Studio sulle zecche nel Parco di San Rossore: trovati microrganismi potenzialmente patogeni. Ecco cosa significa e quali precauzioni adottare.
Con l’estate aumentano le passeggiate, le escursioni e le giornate trascorse nei boschi e nelle aree naturali. Ma cresce anche la possibilità di entrare in contatto con le zecche, piccoli parassiti che possono trasmettere batteri e altri microrganismi responsabili di malattie nell’uomo.
A richiamare l’attenzione è un recente studio realizzato in collaborazione tra l’Università di Pisa e l’Università di Sassari, con il contributo dell’Ente Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli.
La ricerca ha analizzato le zecche presenti nel territorio del Parco per verificare la circolazione di agenti potenzialmente pericolosi per la salute umana.
I ricercatori hanno esaminato 475 zecche, suddividendole per le analisi in 148 piccoli gruppi. In quasi il 69% dei campioni, quindi in circa 7 su 10, è stato individuato almeno un microrganismo potenzialmente patogeno.
Questo dato non significa che chi viene punto abbia il 69% di probabilità di ammalarsi: le analisi sono state effettuate su gruppi di zecche e non sui singoli esemplari. Dimostra però che nel territorio del Parco circolano diversi agenti patogeni e che una puntura non deve essere ignorata.
Le infezioni trasmesse dalle zecche possono manifestarsi inizialmente con sintomi generici, come febbre, mal di testa, forte stanchezza, dolori muscolari e articolari. Disturbi che, soprattutto nelle prime fasi, possono essere facilmente confusi con una normale influenza.
Tra gli agenti individuati nello studio vi sono batteri che possono provocare l’anaplasmosi, caratterizzata soprattutto da febbre e malessere generale, e alcune specie di Borrelia, associate a sindromi febbrili che possono anche ripresentarsi nel tempo.
Altri batteri appartenenti al genere Borrelia possono causare la malattia di Lyme. Uno dei segnali più conosciuti è un arrossamento della pelle che tende ad allargarsi intorno al punto della puntura.
Se non riconosciuta e curata, la malattia può in alcuni casi interessare le articolazioni, il sistema nervoso e, più raramente, il cuore.
È comunque importante precisare che le specie rilevate nello studio non dimostrano direttamente la presenza dei principali agenti responsabili della Lyme. Quasi un campione su quattro conteneva inoltre due o più microrganismi contemporaneamente. Anche questo dato non permette di calcolare il rischio legato alla puntura di una singola zecca, ma conferma la presenza di una circolazione complessa di patogeni nell’ambiente.
Il messaggio non è quello di rinunciare alle attività all’aperto, ma di adottare alcune semplici precauzioni. Dopo una passeggiata è sempre opportuno controllare attentamente il corpo, soprattutto gambe, inguine, ascelle, addome, collo e cuoio capelluto. È utile verificare anche gli indumenti e gli animali domestici.
Quando si trova una zecca attaccata alla pelle, deve essere rimossa rapidamente con una pinzetta a punta fine, afferrandola il più vicino possibile alla cute ed evitando di schiacciarla. È consigliabile annotare la data della puntura e osservare la zona nelle settimane successive.
In assenza di sintomi non è necessario sottoporsi automaticamente ad analisi. Se però compaiono febbre, stanchezza intensa, dolori muscolari o articolari, mal di testa, disturbi neurologici oppure un arrossamento che tende ad allargarsi, è importante rivolgersi al medico e riferire chiaramente la precedente puntura di zecca. Sarà il medico a valutare l’opportunità di accertamenti specifici.
Boschi e aree naturali possono essere frequentati serenamente: controllarsi al termine dell’escursione e rimuovere tempestivamente un’eventuale zecca sono gesti semplici, ma importanti.
Lo studio completo, pubblicato sulla rivista scientifica Biology, è consultabile qui: Leggi l’articolo completo





