Una mattinata di memoria, partecipazione e istituzioni quella andata in scena oggi in piazza Garibaldi, nel cuore di Pontedera, in occasione delle celebrazioni per la Festa della Liberazione.
Il 25 aprile si è aperto alle 10.30 con il tradizionale ritrovo di autorità civili e militari, delle associazioni combattentistiche e dei cittadini. Momento centrale della cerimonia è stato l’omaggio ai Caduti con la deposizione di una corona al monumento, gesto simbolico che ha raccolto un momento di silenzio e raccoglimento da parte dei presenti.

A prendere la parola sono stati il sindaco Matteo Franconi e i rappresentanti di ANPI e ANED, che hanno richiamato il valore della memoria storica e dell’impegno civile nella difesa dei principi democratici sanciti dalla Liberazione.

Particolarmente significativa la partecipazione delle Vespa, presenza simbolica che ha richiamato uno dei prodotti iconici della tradizione industriale del territorio in occasione dell’80° anniversario della sua nascita.

A rendere ancora più solenne e partecipata la cerimonia è stata l’esibizione musicale dell’orchestra giovanile degli Istituti Comprensivi di Pontedera, che ha eseguito diversi brani contribuendo a creare un momento di forte coinvolgimento emotivo.
Il discorso de

l sindaco di Pontedera Matteo Franconi:
“Grazie di esser qui stamani a celebrare l’81esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dall’oppressione nazifascista. Un saluto alle autorità civili, militari e religiose presenti, alle associazioni, alle forze politiche, agli amministratori, all’Orchestra Giovanile degli Istituti comprensivi di Pontedera, al Vespa Club Pontedera che poco fa ci ha ricordato che questa festa della liberazione coincide con l’80° compleanno di una icona della nostra città, forse la più importante, che da Pontedera ha conquistato il mondo grazie al genio di chi l’ha pensata e voluta, grazie alla fatica, la lotta, la passione e il lavoro delle donne e degli uomini della Piaggio che l’hanno costruita.

Per ultimo, ma non ultimo, un pensiero di gratitudine lo rivolgo a tutti i cittadini presenti in questa piazza e un pensiero di affetto a tutti quelli che non ci sono più ma che stamani, qui con noi, ci sarebbero certamente stati. La lotta di Liberazione, per richiamare le parole del presidente Mattarella che tra pochi giorni avremo l’onore di ricevere in città ‘è stata una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia. Quei valori sono scolpiti nella nostra Costituzione e non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale’.

Niente di più vero: con la Liberazione prese infatti avvio la ricostruzione di un Paese nuovo e diverso da quello fascista e si posero le basi della Costituzione che ha fondato la nostra Repubblica democratica sul lavoro, che si è data il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Parole e pilastri a cui ci aggrappiamo ancora oggi mentre assistiamo a un barbaro ritorno alla guerra, al primato assoluto della forza in spregio al diritto internazionale, alla rinascita dell’egoismo ottuso dei nazionalismi e dei fascismi, allo strapotere della finanza sull’economia, al disprezzo della vita umana.

La Resistenza dunque sta alla Costituzione come il lievito al pane: ogni suo articolo è frutto di quella lotta, la sintesi di un’esperienza che ha le sue radici nella carne viva del popolo. E la Liberazione non ci fu donata né concessa; il nostro Paese la conquistò, senz’altro con l’aiuto degli alleati, ma con il fondamentale contributo della Resistenza e della lotta partigiana: un formidabile processo storico in cui si intrecciarono diversi tipi di conflitto: una «guerra patriottica» di liberazione dall’occupazione nazista; una «guerra civile», che vide i partigiani combattere contro i fascisti aderenti alla Repubblica di Salò; una «guerra di classe» che vedeva nella lotta contro i nazifascisti nell’occasione per costruire un’Italia meno diseguale.

La Resistenza fu un fenomeno articolato ed eterogeneo, animato da persone e forze politiche mosse da intendimenti ideologici differenti, ma tenuto insieme da un medesimo convincimento antifascista che ne fu il minimo comune denominatore e che consentì, anche nei momenti più delicati, di alimentare un afflato unitario in nome di un condiviso desiderio di riscatto, di indipendenza e di libertà.
La forza e l’eccezionalità del movimento partigiano germogliò nella pluralità di posizioni interne e consentì agli italiani di combattere e sostenere la Resistenza a rischio della loro stessa vita per riconquistare una libertà libertà negata e ricostruire un Paese umiliato e ferito verso un nuovo Stato.
Fu proprio grazie alla natura unitaria della Resistenza italiana che nacque l’idea della repubblica democratica, fu allora che le donne che parteciparono direttamente o indirettamente alla Resistenza avviando il percorso di emancipazione e liberazione femminile; fu allora che i lavoratori misero l’eguaglianza sociale a tema centrale del nuovo Stato e della nuova società.
Eppure ancora oggi c’è chi considera la Festa della Liberazione una occasione per dividere anziché unire il Paese; dietro il paravento del dibattito storiografico si cela invece il tentativo di indebolire la memoria pubblica, un revisionismo che diventa talvolta “rovescismo” con un disegno di fondo abbastanza chiaro: svuotare la Costituzione dei suoi presupposti antifascisti. La verità è molto più semplice: il 25 aprile è il natale laico della nostra Repubblica, è la festa degli Italiani e dell’Italia tutta e la può avvertire come divisiva solo chi guarda al fascismo con nostalgia.
Eppure ancora oggi la lezione della Resistenza continua ad essere di grande attualità, una bussola per capire, leggere e reagire alle nuove forme di oppressione, per contrastare questa catastrofica deriva delle coordinate democratiche che rischiano di portare il mondo a un nuovo conflitto generalizzato e che sta già portando ad un declino economico sociale di dimensioni sconosciute.
Il sacrificio di quanti hanno combattuto per restituirci la libertà deve rinnovare ogni giorno l’impegno della Repubblica Italiana in favore della pace, del rispetto dei diritti umani, in difesa dello stato di diritto, per la costruzione di società nazionali e internazionali più giuste e solidali.
Nella storia della Liberazione troviamo le ragioni profonde per muoverci senza ambiguità nel condannare l’aggressione della Federazione russa all’Ucraina, il genocidio perpetrato a Gaza, le aggressioni unilaterali di Israele in Libano e Cisgiordania, gli interventi scomposti e senza il mandato della comunità internazionale del Presidente degli Stati Uniti.
Nella storia della Liberazione troviamo le ragioni profonde per contrastare alla radice l’attuale vento autoritario, nazionalista e bellicista.
Nel tempo dell’ambiguità, serve chiarezza. Nel tempo del cinismo, serve passione. E nel tempo dell’oblio, serve memoria.
Ecco perché vi ringrazio, anche stamani, per esser qui a celebrare, rendere omaggio, festeggiare e difendere quel monumento ideale che si chiama, ora e sempre, Resistenza.
Viva la Festa della Liberazione, Viva la Repubblica, Viva l’Italia.”
La giornata si è così confermata un appuntamento centrale per la comunità locale, nel segno della memoria, della partecipazione e della trasmissione dei valori della Resistenza alle nuove generazioni.





