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Lavoro, salario e rappresentanza: la critica USB all’ipotesi di accordo Piaggio 2025–2028

17:28

Si riporta il comunicato di RSU USB Piaggio – coordinamento USB Piaggio – USB Nazionale Industria.

L’ipotesi di accordo siglata il 28 gennaio 2026 per il periodo 2025–2028 al centro del confronto sindacale. A sollevare le principali critiche è la componente sindacale di base della fabbrica di Pontedera, espressione di Unione Sindacale di Base, che contesta la struttura dell’intesa raggiunta con Piaggio & C. S.p.A. e con le organizzazioni sindacali confederali.

Secondo le rappresentanze sindacali di base, l’accordo rappresenterebbe una scelta di continuità più che un cambio di paradigma nella politica salariale aziendale. L’aumento a regime di 60 euro lordi mensili, calcolato su valori di riferimento risalenti al 2018, viene definito insufficiente rispetto alla perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni. L’assenza di una clausola automatica di adeguamento all’inflazione reale viene indicata come uno dei punti più critici dell’intesa.

La posizione delle RSU USB sottolinea come, in un contesto caratterizzato da una progressiva compressione dei salari reali, l’incremento previsto non rappresenti un’inversione di tendenza. L’argomentazione centrale riguarda la natura stessa dell’intervento economico: non un recupero strutturale del reddito da lavoro, ma un contenimento parziale dell’impatto dell’inflazione, diluito su quattro anni di durata contrattuale.

Uno dei nodi più controversi riguarda la revisione del sistema di maturazione del premio di risultato. L’accordo prevede che alcune assenze legate all’esercizio di diritti sociali non concorrano al raggiungimento del premio.

In particolare, vengono citati i permessi previsti per l’assistenza ai familiari con disabilità, i congedi di maternità facoltativa e i riposi per allattamento. La critica sindacale sostiene che tale meccanismo introduca forme indirette di discriminazione salariale.

Le rappresentanze USB richiamano il principio secondo cui i riposi per allattamento sono equiparati a ore lavorate nell’ordinamento italiano e dovrebbero quindi essere esclusi da qualsiasi penalizzazione retributiva indiretta. La preoccupazione espressa riguarda il possibile effetto di pressione economica sulle lavoratrici e sui lavoratori, spingendoli a limitare l’uso di strumenti di tutela previsti per la genitorialità e per l’assistenza familiare.

Secondo i sindacalisti di base, il rischio è quello di trasformare il salario variabile in un indicatore non della produttività ma della presenza continuativa sul posto di lavoro, spostando di fatto sul lavoratore parte del rischio organizzativo e sociale.

La distinzione introdotta tra chi esercita diritti legati alla cura e chi non li utilizza viene definita una scelta politica più che tecnica, poiché collega la componente variabile della retribuzione a condizioni personali e familiari.

Un altro passaggio contestato riguarda la formulazione dell’accordo che limiterebbe la partecipazione alle commissioni interne ai soggetti “trattanti e sottoscriventi”. Per le strutture sindacali di base si tratterebbe di un meccanismo di esclusione della rappresentanza non firmataria.

La critica si inserisce in un dibattito più ampio sulla democrazia sindacale nei luoghi di lavoro. Secondo USB, la rappresentanza dei lavoratori non dovrebbe essere subordinata alla firma di un accordo, ma dovrebbe derivare dal mandato ricevuto dalle lavoratrici e dai lavoratori attraverso i percorsi elettivi.

Il timore espresso è che tale impostazione possa ridurre il pluralismo sindacale e rafforzare una logica di negoziazione limitata ai soggetti compatibili con l’impianto dell’intesa aziendale.

La durata quadriennale del contratto viene interpretata come un elemento che garantisce stabilità dei costi aziendali ma riduce la capacità di risposta alle eventuali variazioni del costo della vita.

Le rappresentanze di FIOM, FIM e UILM, che hanno sottoscritto l’ipotesi di accordo, sostengono invece che l’intesa garantisca un equilibrio tra sostenibilità industriale e miglioramento retributivo progressivo.

La posizione critica delle strutture USB interpreta però il modello negoziale come una gestione della compatibilità economica più che come uno strumento di redistribuzione della ricchezza prodotta.

Secondo questa lettura, la centralità attribuita alla flessibilità organizzativa e alla modulazione del salario variabile rifletterebbe un orientamento diffuso nella contrattazione industriale degli ultimi anni, caratterizzato da interventi incrementali ma non trasformativi.

Il confronto non riguarda soltanto le cifre dell’accordo ma la concezione stessa del sindacato e della contrattazione collettiva.

Le posizioni espresse dalle strutture di base richiamano la necessità di un sindacato indipendente capace di promuovere conflitto sociale come strumento di redistribuzione, contrapponendosi a un modello di concertazione percepito come orientato alla stabilizzazione degli equilibri esistenti.

Il tema centrale rimane quello del rapporto tra salario, diritti sociali e organizzazione del lavoro. Nella lettura dei rappresentanti USB, la progressiva introduzione di meccanismi che collegano la retribuzione variabile a condizioni di presenza o di fruizione dei diritti rischia di produrre effetti di lungo periodo sulla qualità del lavoro e sulla sicurezza economica delle famiglie lavoratrici.

La discussione sull’ipotesi di accordo in azienda si inserisce in un contesto più generale del sindacalismo industriale italiano, dove coesistono approcci differenti alla contrattazione collettiva e alla gestione delle trasformazioni produttive.

Da un lato, l’obiettivo della continuità industriale e della stabilità dei rapporti economici; dall’altro, la richiesta di un salto redistributivo che garantisca recupero del potere d’acquisto e tutela piena dei diritti sociali.

La prospettiva indicata dalle strutture di base di Unione Sindacale di Base rimane quella di una contrattazione che non si limiti ad amministrare l’esistente, ma che punti a un riequilibrio sostanziale tra capitale e lavoro. Fonte: RSU USB PIAGGIO – COORDINAMENTO USB PIAGGIO – USB Nazionale Industria

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