Intervista di VTrend a Carla Cocilova, vicesindaca e assessora alle politiche sociali di Pontedera: fragilità sociali, anziani soli, nuove povertà, inclusione e welfare di comunità.
Le fragilità sociali, le nuove povertà, il tema degli anziani soli, l’inclusione e il ruolo del terzo settore. Sono questi alcuni dei temi affrontati dalla vicesindaca e assessora alle politiche sociali del comune di Pontedera Carla Cocilova nell’intervista rilasciata a VTrend, in cui traccia un quadro della situazione sociale di Pontedera e delle priorità future dell’amministrazione comunale.
“Le fragilità oggi attraversano fasce sempre più ampie della popolazione”
Come descriverebbe oggi la situazione sociale di Pontedera e quali sono le principali fragilità emergenti sul territorio?
“Negli ultimi anni è emerso con forza, a Pontedera come altrove, che le fragilità non riguardano più solo situazioni tradizionalmente considerate ‘marginali’, ma attraversano fasce sempre più ampie della popolazione. Oggi vediamo crescere la solitudine, il disagio abitativo, la povertà educativa, le difficoltà legate alla salute mentale, il lavoro povero e le nuove forme di marginalità sociale.
Per questo credo che le politiche sociali, insieme a quelle sanitarie ed educative, debbano tornare al centro del dibattito pubblico. Il welfare non può essere visto soltanto come risposta all’emergenza, ma come uno strumento di prevenzione, costruzione di relazioni e coesione sociale. C’è molto bisogno anche di innovazione in questo settore, di sperimentazione e di riconoscimento del lavoro delle persone: chi lavora in ambito sociale ha stipendi molto bassi e scarsa legittimazione.
In questi anni a Pontedera abbiamo cercato di lavorare proprio in questa direzione: rafforzare i presidi sociali diffusi sul territorio, sostenere il terzo settore, creare spazi di aggregazione e costruire reti tra servizi, associazioni e cittadini. Penso ai progetti legati ai doposcuola, al Centro Famiglie, agli sportelli dedicati alle dipendenze e ai disturbi alimentari, fino ai percorsi per le marginalità estreme come la Stazione di Posta e l’Unità di Strada.
La fragilità oggi spesso coincide con l’isolamento. E una città più forte è una città capace di creare comunità. Vanno in questa direzione anche i tanti eventi culturali gratuiti organizzati in città. Dobbiamo iniziare a capire che il welfare di comunità include settori diversi e la cultura è senz’altro uno di questi.”
“La solitudine degli anziani è una delle grandi sfide dei prossimi anni”
Il tema degli anziani soli è sempre più centrale: quali strumenti ha oggi il Comune per intercettare e sostenere le persone più fragili e isolate?
“Il tema della solitudine degli anziani è una delle grandi sfide dei prossimi anni: da un lato la demografia del nostro Paese ci dice che sono e saranno la maggioranza, ma anche la compagine sociale è molto cambiata per cui anche chi ha figli spesso si ritrova solo perché questi devono lavorare e fino a tarda età.
Quindi non parliamo solo di bisogni sanitari o assistenziali, ma anche di relazioni, autonomia e partecipazione alla vita della comunità. Nonché di come sono cambiate e continuano a cambiare le famiglie nel nostro Paese.
Certo servirebbero su questa fascia di popolazione, così come per molte altre, politiche strutturali a livello nazionale, fondi per le prese in carico domiciliari adeguati e per progetti di housing sociale dedicato agli anziani, oltre che per i centri diurni e le RSA, ma non è così. Quindi il Comune può intervenire soprattutto costruendo una rete di prossimità.
In questi anni abbiamo lavorato per rafforzare luoghi e servizi che permettono di intercettare le fragilità prima che diventino emergenze: i centri di aggregazione, il volontariato diffuso, i servizi domiciliari, i presidi territoriali e gli sportelli di supporto, ma anche i punti di facilitazione digitale fondamentali per aiutare molti anziani ad accedere ai servizi online, evitando esclusione e isolamento.
Abbiamo anche riorganizzato un appartamento con 6 posti per adulti autosufficienti, che sono tutti anziani. Dobbiamo però dire che nella nostra città ancora arrivano segnalazioni da parte di vicini di casa, amici e conoscenti che magari si rivolgono a noi perché preoccupati per la situazione di solitudine che percepiscono e questo è molto importante, così come è fondamentale il ruolo dei medici di medicina generale.”
“Le nuove povertà non riguardano solo chi non lavora”
Negli ultimi anni si parla di ‘nuove povertà’: quali forme sta assumendo questo fenomeno e come sta cambiando la domanda di assistenza sociale?
“Oggi incontriamo persone che lavorano ma non riescono comunque a sostenere il costo della vita, famiglie che faticano con affitti e bollette, giovani precari che non vedono una soluzione futura, anziani soli, ma anche persone che vivono fragilità psicologiche o relazionali.
Spesso queste persone, in base agli indicatori socioeconomici che di norma determinano l’accesso agli aiuti, restano escluse da queste possibilità, andando progressivamente a peggiorare le loro condizioni.
Su queste fasce di popolazione, sempre più in aumento, davvero serve intervenire a livello nazionale: penso che ognuno di noi facendo la spesa, mettendo la benzina, possa facilmente calcolare gli incrementi generati da guerre, inflazione e speculazioni. Chi ha un solo salario, ma ormai anche con due, che non aumentano mai, chi paga affitto o mutuo, famiglie più numerose, davvero ormai non arriva a fine mese.
Sta cambiando inoltre anche la domanda di assistenza sociale: non si chiede soltanto un contributo economico, ma accompagnamento, orientamento, supporto educativo, accesso ai servizi e opportunità di inclusione.
Per questo abbiamo cercato di sviluppare strumenti più integrati. La risposta alle nuove povertà non può essere soltanto assistenziale: deve creare opportunità, relazioni e percorsi di autonomia. Infatti al centro di molti nostri interventi c’è il contrasto alla povertà educativa.”
“Accessibilità significa piena partecipazione alla vita della città”
A che punto è il percorso verso una città più accessibile e inclusiva per le persone con disabilità, sia nei servizi che negli spazi urbani?
“È un percorso aperto, che richiede continuità e attenzione costante e, se devo essere sincera, è un elemento su cui mi piacerebbe avere risultati migliori.
Ogni anno stanziamo delle risorse per l’abbattimento delle barriere negli spazi pubblici, ma negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza che accessibilità significa non solo questo, ma garantire piena partecipazione alla vita sociale, culturale ed educativa della città.
Questo significa lavorare sugli spazi urbani, sui servizi, sulla mobilità, ma anche sulle opportunità culturali, aggregative e sul tempo libero. Una città inclusiva è una città in cui tutte le persone possano sentirsi parte della comunità, pertanto questa è proprio una di quelle azioni davvero trasversali a tutti gli ambiti amministrativi.
Serve ancora molto lavoro, ma credo che il metodo giusto sia quello della coprogettazione con associazioni, famiglie e realtà del territorio.”
“Il terzo settore è una risorsa straordinaria”
Quanto è importante la collaborazione con associazioni, volontariato e terzo settore nella gestione delle fragilità sociali?
“È fondamentale. Oggi nessuna istituzione può affrontare da sola la complessità delle fragilità sociali.
Il volontariato e il terzo settore rappresentano una risorsa straordinaria di competenze, relazioni e presenza quotidiana sul territorio. A Pontedera abbiamo scelto di lavorare molto sulla coprogettazione, siamo stati uno dei primi comuni in Toscana ad applicare la nuova normativa del Terzo Settore, e sul sostegno alle reti territoriali.
Molti progetti importanti sono nati proprio dalla collaborazione tra Comune, associazioni e cooperative sociali: penso alla rete dei doposcuola, alla gestione degli spazi sociali, ai progetti contro l’emarginazione, al lavoro sulle dipendenze, fino alle iniziative interculturali e ai percorsi per i giovani.
Le associazioni non sono semplici ‘fornitori di servizi’: sono parte integrante della comunità e contribuiscono a costruire legami sociali e partecipazione.”
“Pontedera è già una comunità interculturale”
Quali politiche vengono messe in campo per favorire inclusione e integrazione delle persone straniere?
“Non mi piace parlare di inclusione o integrazione. In questo momento storico siamo chiamati a riconoscere che le nostre sono già società e comunità interculturali, composte da molte identità e diversità che in vari casi possono anche creare problemi di convivenza.
È necessario pertanto sempre di più costruire un ‘sentire’ comune, una comune appartenenza alla nostra città creando prima di tutto occasioni di incontro e partecipazione. Una città inclusiva è una città che non lascia nessuno ai margini e che considera le differenze una ricchezza.
In questi anni abbiamo sostenuto iniziative interculturali, eventi pubblici, sportelli sociali, corsi di italiano e percorsi educativi che favoriscono questo approccio e la partecipazione attiva.
Anche il lavoro sui doposcuola e sulla comunità educante è molto importante, perché la scuola e i luoghi educativi sono fondamentali e sono quei luoghi in cui le differenze sempre più si affievoliscono.
Mi ricordo ancora che qualche anno fa, ad una premiazione di un concorso su Dante, 2 vincitori su 3 erano bambini e bambine di origine senegalese, molto probabilmente nati a Pontedera.
Infine, proviamo sempre a dare supporto alle associazioni delle diaspore: anche loro vivono un po’ la crisi del volontariato e della partecipazione, ma è necessario che mantengano delle forme di organizzazione e un’interlocuzione continua con le istituzioni.”
Le priorità future: “Più welfare di comunità e attenzione ai giovani”
Guardando ai prossimi anni, quali sono le priorità principali dell’amministrazione sul fronte sociale?
“Le priorità sono rafforzare il welfare di comunità, contrastare la solitudine e investire sui giovani e sui percorsi educativi.
Credo che nei prossimi anni sarà sempre più importante avere presidi sociali diffusi nei quartieri: luoghi vissuti, accessibili e aperti, capaci di offrire servizi ma anche relazioni, cultura e partecipazione.
Un’altra priorità è lavorare sull’integrazione tra sociale, sanitario ed educativo, perché i bisogni delle persone sono sempre più complessi e richiedono risposte coordinate.
Sarà fondamentale anche continuare a rigenerare spazi pubblici, trasformandoli in luoghi di comunità, come stiamo facendo con alcuni immobili comunali e con i nuovi spazi affidati alle associazioni.
Infine, dobbiamo continuare a investire sul contrasto alla povertà educativa e sulle opportunità per le nuove generazioni.”
“Chiedere aiuto non deve essere una vergogna”
Chi rischia oggi di ‘restare indietro’ a Pontedera e cosa può fare concretamente il Comune per non lasciare nessuno solo?
“Rischia di restare indietro chi vive isolamento e fragilità senza avere una rete attorno: anziani soli, giovani in difficoltà, famiglie fragili, persone con problemi abitativi o economici, chi soffre di disagio psicologico o in condizioni di marginalità estrema.
Il Comune deve prima di tutto essere presente e costruire prossimità. Questo significa avere servizi accessibili, operatori sul territorio, spazi di aggregazione, reti associative forti e percorsi personalizzati di accompagnamento.
Ma significa anche investire nella prevenzione: nella scuola, nella cultura, nei luoghi pubblici, nella partecipazione e nelle relazioni sociali.
Una città non è inclusiva solo quando interviene nell’emergenza, ma quando crea le condizioni perché tutte e tutti possano sentirsi parte della comunità.
Quello che dico sempre a tutti: a volte è difficile, soprattutto per le persone che non l’hanno mai fatto, salire le scale del Comune per venire a chiedere aiuto, ma davvero in questo periodo storico chiunque può trovarsi in un momento di bisogno ed essere in questa condizione o in povertà non deve essere considerata una vergogna o una colpa.
Chiedere aiuto è un diritto e da parte di questa amministrazione troverete sempre la massima disponibilità per trovare insieme delle soluzioni.”





