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Carcere Don Bosco di Pisa, “l’Asl certifica le criticità”: «Sovraffollamento e condizioni igienico-sanitarie gravi»

15:48

Carcere Don Bosco di Pisa, la relazione dell’Asl evidenzia sovraffollamento e gravi criticità igienico-sanitarie. L’appello di Diritti in comune alle istituzioni.

«La situazione all’interno delle mura carcerarie non è al limite: il limite è stato ampiamente superato». È quanto sostiene Diritti in comune – Una città in comune-Rifondazione Comunista, intervenendo sulla relazione dell’Asl redatta dopo il sopralluogo effettuato il 19 agosto al carcere Don Bosco di Pisa.

Il sopralluogo, spiegano dalla formazione politica, è stato effettuato a seguito delle dichiarazioni raccolte al termine delle visite e dell’esposto depositato il 27 luglio. Secondo quanto riportato nella relazione dell’azienda sanitaria, emergerebbe una situazione di sovraffollamento e diverse criticità relative agli ambienti e alle condizioni igienico-sanitarie dell’istituto.

«Come evidenziano i numeri forniti dalla direzione del carcere relativamente alla popolazione carceraria presente – si legge nella relazione dell’Asl – si rileva una evidente eccedenza rispetto alla capienza dichiarata».

Secondo l’azienda sanitaria, il sovraffollamento «si traduce necessariamente in un peggioramento delle condizioni di vita delle persone detenute incidendo negativamente sulla fruibilità degli spazi e sulla qualità delle condizioni igienico-sanitarie».

Tra gli elementi evidenziati dalla relazione ci sarebbe anche il mancato rispetto, in molte celle, dei 3 metri quadrati calpestabili per persona, indicati come spazio minimo indispensabile.

A questo si aggiungerebbero criticità legate alla privacy, dovute secondo l’Asl alla mancanza di un’adeguata separazione tra i servizi igienici e il resto dello spazio disponibile all’interno delle celle.

La relazione avrebbe inoltre rilevato infiltrazioni e muffe nelle docce, oltre a una scarsa pulizia in alcuni ambienti di passaggio e negli spazi comuni.

Particolare attenzione viene dedicata alla cucina del carcere, dove viene preparato il cibo destinato alle persone detenute.

Secondo quanto riferito da Diritti in comune, alcuni detenuti avrebbero segnalato anche la presenza di roditori. La relazione dell’Asl, viene sottolineato nel comunicato, descriverebbe la cucina come un ambiente che «necessita di interventi radicali e urgenti di ristrutturazione e sanificazione», definendola in «pessime condizioni strutturali e igienico-sanitarie».

Per Diritti in comune, la relazione rappresenterebbe un ulteriore elemento rispetto alle segnalazioni e alle testimonianze raccolte nei mesi scorsi da associazioni e realtà impegnate sul tema delle condizioni detentive.

Secondo la formazione politica, il quadro delineato dall’Asl non sarebbe riconducibile esclusivamente a problemi di manutenzione, ma riguarderebbe più in generale le condizioni di vita e di detenzione all’interno dell’istituto.

Diritti in comune richiama inoltre l’attenzione sulla presenza, tra le persone detenute, di soggetti con dipendenze e problematiche psichiatriche, sottolineando la particolare vulnerabilità di chi avrebbe bisogno di ambienti adeguati, sicuri e dignitosi.

L’Asl, secondo quanto riportato nel comunicato, avrebbe prescritto che «vengano risolte quanto prima le criticità igienico-sanitarie riportate» e che «si dia corso agli interventi manutentivi e strutturali atti al miglioramento degli ambienti e della qualità di vita della popolazione detenuta».

Di fronte alle criticità evidenziate, Diritti in comune chiede ora un intervento da parte delle istituzioni.

Al Ministero della Giustizia, attraverso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), viene chiesto di provvedere alla manutenzione e alla riqualificazione degli spazi e di garantire il superamento del sovraffollamento dell’istituto.

La richiesta riguarda anche la Regione Toscana, indicata nel comunicato come responsabile della tutela della salute delle persone detenute e di chi lavora all’interno del carcere. Secondo Diritti in comune, la Regione dovrebbe farsi carico della questione nei confronti del Ministero e intervenire «fin da subito» sulle problematiche che avrebbero ricadute immediate sulla salute della popolazione.

Infine, viene chiamato in causa anche il Comune di Pisa. La formazione politica contesta all’amministrazione comunale la mancata realizzazione della pensilina destinata ai familiari delle persone detenute e il continuo rinvio della costituzione di un tavolo cittadino sul carcere.

Secondo Diritti in comune, proprio un tavolo di questo tipo potrebbe favorire il confronto e la collaborazione tra istituzioni, terzo settore e società civile, con l’obiettivo di individuare misure per migliorare le condizioni all’interno del Don Bosco.

«Le condizioni di detenzione non possono prescindere dal rispetto di quei requisiti minimi che rendono un ambiente compatibile con la dignità umana», conclude la formazione politica, ribadendo che i diritti «non possono fermarsi davanti ai cancelli di un carcere».

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