della recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul ricorso abusivo alla somministrazione di lavoro. Una sentenza che richiama le aziende al rispetto della normativa e che mette in discussione l’utilizzo strutturale e permanente di lavoratori formalmente dipendenti dalle agenzie ma impiegati per anni nelle stesse attività.
La situazione di Takeda è emblematica – scrive la USB – . Tra gli stabilimenti di Pisa e Rieti si è arrivati ad una presenza di circa il 50% di lavoratori diretti e il 50% di lavoratori in somministrazione: una percentuale di precarietà inaccettabile per un gruppo multinazionale che opera in un settore strategico come quello farmaceutico e che beneficia di rapporti di collaborazione con le istituzioni, a partire dalla Regione Toscana e dal Ministero.
USB ribadisce che il lavoro stabile deve essere svolto da lavoratori stabili. Non è più accettabile utilizzare la somministrazione come strumento ordinario per coprire esigenze permanenti dell’azienda.
Per questo – scrive USB – chiediamo a Takeda di ritirare la decisione di interrompere il rapporto con i lavoratori in staff leasing, di sbloccare immediatamente ferie e permessi, di aprire gli ammortizzatori sociali e di avviare un percorso che garantisca la continuità occupazionale di tutti i lavoratori coinvolti.
USB continuerà la mobilitazione fino a quando non saranno garantiti occupazione, diritti e dignità a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori.
Fonte: USB – Unione Sindacale di Base





