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Dalla memoria alla democrazia, l’eredità del 25 aprile: le parole del sindaco di Pisa

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Il 25 aprile viene celebrato come una giornata di festa che riguarda e coinvolge tutti i cittadini, un momento di impegno civile che chiama in causa in particolare chi rappresenta le istituzioni democratiche del Paese. In questa occasione, la comunità rinnova ogni anno il proprio omaggio ai caduti. Di seguito il comunicato del sindaco di Pisa Michele Conti.

Celebriamo oggi il 25 Aprile. Una giornata di festa che riguarda e coinvolge tutti i cittadini. Un impegno che spetta a chi rappresenta le istituzioni democratiche del nostro Paese.

Ogni anno rendiamo omaggio ai caduti. Vuole il cerimoniale della nostra Città che siano depositate corone di alloro davanti al monumento della Divisione Aqui, alla cappella dei caduti e, qui in piazza, sotto le logge di palazzo Gambacorti, alla lapide che ricorda i caduti in quella guerra nel combattere la dittatura nazifascista.

Quest’anno celebriamo l’81° anniversario della fine della guerra. Continuare a celebrare il 25 aprile – a oltre 80 anni di distanza – è un importante esercizio per coltivare la memoria collettiva del Paese.

Significa tramandare alle giovani generazioni gli orrori della guerra sofferta dal popolo italiano, dalle nostre famiglie, dai nostri nonni, genitori. Ma significa anche celebrare la fine del nazifascismo e festeggiare la ritrovata libertà, dopo venti anni di dittatura.

È ormai pacifico che il 25 Aprile rientra tra le date fondative del calendario civico dell’Italia repubblicana. Una data simbolo da cui nasce, in seguito, la Repubblica Italiana.

Con la fine della guerra, l’Italia seppe riscattare il suo passato recente, seppe darsi nuove istituzioni fondate sui principi della libertà e della democrazia. Seppe dare fiducia a una nuova generazione di donne e uomini, la futura classe dirigente che in pochi anni si sollevò dalle macerie della guerra e rese l’Italia da paese sconfitto a paese tra i più ricchi e progrediti del mondo.

L’anno successivo, 1946, fu l’anno della svolta definitiva. L’Italia divenne una Repubblica, venne eletta l’Assemblea Costituente con un compito difficile ma fondante: costruire le regole e le istituzioni che ancora oggi regolamentano il nostro convivere civile.

Ma il 1946 fu anche un altro anno fondamentale per l’Italia. Fu la prima volta che venne concesso alle donne il diritto di votare.

Fino ad allora alle donne era precluso un diritto fondamentale. Eppure era dal 1912 che il suffragio universale era stato introdotto in Italia. L’allora governo Giolitti lo aveva esteso a tutti i cittadini maschi, senza distinzioni di censo o di istruzione. Ma alle donne no.

Le donne dovettero aspettare altri 34 anni prima di ottenere la piena cittadinanza, che poterono esprimere con il libero voto.

Dal 1943 al 1945 non furono solo spettatrici di quel che accadde ma figure attive, rischiando, in tante, la vita e compiendo azioni eroiche e difficili, al pari degli uomini.

Prova ne fu che alla stessa Assemblea Costituente su 556 deputati eletti, 21 furono donne.

Da quel 25 aprile 1945, dunque, le donne si guadagnarono il pieno diritto alla eguaglianza. A loro la nostra riconoscenza oggi. Per l’impegno, il sacrificio, l’esempio che seppero infondere.

Pisa non può dimenticare infatti quanto fatto dalle donne durante i duri anni della guerra. E anche immediatamente dopo.

Non per caso dunque la celebrazione di quest’anno del 25 Aprile è dedicata a una di quelle donne che al focolare preferirono l’azione, alla tranquillità della vita familiare scelsero il rischio della vita: Fausta Giani.

Fausta Giani, poco più che ventenne, fece dell’impegno politico il suo più alto credo. Socialista già negli anni giovanili, scelse da che parte stare e fu partigiana attiva in Piemonte. Lei toscana, nata a Castelfiorentino.

Ma la sua attività politica non si esaurì in quegli anni difficili. Continuò a fare politica nell’Italia democratica. anche in seguito, fino a quando, nel 1968 divenne la prima donna Sindaco di Pisa. Prima donna Sindaco in Toscana di una grande città, una città capoluogo. Dopo di lei nessuna altra, fino alle recenti elezioni amministrative di Siena e Firenze che hanno visto altre donne elette.

So bene cosa significhi fare il Sindaco. Lo provo ogni giorno da otto anni. Conosco la fatica e anche i compromessi personali e familiari che dobbiamo accettare per svolger il meglio il ruolo.

Per questo non posso che provare stima e riconoscenza a una donna ha svolto questo ruolo delicato per la comunità nella società di oltre cinquant’anni fa.

A lei è giusto che oggi vada il nostro ricordo, non formale.

La sua esperienza a palazzo Gambacorti si esaurì tuttavia in pochi mesi dopo, nel 1970. All’epoca era abbastanza normale. Ma non si esaurì la sua passione civica e il suo impegno politico che la portarono in seguito a ricoprire anche il ruolo di presidente della Provincia di Pisa dal 1981 al 1985.

Tra i suoi impegni, oltre quello di formatrice e docente, quello per la costruzione di una Comunità Europea che salvasse il nostro continente da nuove guerre. Dopo le due Mondiali che avevano sconvolto milioni di persone nel Novecento.

Grazie al suo e all’impegno tanti altri, l’Unione europea, seppure a fatica, si è fatta e si sta facendo. E quell’impegno contro le guerre in Europa è stato rispettato.

Purtroppo non è così nel resto del mondo.

E oggi conosciamo dalle cronache i nefasti effetti di nuovi e drammatici conflitti: in Ucraina, dove si combatte ormai da quattro anni, in Medio Oriente, in Iran.

La scelta della pace che i nostri nonni e padri imboccarono con il 25 Aprile aprì la strada ai diritti e alla democrazia. Una scelta che portò decenni di progresso e crescita sociale, economica.

Una scelta che garantì, come dicevo, il boom economico fino agli anni Sessanta; che mise al sicuro l’Italia di fronte ai rischi eversivi degli anni Settanta, frutto di conflitti ideologici e politici aspri e sanguinari.

Fu, quella scelta nata dal 25 Aprile, la scelta lungimirante che ancora oggi ci consente di vivere dalla parte delle democrazie liberali. E di ripudiare la guerra e di combattere nuove forme di dittature.

Sappiamo ormai per esperienza che la democrazia non si esporta e nemmeno i valori che essa rappresenta. Però può essere di esempio per altri popoli.

Ovunque ci sono le dittature, nel vicino Medioriente, in Asia, ma anche in Africa, dove in questi giorni è stato papa Leone per un lungo viaggio apostolico

“Il mondo è devastato da una manciata di tiranni!”, ha detto papa Leone XIV. “Signori della guerra che fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, educare, risollevare”.

Per questo ha fatto riferimento a un “mondo a rovescio”. Un mondo dove non si investe in educazione, sviluppo, progresso per i popoli ma in armamenti per garantire l’arricchimento e il potere di pochi.

Per tutti questi popoli noi dobbiamo essere esempio e modello. E impegnarci a riportare il mondo o parti di esso sulla strada diritta.

Come già detto altre volte, le democrazie non fanno le guerre. Ma le democrazie sanno trovare le energie per uscire dalle crisi. E possono essere contagiose. Dobbiamo contagiare le altre aree del mondo.

Un motivo in più, questo, per festeggiare oggi il 25 aprile.

L’inizio per l’Italia di un cammino condiviso verso l’affermazione dei principi di libertà, pari dignità, eguaglianza.

Grazie e buon 25 Aprile a tutti. Conclude Michele Conti sindaco di Pisa

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