Comunicato della sindaca di Capannoli sui comportamenti dei giovani, le polemiche e il ruolo di famiglie, scuola e istituzioni.
Riportiamo integralmente il comunicato diffuso sui social dalla sindaca di Capannoli Arianna Cecchini, nel quale si interviene sul tema delle “lamentele ricorrenti” che, con la fine dell’anno scolastico, tornano a concentrarsi sui comportamenti dei più giovani nel territorio di Capannoli.
Nel suo intervento, la sindaca riflette sul ripetersi stagionale delle segnalazioni legate a motorini rumorosi, schiamazzi e feste serali, sottolineando come tali episodi diventino spesso occasione di polemica politica e di attribuzione di responsabilità all’amministrazione comunale.
Cecchini richiama inoltre l’attenzione sul ruolo degli adulti e della comunità educante, evidenziando la necessità di un’assunzione di responsabilità condivisa tra famiglie, scuola e istituzioni, e osservando come i giovani siano troppo spesso oggetto di generalizzazioni che non tengono conto della loro realtà quotidiana.
Il comunicato affronta infine i limiti degli strumenti di controllo e repressione, proponendo una riflessione più ampia sul tema dell’educazione civica e del rispetto delle regole, fino all’annuncio di un impegno diretto, a partire dai prossimi giorni, in attività rivolte ai ragazzi e alle ragazze del territorio. Di seguito il testo integrale.
“Puntualmente, con la fine delle scuole, ripartono le lamentele per i motorini rumorosi, gli schiamazzi, il volume delle feste.
Come da copione la colpa è del Comune e puntualmente la politica trova pretesti per fomentare facili polemiche.
Nei territori vicini invece tutto bene, i giovani non vanno in motorino, stanno in silenzio e tutti benedicono le feste.
Tutti e tutte si scoprono buonisti da un lato e sceriffi di turno dall’altro, ostentando figli e figlie perfetti.
Per fortuna la stragrande maggioranza dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze sono impegnati nei centri estivi, si divertono in gruppo senza problemi, i più grandicelli svolgono qualche lavoretto estivo.
Come sempre accade, per colpa di pochi se ne colpevolizzano molti.
Pensare di avere le forze dell’ordine ad ogni angolo ed in ogni momento per mitigare tutti i disagi sappiamo che non è fattibile.
Pensare che controllare con occhi elettronici ogni angolo del territorio sia la soluzione di tutti i mali è anch’essa una soluzione non risolutiva e lo sappiamo tutti.
Nessuno che si faccia un esame, un’autocritica rispetto all’educazione e al mancato rispetto delle regole.
La trasgressione spesso è una ganzata anche per i genitori e la notte è giovane anche per gli adulti, quindi chi se ne frega dove sono e cosa fanno i propri figli.
Da mamma, imperfetta come tutte le mamme del mondo, ancor prima che da donna delle istituzioni, credo che il problema vero stia davvero qui.
Forse non basta l’insegnamento dell’educazione civica a scuola e il grandissimo impegno del personale scolastico. Forse a scuola si deve tornare a formare ragazzi e ragazze che domani siano uomini e donne migliori di noi, educati, rispettosi, gentili, empatici.
E forse in famiglia dobbiamo insegnare loro che avere il motorino in regola, non alzare il gomito e non bestemmiare non è segno di debolezza ma rispetto per sé stessi e per gli altri.
E che rispondere con gentilezza ad un agente che controlla non è un’invasione della privacy ma educazione, oltre che un dovere civico.
Il problema non sono i ragazzi e le ragazze, ma la mia generazione.
Riempirsi la bocca di buoni propositi e urlare sui social dal divano o dalla spiaggia ha portato dove siamo.
Noi intanto, nel nostro piccolo, da lunedì prossimo ad un gruppo di giovani proveremo ad insegnare a fare fatica!“





