Il rapporto Ires-Cgil “La Toscana nascosta” rivela che il 69,2% dei cittadini ha debiti. Massa-Carrara seconda in Italia per debito medio al consumo, redditi in calo e povertà in crescita.
La Toscana si conferma tra le regioni più indebitate d’Italia. A rivelarlo è il rapporto Ires “La Toscana nascosta. Impoverimento, vulnerabilità e indebitamento delle famiglie toscane”, curato da Filippo Torrigiani, consulente della Commissione Nazionale Antimafia.
Nonostante le famiglie continuino a mettere da parte dei risparmi, riporta La Nazione, la prudenza non basta a evitare la spirale dei debiti: i toscani con somme da restituire sono 2,18 milioni, pari al 69,2% della popolazione, contro una media nazionale del 60,7%. La cessione del quinto di stipendio o pensione interessa inoltre quasi l’8% della popolazione attiva.
Secondo Rossano Rossi, segretario di Cgil Toscana, molte famiglie si indebitano per far fronte alle spese correnti e non per acquisti importanti o imprevisti, perché con salari e pensioni troppo bassi si finisce per ricorrere al credito al consumo.
Massa-Carrara in cima alla classifica
Un toscano su due è esposto con una società finanziaria e quasi sette su dieci hanno un finanziamento attivo, il che fa della Toscana la seconda regione italiana per indebitamento. Il 52,8% dei residenti ha impegni per credito al consumo, con una rata media di 290 euro al mese. Le cessioni del quinto raggiungono i 160.000 contratti, mentre oltre 60.000 persone l’anno si rivolgono a pegni e Compro Oro.
Quattro province toscane rientrano nella top ten nazionale per debito medio al consumo per famiglia. Massa-Carrara è seconda con 8.373 euro, seguita da Pistoia (quarta, 8.168 euro), Pisa (quinta, 8.091 euro) e Lucca (ottava, 7.971 euro). La media italiana si ferma a 6.657 euro.
L’effetto della finanziarizzazione dei consumi
Sul dato incide la diffusione della finanziarizzazione dei consumi, un modello arrivato dagli Stati Uniti che ha influenzato soprattutto Millennials e Generazione Z.
Il successo di app come Klarna, che consentono di dilazionare con facilità l’acquisto di abiti o viaggi, ha fatto crescere a livello globale il fenomeno del “Buy Now Pay Later“, sempre più legato all’indebitamento dei giovani.
In Italia la crescita sfiora il 50% annuo e la Toscana, insieme al Lazio, è la regione del Centro dove il fenomeno è più marcato: ventenni e trentenni ricorrono a questi strumenti per comprare elettronica, ma anche esperienze e vacanze.
Redditi in calo e povertà in crescita
L’aumento dei debiti va letto insieme a inflazione e costo della vita. Tra il 2014 e il 2024 i lavoratori dipendenti sono aumentati del 3,5%, ma il reddito reale è diminuito del 3,9% nel settore privato e del 10,7% in quello pubblico. Il 13,2% della popolazione (480.000 persone) è a rischio deprivazione, il 4,9% (80.000 famiglie) vive in povertà assoluta e il 7,8% è composto da working poor. Oltre 560.000 toscani, circa il 15%, rinunciano alle cure, e 220.000 lo fanno per motivi economici.
Don Armando Zappolini, direttore della Caritas di San Miniato, conferma il quadro: nei centri di ascolto arrivano numerosi nuclei familiari che non riescono più a sostenere una condizione di povertà latente e si indebitano per affrontare la vita quotidiana.
Sciopero il 20 novembre
Per chiedere aumenti salariali e un rafforzamento del welfare locale, Cgil Toscana ha indetto uno sciopero per il 20 novembre. Rossi punta il dito contro deindustrializzazione, salari bassi e una debole terziarizzazione, che spingono nella vulnerabilità fasce sempre più ampie di popolazione.
“Non è una colpa individuale, ma il risultato di precise scelte economiche e politiche”, sottolinea, chiedendo reindustrializzazione, lavoro stabile, stipendi più alti e investimenti nei servizi pubblici anziché tagli alla spesa sociale per finanziare le armi.
Sulla stessa linea Laura Grandi, presidente di Federconsumatori Toscana, secondo cui il risparmio, tradizionale paracadute del territorio, si sta esaurendo: basta un imprevisto per far saltare il bilancio e aprire la strada ai debiti, a volte contratti anni fa e resi insostenibili dal carovita.
L’indagine di Ires e Cgil Toscana, conclude, racconta una regione dove la fragilità economica riguarda platee sempre più ampie, con un progressivo impoverimento anche del ceto medio.
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