La famiglia, titolare della Fontanelli & Carrai Snc, attività aperta a Capannoli nel 1980, racconta anni di contenziosi con il Comune.
VTrend riporta le dichiarazioni rese dalla famiglia e non entra nel merito delle contestazioni.
CAPANNOLI. Una vicenda che, secondo quanto raccontato dalla famiglia Fontanelli, va avanti da anni e che riguarda la Fontanelli & Carrai Snc, attività di Capannoli aperta nel 1980.
La famiglia Fontanelli ha deciso di raccontare pubblicamente la propria versione dei fatti, parlando di una serie di contenziosi con il Comune e denunciando quella che, nella loro ricostruzione, sarebbe una «disparità di trattamento» e un «accanimento personale» rispetto ad altri proprietari.
VTrend pubblica le dichiarazioni rese dalla famiglia Fontanelli riportandone la ricostruzione e le contestazioni. La testata non esprime valutazioni proprie sui fatti riferiti, né intende presentare come accertate le circostanze oggetto delle dichiarazioni.
Secondo quanto riferito dalla famiglia, il primo contenzioso risale al 2016 e riguarda la Tari relativa ai capannoni dell’attività.
«Noi facciamo tutti i rifiuti speciali e al Comune non si conferisce niente», raccontano i Fontanelli, spiegando che materiali come vernici, trucioli e altri rifiuti speciali vengono gestiti, nella loro ricostruzione, in maniera del tutto autonoma, attraverso aziende autorizzate, che provvedono allo smaltimento.
Si tratta, dunque, di una questione che la famiglia sostiene essere ancora aperta e «la mancata volontà dell’amministrazione comunale di prendere in considerazione la questione per stipulare una detassazione equa e consona alla TARI in oggetto».
La famiglia collega a questa vicenda anche un secondo capitolo, iniziato nel 2021 con un’ordinanza di sgombero relativa a un tratto che, secondo quanto riferito dai Fontanelli, è stato riconosciuto come demaniale.
«Noi siamo andati in Cassazione, soli a doverci difendere. La Cassazione ci ha dato torto perché è un tratto demaniale», raccontano.
I Fontanelli sottolineano però che, secondo la loro lettura della decisione, la questione riguarderebbe un tratto più ampio, sul quale non dovrebbero esserci costruzioni.
«La Corte Suprema ha detto che su tutto il tratto che parte dalla Santissima Annunziata fino in fondo al paese non ci devono essere costruzioni, di alcun genere», sostengono.
La famiglia riferisce inoltre che provvedimenti analoghi avrebbero interessato anche altre proprietà.
Secondo la ricostruzione dei Fontanelli, nel giugno 2026 la famiglia ha dovuto abbattere il muro di cinta della propria proprietà nell’ambito della vicenda relativa alla realizzazione di un passaggio.
«A noi è stato imposto di buttare giù il muro di cinta perché ci devono realizzare un passo», raccontano, riferendosi all’amministrazione comunale.
La famiglia sostiene però che il passaggio si fermerebbe successivamente davanti alle altre proprietà, quando invece dovrebbe interessarle tutte.
È proprio su questo punto che i Fontanelli parlano di una presunta disparità di trattamento: «Ci sono situazioni identiche alle nostre, ma a cui non è stato fatto demolire nulla. Perchè?
Di fronte alla giustizia dovremmo essere tutti uguali, non possono essere fatte discriminazioni in termini di legge. Qui invece, si adottano due pesi e due misure».
Un altro elemento della vicenda riguarda, secondo i Fontanelli, il percorso del fosso.
La famiglia riferisce di un sopralluogo effettuato dalla Regione Toscana il 18 giugno scorso e sostiene che dalle verifiche sarebbe emerso che il fosso non interesserebbe esclusivamente la loro proprietà, ma proseguirebbe anche oltre, interessando altre aree e un condominio.
I Fontanelli riferiscono inoltre di avere ricevuto dalla Regione una cartografia del tracciato idrogeologico aggiornata al 2025, che, secondo la loro ricostruzione, mostrerebbe una situazione diversa rispetto a una cartografia di Capannoli risalente al 1940 che sarebbe stata utilizzata nella vicenda.
«Perchè la regione Toscana e il Comune di Capannoli lavorano su documenti totalmente diversi?», afferma la famiglia Fontanelli.
La vicenda, sempre secondo raccontato dalla famiglia, è tornata al centro dell’attenzione anche nei giorni scorsi, con l’arrivo della Polizia Municipale.
«Ci hanno portato una cartina», riferiscono i Fontanelli spiegando che «agli agenti sarebbe stato comunicato, da parte del Comune, di aprire il tratto interessato senza ricevere un preavviso».
Nel racconto della famiglia c’è anche il peso economico della lunga vicenda giudiziaria.
I Fontanelli riferiscono di avere sostenuto negli anni ingenti spese per affrontare i diversi contenziosi e spiegano di avere intrapreso anche iniziative sul piano legale attraverso il proprio avvocato, nei confronti dell’attuale sindaca Arianna Cecchini.
La famiglia sostiene inoltre che il trattamento ricevuto sarebbe diverso rispetto a quello riservato ad altri proprietari coinvolti nella vicenda.
La contestazione dei Fontanelli, nella loro ricostruzione, non riguarda quindi soltanto il singolo intervento, ma il modo in cui l’intera vicenda sarebbe stata gestita nei confronti della loro proprietà.
«Questa situazione merita di essere evidenziata” affermano. E concludono:
«Quello che chiediamo è semplicemente trasparenze e parità di trattamentotra i cittadini. Non ci devono essere discriminazioni: questa si chiama giustizia».
Le dichiarazioni riportate in questo articolo sono quelle rese dalla famiglia Fontanelli e rappresentano esclusivamente la loro ricostruzione della vicenda.
VTrend si limita a riportare quanto dichiarato, senza esprimere valutazioni proprie sulla fondatezza delle contestazioni né sostituirsi agli organi competenti nell’accertamento dei fatti.





