San Jacopo piange la scomparsa di Piero “Pierino” Mataresi, figura storica del Palio e custode della tradizione remiera. Uomo di mare e di impegno civile, ha lasciato un segno profondo nel quartiere e nella comunità sindacale.
LIVORNO – La sezione nautica San Jacopo e tutto il mondo del Palio si stringono attorno alla famiglia di Piero “Pierino” Mataresi, figura storica del quartiere e uomo profondamente legato alla tradizione del remo. Con la sua scomparsa se ne va un pezzo importante della storia biancoverde, un uomo che ha incarnato per tutta la vita i valori del Palio: passione, appartenenza e rispetto delle radici.
Piero Mataresi nasce l’8 marzo 1946, durante la Festa della Donna, a San Jacopo, al primo piano di Via della Pieve 25. Il legame con il mare e con il Palio è scritto nel suo DNA: il padre Amedeo Mataresi partecipò al Palio del 1933 con l’armo biancoverde
Grande appassionato delle gare tradizionali dei gozzi, Piero entra nel mondo del remo nel 1969. Due anni più tardi, nel 1971, arriva il primo risultato di prestigio: secondo posto al Palio Marinaro con il San Jacopo, alle spalle dell’Antignano, insieme a un equipaggio che resterà nella memoria del quartiere. Nel 1973, anno segnato dall’introduzione dei nuovi gozzi a dieci remi, Mataresi riesce comunque a conquistare un importante terzo posto gareggiando con le vecchie imbarcazioni a quattro vogatori, dimostrando attaccamento, sacrificio e spirito di appartenenza.
Nel 1975 lascia l’attività agonistica e si allontana per un periodo dalla sezione nautica, ma il richiamo del San Jacopo resta sempre vivo. Negli anni 2000 torna come dirigente, diventando uno dei riferimenti più amati dai giovani vogatori, insieme a Paolo Bruno, altra storica figura biancoverde. Con discrezione e passione, Piero ha saputo trasmettere valori, rispetto per la maglia e amore per il Palio.
Accanto all’uomo di mare, Piero Mataresi è stato anche un compagno di vita e di battaglie civili. In particolare nell’ambito sindacale, all’interno della FILT CGIL, è stato un punto di riferimento autentico: sempre presente, sempre in prima linea, capace di raccontare e spiegare con competenza e passione quanto fosse duro e complesso il lavoro nei trasporti, dai lunghi viaggi sui camion alle difficoltà quotidiane di chi viveva la strada.





