Il 2 giugno a Pontedera si è svolta una manifestazione contro la costruzione di una nuova base militare e contro le politiche di riarmo. In piazza sono scese diverse realtà sindacali e sociali per protestare contro quella che definiscono “economia di guerra”.
PONTEDERA – Il 2 giugno a Pontedera si è svolta una manifestazione contro la realizzazione di una nuova base militare e contro le politiche di riarmo, promossa da Movimento No Base – né coltano né altrove. In piazza sono scese diverse realtà sindacali e sociali, con in prima linea USB e i movimenti territoriali contrari alla militarizzazione dei territori.
Il corteo ha portato in strada lo slogan “No alla nuova base militare, giù le armi, su i salari”, contestando la costruzione di nuove infrastrutture militari e l’espansione delle servitù sul territorio. Secondo gli organizzatori, tali processi rappresenterebbero un danno per le classi popolari, chiamate a sostenere il peso economico e sociale delle politiche di guerra.
Nel corso della mobilitazione è stata espressa una forte critica alle politiche internazionali e ai conflitti in corso. USB ha denunciato il ruolo di governi e organizzazioni internazionali nel sostegno a scenari di guerra, citando in particolare la situazione in Palestina e altre aree di crisi globale.
La manifestazione ha inoltre collegato il tema della militarizzazione alle condizioni del lavoro, sostenendo che l’aumento della spesa militare si traduca in precarietà, compressione dei diritti e riduzione delle risorse destinate al welfare. “La guerra esterna si accompagna sempre a una guerra interna contro il lavoro e il conflitto sociale”, è stato uno dei messaggi rilanciati durante la giornata.
Il corteo si è concluso con un presidio e la lettura degli interventi dei partecipanti. Gli organizzatori hanno ribadito la volontà di proseguire la mobilitazione contro l’economia di guerra e contro ogni progetto di nuova infrastruttura militare sul territorio.
La giornata si è chiusa con lo slogan finale: “No alla base militare, no all’economia di guerra, stop al genocidio in Palestina, giù le armi e su i salari”.





