Pisa, armi della difesa aerea transitano dal Galilei? Diritti in Comune chiede di chiarire origine e destinazione del materiale.
Un velivolo militare del Kuwait è atterrato nella serata di lunedì 24 agosto all’aeroporto Galileo Galilei di Pisa. A denunciare la movimentazione di materiale militare è il gruppo Diritti in Comune (Una città in comune – Rifondazione Comunista), che chiede chiarimenti sul transito e sulla destinazione dell’equipaggiamento.
Secondo quanto riferito nel comunicato, le immagini raccolte documenterebbero, a ridosso della rampa aperta dell’aereo, la movimentazione di un sistema di artiglieria apparentemente contraerea. Il velivolo è un Boeing C-17A Globemaster III, identificabile dalla matricola KAF343 e dalla bandiera del Kuwait visibile sulla coda.
Il materiale osservato, secondo la formazione politica, sarebbe compatibile con sistemi contraerei Oerlikon da 35 millimetri, impiegati nella difesa aerea a corto raggio.
Nel comunicato viene inoltre ricostruita, sulla base dei dati pubblicamente disponibili sulle piattaforme di tracciamento aereo, una serie di spostamenti effettuati dal velivolo nei giorni precedenti tra Kuwait, Italia, Stati Uniti e Regno Unito.
L’aereo sarebbe partito dal Kuwait, con tappa all’aeroporto militare di Verona-Villafranca, per poi proseguire verso la Dover Air Force Base, in Delaware, negli Stati Uniti. Il rientro avrebbe previsto anche uno scalo tecnico presso l’aeroporto di Glasgow Prestwick, in Scozia.
La sera del 24 agosto, il C-17 sarebbe quindi arrivato a Pisa provenendo dal Kuwait, con identificativo di volo KAF3225.
Una sequenza di spostamenti che, secondo Diritti in Comune, inserirebbe il velivolo in una più ampia rete di collegamenti legati alla logistica militare internazionale.
È proprio sulla natura e sulla destinazione dell’operazione che il gruppo politico chiede risposte.
Una delle ipotesi avanzate è che il sistema d’arma possa essere stato scaricato a Pisa per essere successivamente trasferito verso un’altra destinazione, eventualmente per attività di manutenzione o aggiornamento.
Nel comunicato viene indicato, come ipotesi da verificare, lo stabilimento Rheinmetall Italia di Roma Tiburtina, in relazione alla fornitura di sistemi antiaerei a corto raggio al Kuwait.
L’altra possibilità è che il materiale sia stato invece caricato sull’aereo. In questo caso, secondo Diritti in Comune, sarebbe necessario chiarire da quale installazione militare, deposito o stabilimento industriale provenisse e quale fosse la sua destinazione.
Nel comunicato viene citata anche Camp Darby, precisando tuttavia che l’eventuale coinvolgimento della struttura, così come quello di altre installazioni militari presenti sul territorio, non è al momento né confermato né escluso.
Da qui la richiesta di trasparenza rivolta alle istituzioni.
«Perché armamenti e velivoli militari stranieri vengono movimentati sulle piste pisane senza che la cittadinanza riceva alcuna informazione?», domanda Diritti in Comune.
Il gruppo collega la questione anche all’attuale scenario internazionale e alle recenti tensioni che coinvolgono installazioni militari statunitensi e alleate. Nel comunicato viene sottolineata la presenza sul territorio di Camp Darby e il ruolo assunto dalle infrastrutture locali nella logistica militare internazionale.
Diritti in Comune sostiene quindi che il crescente utilizzo delle strutture pisane per attività militari internazionali renda necessario un maggiore livello di trasparenza nei confronti della popolazione.
La formazione chiede al Governo, al Ministero della Difesa e alle autorità competenti di chiarire quale materiale sia stato movimentato all’aeroporto di Pisa, se si sia trattato di un’operazione di carico o scarico, da dove provenisse e dove fosse diretto.
Viene inoltre chiesto di specificare quali soggetti militari o industriali siano stati coinvolti nell’operazione e quali autorizzazioni ne abbiano consentito lo svolgimento.
Una richiesta viene rivolta anche al sindaco di Pisa, al quale Diritti in Comune domanda se fosse informato dell’operazione e se ritenga accettabile che la città continui a essere utilizzata come piattaforma logistica militare senza un’informazione pubblica.
«Pisa non può essere ridotta a retrovia delle guerre internazionali», conclude il gruppo politico, chiedendo che la cittadinanza possa conoscere quali materiali attraversano il territorio, quali interessi siano coinvolti e quali eventuali rischi ricadano sulla collettività.





