Ateneo in lutto per la scomparsa del professor Giovanni Moruzzi, a lungo docente di Fisica all’Università di Pisa.
Lo scorso 11 luglio è venuto a mancare il professor Giovanni Moruzzi, a lungo docente di Fisica dell’Università di Pisa, già a riposo da alcuni anni. Nato a Noceto (Parma) il 14 marzo 1945, si è formato all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove si è laureato e perfezionato in Fisica.
Ha svolto l’intera carriera accademica presso l’Università di Pisa, divenendo professore associato nel 1983. È stato docente dei corsi di Fisica2 (elettromagnetismo classico) e di Algoritmi di Spettroscopia del corso di laurea in Fisica.
Le sue ricerche hanno spaziato dalla spettroscopia atomica e molecolare allo sviluppo di sorgenti laser nel lontano infrarosso e di innovativi strumenti computazionali per l’analisi e l’assegnamento degli spettri molecolari, contribuendo in modo significativo al progresso della spettroscopia ad alta risoluzione. Ha inoltre svolto attività di ricerca internazionale presso l’Università di Mainz come borsista della Fondazione Alexander von Humboldt.
Molti sono i ricordi arrivati dai colleghi che hanno collaborato con lui durante la sua carriera. Questo il ricordo del professore emerito Unipi e Accademico dei Lincei Francesco Pegoraro:
“Conoscevo Giovanni Moruzzi da quando sono venuto a Pisa nell’autunno del 1966. Era studente della Scuola Normale Superiore di tre anni avanti a me. C’era amicizia tra gli studenti di Normale, si viveva molto insieme.
Si è laureato in fisica nel 67 con una tesi sperimentale su birifrangenza in vapori di Mercurio (relatore Adriano Gozzini). Il Mercurio è stato anche il tema della sua ricerca per il perfezionamento presso la Scuola Normale nel 1973, un isotopo raro in particolare che, ci spiegava, proveniva dal decadimento di un nucleo di oro, una pietra filosofale all’inverso.
C’era un giro di amici che comprendeva Nicolò Beverini, Massimo Inguscio, ora non ricordo tutti i nomi dopo tanti anni, e diversi perfezionandi stranieri alla Normale, Dan Costantinescu, Ruxandra Sireteanu, … (Giovanni era famoso per il numero di lingue che conosceva). In quegli anni a maggio ci invitava a Noceto, dove aveva la casa di famiglia.
Nel frattempo, Giovanni si era dedicato allo studio numerico e teorico degli spettri di molecole organiche. In questo campo aveva collaborato intensamente con ricercatori canadesi.
Ma passiamo ora ai libri che abbiamo scritto insieme: due edizioni insieme ad Andrea Macchi per la Springer di un libro di esercizi di elettromagnetismo. Queste due edizioni erano il risultato di una pluriennale collaborazione nell’insegnamento dell’elettrodinamica al secondo anno della triennale. Questa collaborazione aveva rafforzato il legame di amicizia, anche di fronte alle battaglie con gli editori, abili nel devastare ogni formula scritta da noi con cura in Latex. E questo non è l’unico libro che Giovanni ha pubblicato, ad esempio la recentissima seconda edizione di “Essential Python for the Physicist”, ancora con la Springer. Giovanni aveva una vastissima cultura che non ostentava.
Dopo il pensionamento avevamo condiviso per alcuni anni la stanza numero 45 in Dipartimento all’edificio C. Quello che voglio ricordare era al tempo stesso un rapporto professionale ed un rapporto di antica amicizia. Continuavamo spesso ad incontrarci a cena in un gruppo che fino a pochi anni fa comprendeva Margherita Galbiati, la prorettrice alla Ricerca quando era rettore Luciano Modica. L’ultima volta, neanche due settimane fa a San Rossore”.
Il professor Andrea Macchi, lo ha ricordato così su Facebook pochi giorni fa:
“Giovanni Moruzzi è mancato improvvisamente ieri. Domani, il compito di Fisica 2 conterrà l’ultima figura da lui realizzata, su una mia richiesta a cui come sempre aveva provveduto con rapidità e gentilezza. Rimarrà l’ultimo suo contributo a centinaia di problemi di elettromagnetismo, molti dei quali sono stati oggetto di lunghe, puntigliose, appassionanti discussioni prima di essere approvati. E in ogni caso io e Francesco Pegoraro abbiamo sempre lasciato le ultime correzioni a Giovanni, sicuri che avrebbe messo a posto “anche le virgole”.
Giovanni è stato una costante e un riferimento per tutti i 24 anni della mia attività di insegnamento, rimanendo tale anche dopo aver lasciato la docenza del corso di Fisica 2. Durante la preparazione di un compito, o nella fase intensa di stesura del nostro libro di problemi, le sue visite nel mio ufficio erano più che quotidiane, al punto che avevo imparato a riconoscere il suo passo nel corridoio a parecchi metri di distanza. E tra un problema e l’altro era sempre piacevole scambiare due parole con lui, uomo di grande cultura e particolare senso dell’umorismo. “Gentiluomo d’altri tempi” è la definizione che più ho sentito attribuirgli.
Giovanni era, credo, il più anziano tra i professori in ruolo quando ero studente a recarsi ancora ogni giorno (a meno di eventi eccezionali) al Dipartimento di Fisica e continuare a lavorare. Ma nell’insegnare agli studenti algoritmi genetici o funzionalità di Python il suo contributo rimaneva assolutamente al passo coi tempi. Anche per questo Giovanni era utile, soprattutto al sottoscritto, come consulente per questioni informatiche varie, specialmente trucchetti di Linux, Latex, Xfig, …) come e più di un giovane nerd.
Lo sconcerto per la scomparsa improvvisa di Giovanni diventerà da domattina, durante il compito di Fisica 2, un senso di grande mancanza; molto semplicemente, Giovanni è mancato quando ancora in molti avevamo bisogno di lui. Ci rimane, nella tristezza, un senso di profonda gratitudine per quello che abbiamo condiviso”.
Molto intenso il ricordo del professor Massimo Inguscio, ex-presidente del CNR e Accademico dei Lincei:
“Ho conosciuto Giovanni già nei primissimi anni ’70 del secolo scorso quando sotto la guida di Paolo Violino collaborammo ad un esperimento in cui quella tecnica veniva usata per pioneristiche misure di rilassamento nucleare. Si trattava della mia tesi di laurea ed era parte della Sua tesi di Perfezionamento che discusse in Normale con la supervisione di Franco Strumia. Fu quello il mio primo articolo, ci ebbe co-autori e mi rivelò un amico e collega capace di insight accurati: Giovanni molto abile anche nei formalismi informatici e nelle analisi operate col calcolatore del CNUCE che dal nostro laboratorio in piazza Torricelli avevamo “dietro l’angolo”, facile da raggiungersi con pile di schede perforate. Dopo, Giovanni avrebbe interagito con Ennio Arimondo per lo studio raffinato di shift indotti dalla radiazione sulla materia adatti a rendere la spettroscopia a radiofrequenza utilizzabile in misure di precisione. Sin qui si trattava di ricerche in campi che accumunavano la scuola pisana con la tradizione francese dell’Ecole Normale di Parigi.
[…] Di tutta la scuola pisana di fisica atomica Giovanni era certamente il più discreto ed elegante, capace anche di humour sottile. La figlia di Nadia Ioli, nostra collega si chiama Carlotta. Seppi che il nome derivava dal fatto che in quei tempi intorno all’Istituto di Fisica, molte erano le scritte che sui muri inneggiavano alla “lotta” … Giovanni con garbo pare si divertisse ad aggiungere un “Car” … davanti.
Spiritoso e generoso era anche quando per anni a fine maggio ci invitava tutti nella tenuta di famiglia a Bombodolo, vicino a Noceto nel parmense. Con un suo cugino si sedeva ad un tavolo con una forma di parmigiano e alcune casse di lambrusco. Stappavano, giudicavano, scartavano se del caso …era una sorta di litania … “troppo brusc, poco brusc” e così via. Ci mostrò la stalla Feltrinelli, così chiamata perché Suo padre, il grande neuroscienziato Giuseppe, aveva voluto costruirla con i fondi del prestigioso premio che l’Accademia dei Lincei gli aveva conferito.
Giovanni è sempre rimasto legato ai “compagni di scuola pisana”. […] Ha insegnato sino alla fine, elettromagnetismo, con Andrea Macchi che dà la triste notizia agli studenti con un post …”Domani il compito di Fisica 2 conterrà l’ultima figura da lui realizzata …”
Fonte: www.unipi.it





