La vicena Keu offre l’occasione per una riflessione più ampia e approfondita sul rapporto tra politica, giustizia e responsabilità pubblica. Alla luce degli sviluppi più recenti, emerge con maggiore chiarezza la necessità di coniugare equilibrio, prudenza e rispetto delle persone coinvolte, soprattutto nelle fasi iniziali di indagini complesse e mediaticamente esposte.
Sulla questione interviene il primo cittadino di Peccioli Renzo Macelloni che in un comunicato stampa riporta:
“Ho appreso – riporta Renzo Macelloni – con soddisfazione che Ledo Gori, già capo di gabinetto del presidente Rossi, e Giulia Deidda, ex sindaca di Santa Croce sull’Arno, non sono stati rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Keu.”
“Questa notizia mi induce ad alcune riflessioni, anche alla luce del fatto che, fin dall’inizio di questa vicenda, ebbi modo di intervenire pubblicamente nell’aprile 2021 — e, devo dire, in una sostanziale solitudine — sostenendo la necessità di equilibrio, prudenza e rispetto per le persone coinvolte. Dissi, chiaramente, di essere garantisti e spiegai come molte delle persone coinvolte fossero per me oneste e innocenti.”
“Ora – aggiunge Macelloni – i fatti mi danno ragione. E questa convinzione, cinque anni fa, derivava non solo da una conoscenza personale, ma anche da una lettura attenta di tutte le notizie che erano uscite, al tempo, sugli organi di informazione in merito a questa inchiesta.”
“Credo sia oggi utile soffermarsi su due aspetti fondamentali: il ruolo della politica e quello della giustizia. Sul piano politico, è necessario essere chiari: in questa vicenda la politica, e in particolare il Partito Democratico di cui faccio parte, non fu all’altezza. Nel momento più difficile, quello dell’esplosione dell’inchiesta, è mancata una posizione netta e responsabile.”
“Un partito – scrive Renzo Macelloni – ha il dovere di scegliere: o difende con convinzione i propri amministratori, quando ritiene che non vi siano elementi sufficienti a metterne in discussione l’operato, oppure — al contrario — è esso stesso a chiedere un passo indietro, qualora ritenga che vi siano criticità tali da compromettere il ruolo istituzionale.”
“Non fare né l’una né l’altra cosa significa lasciare soli i propri amministratori e, allo stesso tempo, perdere credibilità agli occhi dell’opinione pubblica. Ed è esattamente ciò che è accaduto. Lasciando che la magistratura svolgesse, di fatto e suo malgrado, un ruolo politico.Il secondo tema riguarda i tempi e le modalità della giustizia.”
“Lo dico con chiarezza: – scrive il sindaco di Peccioli – ho votato convintamente “no” al recente referendum sulla giustizia, sia stando al testo che al contesto, perché ritenevo e ritengo che non si debba indebolire il ruolo della magistratura, che rappresenta un presidio fondamentale di legalità e controllo democratico.” Renzo Macelloni continua: “Proprio per questo, però, credo sia legittimo e doveroso sollevare una riflessione: i tempi della giustizia, in casi come questo, risultano troppo lunghi e difficilmente giustificabili.”
“Non è accettabile che una persona esposta pubblicamente debba attendere anni — in questo caso quasi cinque — per arrivare a un esito di non luogo a procedere. Indipendentemente dall’esito finale, un tempo così prolungato produce conseguenze rilevanti sul piano umano, politico e reputazionale.”
“Alla magistratura va il massimo rispetto, ma proprio in nome di questo rispetto è necessario che anche essa continui a interrogarsi sulla qualità e sulla tempestività della propria azione.”
Così conclude il sindaco Renzo Macelloni: Perché la credibilità delle istituzioni si fonda anche sulla capacità di garantire tempi ragionevoli e comportamenti adeguati alla delicatezza delle vicende trattate.
IL SINDACO Renzo Macelloni





