Secondo il direttivo di Legambiente Valdera, il fotovoltaico promesso in fase progettuale non risulta ancora realizzato.
A distanza di circa 18 mesi dalla realizzazione del polo logistico di via Sicilia a Perignano, su un’area di circa 155.000 metri quadrati, si riaccende l’attenzione sull’intervento e, in particolare, sulla mancata installazione degli impianti fotovoltaici che erano stati presentati nella fase progettuale.
Ad oggi non risulterebbero impianti fotovoltaici visibili o operativi sulle superfici previste e non emergerebbero dati pubblici relativi all’eventuale potenza installata o all’entrata in esercizio di sistemi di produzione energetica rinnovabile.
Alla luce di questi elementi, il direttivo di Legambiente Valdera richiede approfondimenti alle amministrazioni competenti per verificare lo stato degli atti autorizzativi e l’eventuale presenza di prescrizioni specifiche in materia energetica, nonché il loro grado di attuazione.
Parallelamente, si pone l’attenzione anche sui nuovi interventi previsti nell’area industriale, interrogandosi sul loro effettivo livello di integrazione con gli obiettivi di sostenibilità dichiarati.
Si riporta integralmente il comunicato stampa
“A distanza di 18 mesi dalla realizzazione del polo logistico creato in Via Sicilia a Perignano, su di un’area di circa 155.000m2, emergono molte domande in merito alla mancata realizzazione degli impianti fotovoltaici previsti dal progetto.
In fase di presentazione pubblica dell’intervento, il progetto era stato descritto come un hub logistico caratterizzato da elevati standard di sostenibilità ambientale, includendo sistemi fotovoltaici sulle coperture dei due edifici di 32.000m2 e 21.000m2 e nelle aree pertinenziali, con l’obiettivo di contribuire all’autonomia energetica del complesso.
Tuttavia, ad oggi, è possibile notare l’assenza di impianti fotovoltaici installati sulle coperture e sulle superfici destinate a parcheggio, sollevando interrogativi sulla effettiva realizzazione di quanto annunciato in sede di comunicazione pubblica del progetto. Infatti, non risultano documenti pubblici che attestino l’entrata in esercizio di impianti fotovoltaici né dati pubblici relativi alla potenza installata, elemento che appare rilevante rispetto alle dichiarazioni iniziali di sostenibilità energetica.
Alla luce di questo quadro, riteniamo opportuno chiedere alle amministrazioni competenti una verifica formale degli atti autorizzativi e urbanistici, al fine di accertare:
• se l’installazione di impianti fotovoltaici fosse prevista come obbligo prescrittivo nell’ambito dei titoli edilizi rilasciati;
• se tali eventuali prescrizioni risultino pienamente rispettate o ancora in fase di attuazione;
• quale sia lo stato effettivo delle dotazioni energetiche rinnovabili del comparto.
Essendo iniziati i lavori per la costruzione di un nuovo capannone nella stessa zona industriale, ci chiediamo se anche quello sarà “green” nello stesso modo degli ultimi realizzati.
Ridurre la decarbonizzazione al 2030 a un mero slogan da spendere in fase autorizzativa è un grave errore, ancor più grave se serve a mascherare un consumo di suolo critico.
La cementificazione comporta infatti una perdita netta dei servizi ecosistemici che un suolo naturale è in grado di offrire: dalla regolazione del ciclo dell’acqua allo stoccaggio del carbonio, fino al mantenimento della biodiversità. Se si decide di sottrarre questi terreni alle loro funzioni ecologiche, è quantomeno necessario destinarli a una produzione di energia pulita che contribuisca concretamente a ridurre l’impatto ambientale. In caso contrario, si rischia di compromettere il territorio senza perseguire davvero gli obiettivi della transizione ecologica.
Il 2030 non è l’arrivo, ma una tappa di passaggio. La traiettoria UE è già tracciata: riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040 e azzeramento netto entro il 2050.“





