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Confesercenti: “In provincia di Pisa chiuse 1.206 attività dal 2019 al 2025” 

11:24

Confesercenti rilancia la petizione nazionale per la salvaguardia delle attività commerciali. Del Sarto: «Prima vengono i negozi di vicinato e poi l’online»

Sono 1.206 le attività commerciali che hanno chiuso in provincia di Pisa tra il 2019 e il 2025. Un calo del 19%, al quale si aggiunge una perdita stimata di 181 milioni di euro di ricchezza, tra effetti diretti e indiretti.

Sono i numeri diffusi da Confesercenti nell’ambito della nuova mobilitazione nazionale a sostegno del commercio di vicinato.

L’associazione ha infatti rilanciato la petizione nazionale che punta a raggiungere 50mila firme, da presentare successivamente al Governo per chiedere interventi a sostegno delle attività commerciali.

A livello nazionale, secondo i dati presentati da Confesercenti, dal 2019 al 2025 hanno chiuso 111.455 attività, con una perdita di ricchezza stimata in 16 miliardi di euro.

«Presentiamo dei dati che possono sembrare allarmanti, ma sono dati reali – spiega Claudio Del Sarto, responsabile provinciale di Confesercenti Provincia di Pisa -. Dal 2019 al 2025 hanno chiuso in Italia 111.455 attività, con una perdita di ricchezza di 16 miliardi di euro.

Penso che questo possa già bastare per comprendere il motivo per cui abbiamo rilanciato la petizione e continueremo a farlo fino al raggiungimento delle 50mila firme».

La petizione punta a chiedere una serie di interventi per sostenere il commercio e contrastare la progressiva riduzione delle attività presenti nei centri urbani e nei piccoli borghi.

Tra le proposte c’è l’istituzione delle Zespro, zone commerciali e cittadine che, secondo Confesercenti, dovrebbero essere riconosciute e istituite da Regione e Comuni. Al loro interno dovrebbe essere possibile attivare un pacchetto di incentivi, agevolazioni fiscali e misure di semplificazione amministrativa.

L’associazione chiede inoltre un fondo da 600 milioni di euro destinato a finanziare un piano di rilancio delle attività commerciali.

Un altro punto riguarda la creazione di un osservatorio, con il compito di monitorare l’applicazione delle agevolazioni e verificare gli effetti degli interventi messi in campo.

La situazione in provincia di Pisa

Il dato provinciale restituisce un quadro particolarmente significativo: 1.206 attività commerciali hanno cessato l’attività in sei anni, con una riduzione del 19%.

La perdita di ricchezza stimata ammonta invece a 181 milioni di euro, considerando gli effetti diretti e indiretti. Si tratta, viene precisato, di una stima elaborata sulla base di una specifica metodologia di calcolo.

Alla conferenza stampa di giovedì 10 settembre erano presenti anche gli assessori al commercio Alessandro Puccinelli (Pontedera) e Flavio Tani (Calcinaia).

Foto di VTrend, seduto in giacca Claudio Del Sarto Confesercenti, a destra Alessandro Puccinelli Ass. Commercio Comune di Pontedera, al centro Flavio Tani Ass. Commercio comune di Calcinaia

Per Confesercenti, il problema non riguarda soltanto la presenza o meno di un negozio. La progressiva chiusura delle attività commerciali incide infatti anche sulla vita dei territori, soprattutto nei piccoli centri.

Nel ragionamento di Confesercenti entra anche il tema della crescita degli acquisti online e della conseguente delocalizzazione della ricchezza.

«L’online può essere una metodologia di vendita valida, e lo è anche per le piccole attività – sottolinea Del Sarto – ma sicuramente, se gli acquisti dei nostri clienti si spostano soltanto sull’online, muore tutto il resto.

Per 100 euro spesi nelle attività fisiche, 70 euro restano e vengono redistribuiti nei territori sotto diverse forme. Per 100 euro spesi online, invece, una quota molto maggiore della ricchezza viene delocalizzata».

Il riferimento è al ruolo svolto dai negozi fisici come presidio sociale e servizio per i territori, oltre agli effetti economici legati alla presenza delle imprese e dei lavoratori.

«Parliamo del presidio sociale, dei servizi, soprattutto nei piccoli borghi ma anche nelle città, e della ricchezza che viene a mancare – aggiunge Del Sarto -. Si rischia una delocalizzazione delle imprese e dei lavoratori annessi e connessi».

La posizione dell’associazione, dunque, non è quella di contrapporre commercio fisico e digitale, ma di mantenere un equilibrio tra i due canali.

«L’online è una buona metodologia – conclude Del Sarto – però, per quanto riguarda Confesercenti, prima vengono i negozi di vicinato e poi viene l’online».

La petizione può essere sottoscritta nelle sedi Confesercenti di Pisa e Pontedera, negli orari di apertura, oppure attraverso la procedura online indicata dal Ministero, tramite SPID o carta d’identità elettronica.

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