È scomparso il professor Elio Fabri, a lungo docente di Fisica teorica all’Università di Pisa. Profondo cordoglio.
Fisico teorico, astrofisico e protoinformatico, fu tra i firmatari del progetto della prima Calcolatrice Elettronica Pisana
Il 27 ottobre è mancato Elio Fabri, fisico teorico, astrofisico e protoinformatico. Nato a Roma il 6 maggio 1930, studente precoce, si iscrisse a Fisica all’Università di Roma, dove ebbe tra i docenti Amaldi e Bernardini, e nel 1951 si laureò in fisica teorica con Ferretti.
Nei primi anni Cinquanta si occupò di fisica delle particelle, studiando il decadimento del “mesone tau” (oggi mesone K) e introducendo un’analisi grafica nota come “plot di Dalitz-Fabri”.
Invitato da Conversi all’inizio del 1955 partì in moto da Roma con la moglie Luigina Bosman per raggiungere il neonato Centro di Studi sulle Calcolatrici Elettroniche (CSCE) dell’Università di Pisa.
In Italia erano stati appena acquistati due calcolatori, uno negli Stati Uniti dal Politecnico di Milano e uno in Gran Bretagna dall’INAC del CNR di Roma; a Pisa, con fondi degli Enti Locali, si scelse invece di progettarne e costruirne uno proprio.
Nel 1956 Fabri firmò con Alfonso Caracciolo, Giuseppe Checchini e Sergio Sibani il progetto della prima Calcolatrice Elettronica Pisana. Con Caracciolo ne definì l’architettura, poi si occupò del set di istruzioni, dei microprogrammi e del software di base, mentre Checchini e Sibani ne curarono l’elettronica.
Completata nel 1957 e usata per tutto il 1958, fu il primo calcolatore interamente progettato e costruito in Italia. Nel 1959, con Elisabetta Abate, Fabri pubblicò uno dei primi risultati in fisica teorica ottenuti grazie alla prima CEP. Quando poi iniziarono i lavori per la seconda CEP, era ormai ricercatore all’Istituto di Fisica e lasciò i calcolatori.
All’Università di Pisa percorse l’intera carriera: incaricato di fisica superiore dal 1956, poi di istituzioni di fisica teorica e di meccanica quantistica, divenne nel 1973 ordinario di fisica teorica e nei primi anni Ottanta passò alla cattedra di astronomia, di cui già dirigeva l’Istituto.
Negli anni Sessanta si dedicò alla teoria assiomatica e allo studio delle simmetrie, collaborando con Luigi E. Picasso e Giampaolo Cicogna; dalla fine del decennio si volse all’astronomia osservativa e alla relatività generale, che insegnò fino al pensionamento nel 2005.
Fu molto sensibile alla didattica della fisica, anche nei licei tenendo corsi per insegnanti e conferenze nelle scuole e scrivendo articoli e dispense. La vastità delle sue conoscenze e la sua capacità espositiva lo rendevano amatissimo dagli studenti.
I suoi esami di fisica teorica erano tra i più temuti a Pisa, ma la sua statura scientifica era stimata da tutti, non solo dai suoi affezionati collaboratori. Fra i suoi allievi più noti ci sono Carlo Rubbia, Massimo Inguscio e Valerio Lucarini.
Qualche anno fa un impertinente studioso della storia del CSCE lo costrinse a tornare all’informatica, coinvolgendolo nel recupero e nell’interpretazione dei progetti della prima CEP. Il contributo di Elio fu ancora una volta fondamentale e, soprattutto, appassionato e divertito. Fonte: www.unipi.it




