Alberto Andreoli replica alle polemiche sulla Consulta centro città- stazione di Pontedera: “La chat limitata solo per evitare tensioni e insulti”.
PONTEDERA — Avvio tutt’altro che semplice per la Consulta centro città- stazione. Dopo le polemiche seguite alla nomina dell’avvocato Alberto Andreoli alla presidenza — contestata pubblicamente anche da esponenti vicini a Fratelli d’Italia — il confronto si è acceso nuovamente attorno alla gestione interna dell’organismo, tra accuse di “silenzio” sulla seconda vicepresidenza e la decisione di limitare temporaneamente la chat WhatsApp della Consulta ai soli amministratori.
Accuse che Andreoli respinge con decisione, ricostruendo su VTrend, nel dettaglio, quanto accaduto dopo la prima riunione della Consulta e sostenendo che le polemiche nate attorno alla vicepresidenza siano state “strumentalizzate”.
“La chat era nata con l’obiettivo opposto rispetto a quello che è stato raccontato — spiega il presidente — volevo creare uno strumento informale che permettesse a tutti i consiglieri di confrontarsi rapidamente su idee, proposte, eventi e organizzazione delle attività della Consulta. Lo spirito era quello della massima apertura e partecipazione”.
Andreoli sottolinea più volte che la chat non sostituisce gli strumenti ufficiali previsti dal regolamento comunale. “Le assemblee della Consulta sono pubbliche, vengono verbalizzate e tutto viene pubblicato attraverso i canali del Comune di Pontedera. La chat era soltanto un mezzo aggiuntivo, utile per facilitare la comunicazione interna”.
Secondo il presidente, la prima riunione della Consulta si sarebbe svolta senza particolari tensioni. Un incontro definito “prevalentemente organizzativo”, durante il quale sarebbero state affrontate le modalità di lavoro future, la programmazione delle assemblee e alcune prime iniziative sul territorio.
“La Consulta — spiega Andreoli — deve prima di tutto ascoltare il territorio e costruire progetti utili alla città. Per questo stiamo lavorando a iniziative culturali, collaborazioni con le scuole e momenti di partecipazione pubblica”.
Ma il punto che ha fatto nascere la polemica riguarda soprattutto la questione della seconda vicepresidenza. Tema che, secondo Andreoli, sarebbe stato affrontato in maniera parziale e distorta nel dibattito pubblico.
Il presidente chiarisce innanzitutto che la Consulta, durante l’assemblea di insediamento, aveva già provveduto a eleggere un vicepresidente, come previsto dal regolamento. “Non esiste alcuna carica vacante — precisa — perché la vicepresidenza è già stata assegnata”.
La figura del secondo vicepresidente, invece, rappresenterebbe una possibilità facoltativa prevista dal regolamento comunale, attivabile soltanto su iniziativa del presidente della Consulta. “Il regolamento stabilisce chiaramente che l’eventuale nomina di un secondo vicepresidente può avvenire solo se il presidente ritiene opportuno proporla — spiega Andreoli — e in questa fase iniziale non ho ritenuto necessario farlo”.
Una scelta che il presidente motiva con ragioni esclusivamente organizzative. “La prima riunione era appena terminata, c’erano già state diverse candidature e un dibattito abbastanza articolato. Prima di introdurre un’altra figura istituzionale voglio capire bene come lavorerà la Consulta, quali saranno le esigenze operative e se ci sarà realmente bisogno di un secondo vicepresidente”.
Secondo il presidente, inoltre, la questione non sarebbe stata sollevata durante la riunione ufficiale della Consulta. “Se il tema fosse stato posto in assemblea lo avremmo affrontato lì, nelle sedi opportune — afferma — eventualmente programmando una discussione specifica nelle riunioni successive. Invece il giorno dopo la questione è stata rilanciata direttamente nella chat”.
Andreoli racconta di aver intenzione di rispondere proponendo di affrontare l’argomento nella successiva assemblea pubblica, ma di non aver avuto il tempo materiale di farlo perché nel frattempo la discussione avrebbe preso una piega diversa.
Secondo la ricostruzione del presidente, uno dei consiglieri nella chat avrebbe pubblicato fotografie relative a criticità cittadine, accompagnandole con commenti ritenuti offensivi nei confronti di un altro membro della Consulta. “A un certo punto sono stati utilizzati termini che considero inaccettabili — afferma Andreoli — e il clima si è deteriorato rapidamente”.
La situazione sarebbe degenerata fino al punto che un consigliere avrebbe deciso di abbandonare il gruppo WhatsApp. “Lì ho ritenuto necessario intervenire — spiega — perché la chat era nata come strumento utile e collaborativo, non come spazio di scontro personale”.
Da qui la decisione di limitare temporaneamente il gruppo alle sole comunicazioni di servizio. Una scelta che Andreoli definisce “doverosa” e motivata anche da ragioni di responsabilità legale. “Chi amministra una chat ha responsabilità precise rispetto a ciò che viene pubblicato — sottolinea — e non potevo permettere che continuassero insulti o attacchi personali”.
Il presidente respinge poi la ricostruzione secondo cui la restrizione della chat sarebbe stata collegata alla richiesta sulla seconda vicepresidenza. “È falso dire che ho limitato la chat per evitare di rispondere sulla vicepresidenza — afferma — la decisione è arrivata soltanto dopo le tensioni e gli insulti comparsi nella conversazione”.
Andreoli parla apertamente anche di un clima politico ostile nei suoi confronti, che a suo dire sarebbe iniziato fin dal momento della sua nomina alla guida della Consulta. “Credo che dietro molte di queste polemiche ci sia un attacco personale e politico — sostiene — legato anche alle posizioni assunte in passato”.
Il presidente risponde anche a Nicolò Stella, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, autore di critiche sulla gestione della Consulta e sulle modalità di comunicazione delle assemblee.
Andreoli contesta in particolare le accuse di “silenzio istituzionale” mosse dal consigliere di opposizione. “Non mi è stata fatta un’interrogazione formale o una richiesta ufficiale alla quale fossi tenuto a rispondere immediatamente — replica — mi è stato semplicemente scritto che sarebbe stato gradito ricevere un avviso informale sulle convocazioni future della Consulta”.
Da qui il richiamo al regolamento comunale, che Andreoli sostiene di aver applicato rigorosamente. “Le convocazioni vengono trasmesse agli uffici del Comune e pubblicate sul sito istituzionale, che è il canale ufficiale previsto dal regolamento. Le sedute sono pubbliche e accessibili”.
Il presidente insiste poi su un altro punto: secondo lui, chi siede in consiglio comunale e ha contribuito alla stesura del regolamento dovrebbe conoscerne perfettamente il funzionamento. “Il regolamento delle Consulte è stato discusso e approvato dal Consiglio comunale — osserva — quindi chi ne fa parte dovrebbe sapere che i consiglieri comunali possono partecipare alle assemblee e intervenire, ma non fanno parte della Consulta perché esiste una incompatibilità prevista dalle norme”.
Andreoli ricorda inoltre che all’interno della commissione consiliare che ha seguito il regolamento siedono anche esponenti dello stesso gruppo politico di Stella. “Se ci sono dubbi interpretativi — aggiunge — esistono gli uffici comunali, la segreteria generale e tutti gli strumenti istituzionali per chiarire come funziona il regolamento”.
Poi l’affondo più duro: “Quando facevo il consigliere comunale, se avevo bisogno di chiarimenti sulle norme andavo negli uffici e chiedevo spiegazioni. Fa parte del ruolo istituzionale conoscere gli strumenti che si contribuisce ad approvare”.
Secondo Andreoli, quindi, le critiche ricevute non sarebbero legate a reali irregolarità nella gestione della Consulta, ma a una polemica politica costruita attorno alla sua figura.
“Io sto cercando di far funzionare questa Consulta con spirito di servizio e partecipazione — conclude — e vorrei che si parlasse di più del lavoro che stiamo facendo per la città e meno di polemiche che rischiano soltanto di allontanare i cittadini”.





