Intervista di VTrend a Irene Galletti, consigliera regionale M5S Toscana: bilancio del mandato, passaggio di testimone e priorità.
Il Movimento 5 Stelle Toscana avvia una nuova fase organizzativa con il passaggio di consegne alla guida regionale: dopo anni di impegno alla guida del coordinamento, Irene Galletti, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle in Toscana, lascia il ruolo di coordinatrice regionale per lasciare il posto all’aretino Tommaso Pierazzi, chiamato a guidare il Movimento in Toscana in una fase di rinnovamento e rilancio.
Dalla stagione dell’alternativa “né di destra né di sinistra” fino alla responsabilità istituzionale, passando per l’impatto della pandemia e le nuove tensioni internazionali, il percorso del Movimento riflette i cambiamenti di un’intera fase storica. Oggi, tra crisi sociali emergenti, trasformazioni economiche e ridefinizione delle politiche europee, la Toscana si trova di fronte a scelte decisive.
In questa intervista di VTrend, Galletti traccia un bilancio della sua esperienza, spiega le ragioni della sua decisione e delinea le priorità per il futuro: dal contrasto alle nuove povertà alle politiche industriali, dal ruolo dei fondi europei alla necessità di coniugare sviluppo e sostenibilità.
Uno sguardo che unisce analisi e visione, offrendo una chiave di lettura sulle sfide che attendono la regione e sul ruolo che il Movimento 5 Stelle intende giocare nei prossimi anni.
Dopo anni alla guida del Movimento 5 Stelle in Toscana, che bilancio fa della sua esperienza da coordinatrice?
Gli ultimi cinque anni sono stati anni davvero intensi, difficili e di trasformazione. Quando nel 2020 mi sono candidata alla presidenza della Regione il Movimento 5 Stelle si poneva ancora come terza alternativa, nell’ottica “né di destra, né di sinistra” ma con una proposta finalizzata a risolvere strutturalmente alcune sfide specifiche. Poi però c’è stato il Covid e il presidente del Consiglio Conte ha potuto dimostrare il valore istituzionale del Movimento 5 Stelle; la responsabilità di governo ci ha chiamato a fare anche un’evoluzione sui territori: ricordo, per esempio anche l’esperienza del mio comune, Cascina, dove dopo esserci candidati in alternativa al centrodestra e centrosinistra scegliemmo poi il centrosinistra, con cui facemmo un accordo di programma per governare la città.
L’evoluzione è stata anche nel mondo intorno a noi, in conseguenza alle trasformazioni sociali ed economiche, non da ultimo le tensioni internazionali e della guerra: abbiamo visto l’affermazione del centrodestra alle politiche e la radicalizzazione delle destre naziste e fasciste europee e mondiali, dall’Afd in Germania a Vannacci in Italia, fino a Trump negli Stati Uniti. Questo ci ha spinto a prendere posizione e a scegliere da che parte stare con senso di responsabilità e anche a governare un percorso di evoluzione dello stesso Movimento 5 Stelle toscano.
Perché ha scelto proprio adesso di lasciare questo ruolo?
La comunità 5S toscana è in crescita e in una regione ampia come la Toscana è fondamentale avere più punti di riferimento, fuori e dentro le istituzioni. Arrivata ormai alla mia terza legislatura in Consiglio regionale – e questa volta in maggioranza dentro l’Ufficio di Presidenza, quindi con un impegno complesso a cui si aggiunge anche la Presidenza della Commissione politiche europee e internazionali – ho avvertito la necessità di un passaggio del testimone. Dopo il grandissimo lavoro per il sostegno del No al referendum ci aspettano le amministrative, le politiche nel 2027 e le comunali nel 2028: è chiaro che serve una squadra più ampia, e soprattutto solida.
Tommaso Pierazzi non solo è un carissimo amico ma anche una persona seria, affidabile, competente e innamorata del Movimento 5 Stelle, essendo attivista fin dalla prima ora. Sono sicura che rappresenterà una garanzia anche in un’ottica di apertura del Movimento e di una responsabilizzazione condivisa.
Che Movimento lascia oggi in Toscana?
Un Movimento che vuole governare e che ha l’ambizione di indicare la strada su transizione energetica, riforma della gestione dei rifiuti, acqua come bene pubblico comune. Le sfide sono tante e siamo pronti a impegnarci in tutte: una di quelle decisive sarà legata al nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028/2034, ad esempio.
Quella dei finanziamenti europei è una dimensione importante e in parte ancora da esplorare, che deve servire alla Toscana per dare ossigeno ai nostri settori produttivi e per ottenere finanziamenti per sociale, famiglie, giovani, università. La mia recente missione a Bruxelles con la commissione mi ha confermato la necessità di un impegno maggiore e più strutturato, che ho condiviso con l’assessora Manetti e il presidente Giani.
Con i negoziati ancora in corso, i timori che si perda la dimensione delle politiche di coesione è forte e l’accentramento della gestione prospettata a capo dei governi nazionali li amplia: la riduzione sembrerebbe essere già di molti miliardi, e il confluire in un unico fondo rischia solo di inasprire la competizione con altri settori, come quello dell’agricoltura.
È un tradimento dello spirito del trattato di Maastricht, che tra i suoi pilastri aveva l’integrazione, non più strettamente economica ma con un’ottica di avvicinamento dell’UE alle realtà territoriali in modo diretto e biunivoco, anche grazie al Comitato delle Regioni. Ricordo che la Regione Toscana, come la Lombardia e altre, ha fatto sentire da subito il suo parere contrario in merito appena la proposta venne presentata.
Lei ha parlato di nuove povertà in Toscana: cosa deve fare la politica subito?
Le nuove povertà sono il segnale di un sistema che non funziona in cui l’inflazione galoppa, gli stipendi non vengono aggiornati e si diffondono lavoro povero e discontinuità contrattuale: 4,9% dei toscani sono sotto la soglia della povertà assoluta, secondo i dati del nono rapporto sulla povertà e inclusione sociale.
La Toscana si trova dentro una fase di trasformazione determinata da fattori che agiscono su larga scala e si vede indebolire sempre di più in quanto regione produttiva ed esportatrice: sappiamo dai dati IRPET e dalle tantissime vertenze sui territori che stanno crescendo le rendite mentre l’industria e il manifatturiero arretrano: il turismo non può essere la panacea perché sta sì contribuendo a sostenere l’occupazione, ma consolida segmenti a basso valore aggiunto e soprattutto stagionali, trainati dalla domanda estera.
Servirebbero politiche industriali e di lavoro nazionali, con investimenti da parte dei ministeri. A livello regionale possiamo lavorare a politiche industriali esplicite che permettano di ridurre la dipendenza energetica esterna e possano garantiscano alle imprese costi dell’energia competitivi.
A ciò deve però affiancarsi una strategia di reindustrializzazione sostenuta da infrastrutture pubbliche non più rinviabili, dalla modernizzazione della FiPiLi allo sviluppo dell’area metropolitana costiera. Abbiamo poi promosso il reddito di reinserimento lavorativo che può contribuire alla stabilizzazione sociale e al rafforzamento della domanda interna.
Da Presidente della Commissione politiche europee e internazionali dico inoltre che è prioritario accelerare l’accesso ai fondi europei e rafforzare la formazione: il disallineamento tra competenze disponibili e fabbisogni delle imprese, a fronte della disoccupazione giovanile e dei NEET, rende urgente un intervento coordinato capace di orientare la Toscana verso uno sviluppo equilibrato. Come ho detto a un convengo sulle politiche del lavoro con le altre forze di maggioranza, la democrazia si fonda sulla capacità dei cittadini di percepire lo Stato come un soggetto che li tutela. Ed è questa, in ultima analisi, la ragione del mio e del nostro lavoro.
Su quali temi si concentrerà ora il suo lavoro in Consiglio regionale?
Continueremo a lavorare sui temi che consideriamo prioritari: ambiente, sanità pubblica, diritti sociali e gestione delle risorse europee. In particolare, in Commissione politiche europee stiamo già lavorando in vista della programmazione finanziaria che partirà nel 2028: vogliamo che le priorità siano chiare. Meno spese per le armi e più investimenti nel reinserimento lavorativo, nel sostegno alle famiglie, nella sanità.
Qual è oggi la priorità assoluta per la nostra regione?
La priorità è tenere insieme sviluppo e progresso. Non possiamo accettare un modello di crescita che produce disuguaglianze o che scarica i costi ambientali sui territori. La Toscana ha tutte le potenzialità per essere una regione all’avanguardia e serve una guida politica capace di fare scelte coraggiose e di lungo periodo.
Che ruolo deve avere il Movimento 5 Stelle nella politica toscana nei prossimi anni?
Il Movimento deve continuare a essere una forza credibile e radicata, capace di rappresentare le istanze dei cittadini e di costruire alleanze sui contenuti. In una fase segnata da tensioni sociali e da derive autoritarie, c’è un grande bisogno di una forza che tenga insieme giustizia sociale, tutela dell’ambiente e difesa della democrazia.




